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Cultura

Veneto: patto tra Zaia e Ministero della Cultura

"Preservare il paesaggio, ma serve ordine" afferma il presidente della Regione

11 Novembre 2022

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, hanno firmato oggi a Venezia un protocollo d’intesa, accompagnato da un disciplinare attuativo, per il completamento delle attività per l’elaborazione del Piano paesaggistico regionale. Si tratta in sostanza di uno strumento per l’elaborazione congiunta del Piano paesaggistico regionale, che prevede due stralci. Il primo, che andrà approvato mediante una variante al Prtc del 2020 con una specifica considerazione dei valori paesaggistici, prevede il riconoscimento degli ambiti di paesaggio e degli obiettivi di qualità paesaggistica; l’attuazione del codice dei beni culturali e del paesaggio per ciascuno degli ambiti; l’attuazione del codice a eventuale completamento dell’individuazione delle aree gravemente compromesse e degradate. Il secondo stralcio riguarderà invece l’approvazione dei Piani paesaggistici regionali d’Ambito (Ppra) a copertura dell’intero territorio regionale, come integrazione del Ptrc del 2020 con considerazione specifica dei valori paesaggistici, a partire dal recepimento dei contenuti del primo stralcio.

Il protocollo prevede poi che Regione e ministero istituiscano un Comitato tecnico per il paesaggio, composto da esponenti ministeriali e regionali, che si occuperà dell’attuazione del protocollo, della verifica del rispetto del disciplinare attuativo, dell’individuazione delle risorse finanziarie, tecniche e organizzative necessarie. “Il Veneto è la Regione con il più alto numero di vincoli, 1.148, mentre la seconda ne ha forse 400…”, afferma Zaia. “Questo ci dice che abbiamo sostanza da un punto di vista culturale ma a un certo punto c’è bisogno di un po’ d’ordine”, continua il presidente. “Il nostro primo dovere è tutelare il paesaggio e i nostri beni, ma abbiamo anche il dovere di agire e modernizzare”, dichiara il ministro Sangiuliano, secondo cui il protocollo è “uno strumento d’uso grazie al quale tuteleremo sempre meglio e di più il paesaggio garantendo la modernizzazione e il progresso del Paese”. Perché “si tutela meglio il paesaggio, si tutela meglio il territorio, se si consente di fare ciò che è lecito fare”, e quindi è necessario che “cittadini, amministratori e operatori economici abbiano certezza di quello che si può fare e quello che non si può fare”, conclude.

 

Fonte: Dire

(ph. Imagoeconomica)

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