«Il femminicidio è un tema tragicamente attuale, che continua a suscitare un forte dibattito pubblico e mediatico. Tuttavia, credo ci sia una lacuna nella maggioranza delle analisi che, pur riconoscendo l’importanza del fenomeno, non approfondiscono a sufficienza le dinamiche psicologiche e psicopatologiche che ne sono alla base. Un vuoto che, se colmato, potrebbe contribuire a migliorare le strategie di prevenzione». A sostenerlo è lo psichiatra Giuseppe Bersani, già professore ordinario di Psichiatria alla Sapienza di Roma, criminologo clinico e psichiatra forense, intervistato sul tema in vista del convegno organizzato dalla Fondazione Roma Sapienza dal titolo “L’ultimo appuntamento: fattori di rischio e prevenzione nel femminicidio”, in programma giovedì 20 novembre.
«La discussione pubblica sul femminicidio è spesso ancorata a interpretazioni culturali, politiche e moralistiche – prosegue Bersani – che, sebbene assolutamente legittime, non sono sufficienti a spiegare in profondità il fenomeno. In particolare, il concetto di patriarcato, pur essendo un elemento culturale fondamentale nell’origine dei femminicidi, non può esserne considerato l’unica causa. Il patriarcato può influenzare le dinamiche di potere nelle relazioni, ma non è un fattore determinante in tutti i casi di femminicidio. La realtà, infatti, è che questi eventi sono, al di là della giusta risonanza mediatica, statisticamente rari e coinvolgono individui con caratteristiche psicologiche molto specifiche».
«Non si tratta di attenuare la responsabilità dell’aggressore – evidenzia lo psichiatra – ma di individuare profili psicopatologici che possano fungere da segnali di rischio. Il riconoscimento di questi profili potrebbe essere utilizzato come strumento di prevenzione, permettendo di intervenire prima che si verifichi l’irreparabile. L’obiettivo non è infatti naturalmente quello di giustificare gli omicidi, ma di sviluppare modelli scientifici per prevenirli». Un altro aspetto sollevato dal professore riguarda l’equilibrio delicato tra scienza e ideologia.
«Se da un lato è necessario studiare le dinamiche psicopatologiche implicate nel femminicidio, dall’altro vi è il timore che questo tipo di analisi possa portare a un abbassamento della responsabilità penale dell’autore del delitto». Bersani ribadisce quindi che, anche nel caso in cui si identificassero tratti psicopatologici, ciò «non dovrebbe compromettere il giudizio sulla capacità di intendere e di volere dell’individuo, che nella grandissima maggioranza dei casi viene giudicato pienamente responsabile delle sue azioni».
Ma qual è la tipologia di personalità degli uomini che commettono femminicidi? «Molte delle vittime di femminicidio sono donne che cercano di modificare la relazione, acquisendo maggiore autonomia – risponde alla Dire l’esperto – e questo rappresenta il fattore scatenante per una parte degli uomini che, incapaci di gestire la frustrazione, reagiscono in modo devastante. La rottura della relazione, quindi, per molti uomini rappresenta una minaccia insostenibile che li porta a sviluppare una rabbia incontrollabile, spesso culminante in un omicidio».
Bersani, inoltre, evidenzia come in molti casi gli autori di femminicidi non siano soltanto disposti a sopprimere la vita della loro partner, ma anche la propria. «Secondo alcune statistiche, circa il 30-40% degli autori di femminicidio si suicida subito dopo aver commesso l’omicidio – spiega – Questa reazione, apparentemente irrazionale, è il risultato di una disperazione profonda, sostenuta da sentimento misto di perdita e di rabbia, che porta questi uomini a non vedere un futuro oltre la rottura della relazione. L’idea che la fine di una relazione rappresenti per loro una fine totale, priva di alternative, è un aspetto fondamentale della loro psicologia».
Secondo lo psichiatra, il femminicidio «non è un atto impulsivo, ma il culmine di una serie di dinamiche relazionali complesse, in cui l’uomo non accetta di perdere il controllo sulla compagna, spingendosi fino alla violenza estrema». In conclusione, la chiave per affrontare efficacemente il femminicidio è un «approccio multidisciplinare che, in una valutazione generale del contesto culturale, unisca la psicologia, la psichiatria e la criminologia, senza tralasciare gli aspetti legali e forensi. Solo comprendendo a fondo le dinamiche psicologiche e le motivazioni degli aggressori sarà possibile sviluppare soluzioni efficaci per prevenire questa tragica realtà e garantire maggiore sicurezza alle donne».
Fonte: Dire
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