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Approfondimenti

VSalute a DOCTOR COVID. Ospite il dott. Ubaldo Lonardi, medico del lavoro

L'esperto: «Dentro l'azienda non c'è contagio, il virus viene portato da fuori»

9 Dicembre 2020

Oggi ospiti della puntata di DOCTOR COVID, format di Mondosanità, il dott. Ubaldo Lonardi, Medico del Lavoro e Medico Legale, e la giornalista Daniela Boresi, direttore responsabile di VSalute.it

 

«Questo secondo mini lockdown non ha avuto quel blocco totale (o quasi) che abbiamo vissuto con il primo, ossia un blocco che ha causato dei problemi devastanti per l’economica italiana e che per fortuna non si è ripetuto con la medesima modalità. Abbiamo nel frattempo imparato alcune cose fondamentali, tra cui quella che stabilisce come oggi sia possibile lavorare in sicurezza». Ha introdotto così l’incontro odierno, dedicato al tema del lavoro in tempi di Covid-19, il dott. Lonardi.

 

A seguire, Daniela Boresi ha presentato la situazione epidemiologica in Veneto: «Si sono verificati diversi ammassamenti nelle città in questo week-end e sino a ieri la gente si è recata in montagna. Abbiamo 346 persone nelle terapie intensive e 29 morti nelle ultime 24 ore. Il Veneto, come ha poi spiegato oggi il Presidente Zaia, regista un numero così elevato di contagia perché di fatto fa due tamponi, il rapido e il molecolare, quindi c’è un supertamponamento della popolazione rispetto ad altre Regioni».

 

Alla domanda inerente il comportamento che un dirigente deve assumere in caso di positività all’interno della sua azienda, il dott. Lonardi ha risposto: «In tal caso il datore di lavoro deve avere al suo interno già attivato un protocollo Covid specifico per la sua azienda. Oltre all’isolamento del dipendente, deve quindi tracciare quelli che possono essere stati i contatti a rischio, quindi stretti, all’interno dell’azienda. Una volta identificato tutto ciò, deve comunicare al sistema dell’Igiene Pubblica il tutto tramite il medico».

 

Ha spiegato ancora l’esperto: «Effettuiamo circa 2mila tamponi a settimana. Dentro l’azienda, data la mia personale esperienza, posso dichiarare che non c’è contagio. Nel senso che viene portato dall’esterno. E se si applica il protocollo, il virus non si diffonde. Spesso, purtroppo, si utilizzano mascherine non certificate e che non vengono correttamente indossate. Un’altra precauzione è quella di assicurarsi che vengano mantenute le distanze nelle aree ristoro e nelle mense, che sono i luoghi in cui spesso c’è più facile diffusione del contagio. Importante anche abolire le riunioni e le assemblee».

 

Il direttore di VSalute ha parlato invece di come sia cambiato radicalmente il lavoro del giornalista: «Molte redazioni hanno scoperto lo smart working e lo applicano ancora oggi. Ora si ha molta più paura dei contatti personali. Le interviste, ad esempio, si svolgono in maniera differente, le conferenze stampa quasi non esistono più o comunque si svolgono in modalità digitale».

 

Il dott. Lonardi ha poi affrontato un tema molto delicato in materia: «Inail inizialmente ha chiarito che tutti i casi di Covid all’interno dell’azienda dovevano essere considerati come infortuni. Ovviamente questo ha scatenato molte perplessità sull’argomento. Successivamente è stato chiarito che, eccetto per chi opera nei contesti socio-sanitari, la positivizzazione non rientra nell’area lavorativa»

 

Alla domanda se il tampone rapido, somministrato ai lavoratori, sia attendibile o meno, il medico ha risposto: «Nella mia esperienza solo pochissimi casi di tampone rapido non hanno confermato il molecolare, quindi posso affermare che il test rapido sia assolutamente attendibile».

 

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