Viaggi all’estero, il decalogo SIMIT per partire in sicurezza

Dalla prevenzione della malaria alla sicurezza alimentare: le raccomandazioni degli infettivologi per ridurre i rischi durante le vacanze

15 Luglio 2026 a cura di
Viaggi all’estero, il decalogo SIMIT per partire in sicurezza

Passaporto, assicurazione sanitaria, farmaci e vaccinazioni: prima di partire, anche la salute dovrebbe essere tra le priorità. A richiamare l’attenzione è la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), che ha diffuso un decalogo realizzato con il contributo della presidente Cristina Mussini e dell’infettivologo Antonio Cascio. Se molte malattie infettive sono ormai rare in Italia, continuano infatti a essere diffuse in diverse aree del mondo. Resta inoltre sempre attuale, anche durante le vacanze trascorse nel nostro Paese, il rischio di infezioni sessualmente trasmesse.

La prevenzione inizia prima della partenza

La prima regola è programmare il viaggio con anticipo. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di effettuare una consulenza di medicina dei viaggi tra le quattro e le otto settimane prima della partenza, pur sottolineando che un consulto può essere utile anche a ridosso del viaggio. Destinazione, durata del soggiorno, stagione, condizioni di salute e tipologia di vacanza incidono infatti sul livello di rischio e sulle misure di prevenzione da adottare. Il Ministero della Salute mette inoltre a disposizione l’elenco dei centri autorizzati per la vaccinazione contro la febbre gialla e per il rilascio del relativo certificato internazionale.

Vaccinazioni, malaria e protezione dalle punture

Prima della partenza è importante verificare di essere in regola con i richiami vaccinali di routine e valutare, insieme allo specialista, le vaccinazioni raccomandate o obbligatorie in base alla meta scelta. Per chi si reca in aree a rischio malaria, la chemioprofilassi deve essere prescritta dal medico tenendo conto della destinazione, delle resistenze del parassita ai farmaci e di eventuali interazioni con altre terapie. Anche chi proviene da Paesi endemici può aver perso nel tempo la parziale immunità acquisita. Fondamentale resta inoltre la protezione dalle punture di zanzara, principale strumento di prevenzione contro dengue e altre arbovirosi.

Potrebbe interessarti anche:  Milano-Cortina 2026: lo sport come cultura del benessere e della prevenzione

Il decalogo SIMIT

1 – Programmare il viaggio con anticipo. Prenotare una consulenza negli ambulatori di Medicina dei Viaggi o nei reparti di Malattie Infettive e verificare presso gli USMAF e i centri autorizzati eventuali obblighi, compreso il certificato per la febbre gialla.
2 – Controllare le vaccinazioni di routine. Verificare richiami e coperture contro morbillo, rosolia, tetano, difterite e Covid-19; per le categorie indicate va considerata anche la vaccinazione contro lo pneumococco.
3 – Valutare vaccini specifici e rischio malaria. In base al Paese e alla durata del soggiorno possono essere indicati i vaccini contro epatite A, febbre tifoide, meningococco, colera, encefalite giapponese o rabbia. La profilassi antimalarica deve essere prescritta su misura.
4 – Difendersi dalle zanzare. Usare repellenti cutanei, zanzariere e, quando possibile, ambienti climatizzati per proteggersi da malaria, dengue e altre infezioni trasmesse da vettori.
5 – Preparare un kit sanitario. Portare sali reidratanti, materiale per medicazioni e terapie abituali nelle corrette condizioni di conservazione. Farmaci contro la diarrea e antibiotici devono essere prescritti con istruzioni precise: le resistenze rendono i fluorochinoloni inadatti in diverse aree. Utile anche un’assicurazione sanitaria.
6 – Fare attenzione a cibo e bevande. Preferire acqua sigillata, evitare ghiaccio di provenienza incerta e consumare con prudenza alimenti crudi, soprattutto pesce e crostacei.
7 – Proteggere se stessi e il partner. Il preservativo esterno o interno riduce il rischio di Hiv e di altre infezioni sessualmente trasmesse, tra cui gonorrea, sifilide, herpes genitale e Hpv.
8 – Valutare PrEP e PEP contro l’Hiv. La profilassi pre-esposizione (PrEP) va concordata con uno specialista; esistono regimi differenti e non soltanto quello quotidiano. Dopo un’esposizione a rischio, la PEP deve iniziare il prima possibile, idealmente entro 24 ore e comunque non oltre le 72 ore.
9 – Vivere la sessualità con consapevolezza. Alcol e sostanze possono ridurre la capacità di valutare i rischi; in presenza di partner occasionali è fortemente raccomandato l’uso del preservativo.
10 – Non trascurare il vaccino anti-Hpv. È raccomandato per ragazze e ragazzi e può essere valutato anche in età adulta. La protezione riguarda entrambi i sessi e contribuisce a prevenire tumori della cervice uterina, del pene, dell’ano e del distretto testa-collo.

Potrebbe interessarti anche:  Salute sessuale, l’andrologo La Pera: «serve un approccio integrato, non solo diritti e parità»

Anche il rientro richiede attenzione

La conclusione del viaggio non coincide necessariamente con la fine dei possibili rischi sanitari. La comparsa, nelle settimane successive al rientro, di febbre, diarrea persistente, ittero, eruzioni cutanee o disturbi genitali deve indurre a rivolgersi al medico, indicando con precisione i Paesi visitati, le date del soggiorno, le vaccinazioni effettuate e le eventuali profilassi assunte. In particolare, dopo un viaggio in un’area malarica, la febbre non deve mai essere sottovalutata. Lo stesso vale per eventuali esposizioni sessuali a rischio: diverse infezioni possono decorre senza sintomi, ma una diagnosi tempestiva consente un trattamento precoce e riduce il rischio di complicanze.

(Ph. Shutterstock)