La pandemia non deve ostacolare le terapie oncologiche. Per questo, l’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) ha attivato fin dal mese di marzo una serie di misure per la prevenzione della diffusione del virus all’interno dell’Ospedale, con l’obiettivo di garantire alle persone l’accesso e la permanenza in sicurezza. Ora, con il riacutizzarsi dell’emergenza, le misure sono state rafforzate. «Tutte le nostre azioni hanno come comune denominatore la prevenzione dei contagi all’interno dell’Istituto – ribadisce Marco Votta, Presidente INT –. Abbiamo il dovere di proteggere i nostri pazienti con cancro, la cui malattia li rende particolarmente vulnerabili alle complicazioni in caso di infezione».
«I pazienti all’ingresso sono indirizzati a seguire un unico percorso, con passaggio obbligato dalla zona-filtro e rilevazione della temperatura corporea attraverso termometro a infrarossi, sostituzione della mascherina con una nuova sterile e lavaggio delle mani con soluzione idroalcolica – spiega Oliviero Rinaldi, Direttore Sanitario INT –. In caso di rilevazione di una temperatura corporea oltre i 37,5°C, la persona viene sottoposta al tampone e, in caso di positività, viene rimandato a domicilio. Il tampone molecolare viene eseguito anche in caso di ricovero per intervento chirurgico, oppure se sono necessarie prestazioni importanti, come la chemioterapia. In caso di positività al virus SARS-CoV2, il paziente rimane in carico a INT, e questo significa che non perde le sue possibilità di essere curato in Istituto, ma le terapie oncologiche vengono procrastinate alla risoluzione della malattia infettiva. Nel frattempo, come da prassi, il paziente viene messo in isolamento domiciliare, oppure viene ricoverato in un Centro COVID, in base alle decisioni del suo medico curante».
Il passaggio dalla zona-filtro è obbligatorio per tutti, anche per il personale INT, al fine di mantenere l’ospedale protetto e allontanare il rischio dei tanto temuti focolai.
«I dipendenti a contatto coi pazienti vengono sottoposti anche a uno screening regolare – continua Stefano Manfredi, Direttore Generale INT –. Si tratta di un Programma di Sorveglianza Sanitaria che prevede l’esecuzione di tamponi ogni 15-20 giorni e che consente di identificare operatori positivi asintomatici, che vengono esonerati dal servizio e posti in isolamento domiciliare».
L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nel mese di marzo è stato designato dalla Regione Lombardia quale Hub oncologico per accogliere pazienti negativi all’infezione da Covid-19 provenienti dagli altri ospedali lombardi che, a causa dell’emergenza, devono incrementare i posti letto per i malati Covid-positivi.
(ph: istitutotumori.mi.it)




