Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid, infermieri: «Dopo 6 anni lavoriamo come se ci fosse ancora»

Da Bergamo il ministro Zangrillo ricorda il dramma della città-simbolo della Pandemia. E Nursind denuncia: "Ecco cosa manca"

18 Marzo 2026 a cura di
Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid, infermieri: «Dopo 6 anni lavoriamo come se ci fosse ancora»

Sei anni dopo, il 18 marzo l’Italia ricorda le vittime della pandemia di coronavirus e le immagini choc, diventate simbolo della tragedia, che riprendevano la fila di camion militari che attraversavano Bergamo, carichi di bare. La giornata nazionale è stata istituita un anno dopo, nel 2021: in giornata sono previste bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici e commemorazioni in tutto il Paese.

IL MINISTRO ZANGRILLO: “UNITI IN RICORDO DELLE VITTIME”

“Oggi Bergamo è, per tutti noi, un luogo della memoria nazionale. È il nome di una città che coincide con un tempo che credevamo impossibile da attraversare: un tempo in cui tutto si è fermato, ma il dolore no”. Lo ha dichiarato il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, intervenendo oggi a Bergamo alle celebrazioni della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di Coronavirus.
Nel suo intervento, il ministro ha ricordato il significato della ricorrenza del 18 marzo per rendere omaggio alle vittime della pandemia e custodire la memoria di una delle pagine più dolorose della storia. “È il giorno in cui l’Italia sceglie di fermarsi e ricordare chi non c’è più, chi ha lasciato un vuoto che non si colma”.
Zangrillo ha richiamato l’immagine che ha segnato la memoria collettiva del Paese e che resta simbolo di quei giorni drammatici. “Il 18 marzo 2020 resterà inciso nella memoria di questa città, dell’Italia e del mondo intero. Quella sera abbiamo visto un’immagine che nessuno potrà dimenticare: i carri militari in fila, nel silenzio irreale, a scortare decine di feretri fuori da Bergamo”.

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GRAZIE A CHI NON SI È FERMATO

Nel suo intervento Zangrillo ha voluto ringraziare tutte le donne e gli uomini che, nei mesi più difficili della pandemia, hanno continuato a servire il Paese: il personale sanitario, la Protezione civile, le Forze dell’ordine, i volontari e le donne e gli uomini della Pubblica amministrazione che hanno garantito continuità ai servizi essenziali anche nelle fasi più difficili dell’emergenza. Un pensiero particolare è stato rivolto ai sindaci e agli amministratori locali, “che in quei giorni sono stati il volto più vicino dello Stato alle comunità”, ha aggiunto Zangrillo.
“Se c’è un messaggio che Bergamo consegna all’Italia è questo: dal dolore si può uscire, ma non da soli. È questo l’impegno che, come istituzioni, rinnoviamo oggi: tenere viva la memoria e farne responsabilità, ogni giorno”, ha concluso il ministro.

CRI: “RICORDIAMO LE VITTIME E OMAGGIAMO CHI SI È PRESO CURA DEGLI ALTRI”

In occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus, la Croce Rossa Italiana si unisce al ricordo di tutte le persone che hanno perso la vita a causa del Covid-19. E’ quanto si legge in una nota di Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa Italiana.
“La pandemia ha segnato profondamente le nostre comunità. Davanti ad un nemico silenzioso e tanto difficile da affrontare, le Volontarie e i Volontari della CRI sono stati in prima linea fin dall’inizio dell’emergenza. Hanno offerto aiuto senza sosta, con coraggio e dedizione- ha detto Valastro- Hanno assistito i malati, sostenuto i più fragili e supportato le istituzioni. Alcuni di loro hanno pagato con la vita il loro impegno. Nella giornata di oggi ricordiamo le vittime del Covid-19: familiari, amici, colleghi che non ci sono più. E rendiamo omaggio a chi ha continuato a esserci, anche nei momenti più difficili: personale sanitario, medici, operatori e volontari che, con senso del dovere e responsabilità, davanti a questa grave crisi, scelsero di prendersi cura degli altri e di non lasciarli soli”.

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NURSIND: “MANCANO ANCORA ALL’APPELLO PIANO PANDEMICO, 1.700 POSTI IN TERAPIA INTENSIVA E 10 MILA INFERMIERI PER LE CASE DI COMUNITÀ”

“Inutile girarci intorno: sono passati sei anni e noi, spiace dirlo, non siamo ancora usciti dal Covid-19. Ci siamo dentro, nel senso che stiamo lavorando a tutti gli effetti in regime pandemico. Non un bel modo per ricordare e onorare le tante persone che ha pianto l’Italia durante l’emergenza”. A dirlo, in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime del coronavirus, è il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega.
“Basta scorrere le misure del decreto Milleproroghe da poco licenziato dal Parlamento per farsi un’idea: tanto per cominciare – spiega Bottega – c’è la proroga al 31 dicembre 2029 della norma emergenziale che permette l’esercizio temporaneo della professione di sanitario e socio-sanitario con titolo di studio conseguito all’estero, in deroga al riconoscimento da parte del ministero della Salute. Ciò significa che per altri 48 mesi si continuerà a esercitare senza dare la giusta e doverosa attenzione alla qualità delle cure. Che dire poi di un’altra proroga di peso quale ad esempio quella per gli incarichi ai medici specializzandi senza passare per i concorsi, come se veramente fossimo ancora nel pieno dell’emergenza pandemica?”, sottolinea Bottega.
“In una giornata come questa, inoltre, non possiamo non ricordare che il Piano pandemico non è ancora realtà e che l’Italia non ha affatto centrato l’obiettivo del potenziamento delle terapie intensive con i quasi 6mila nuovi letti aggiuntivi previsti. Siamo passati infatti dal decreto Rilancio del 2020, che aveva programmato la realizzazione nel giro di meno di un anno di 7.656 letti in più di terapia intensiva e sub-intensiva, agli obiettivi via via sempre meno ambiziosi del Pnrr, con l’asticella che si è abbassata a 5.922 posti letto complessivi in più (2.692 di terapia intensiva e 3.230 di semi-intensiva) come target minimo da raggiungere entro giugno di quest’anno. Un risultato che, tra l’altro, pare anch’esso difficile da realizzare se appena il mese scorso ne mancavano all’appello ancora quasi 1.700”.

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“Al dolore per le vittime mietute dal virus pure tra i nostri colleghi, infine, si aggiunge la beffa di una medicina territoriale che stenta a decollare. Ma davvero ci si illude ancora di farcela senza gli infermieri, visto che ne mancano all’appello 9.600 dei 20mila previsti per le Case della comunità? Ecco perché – conclude il segretario del Nursind – prima le istituzioni prendono atto che il Covid è finito da un pezzo e prima si cominceranno a programmare interventi strutturali, misure cioè che abbiano finalmente un respiro e un orizzonte non più emergenziali”.

Fonte: Dire
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