Tumore allo stomaco: oltre 1000 decessi in meno dal 2015

Solo 1 paziente su 3 sopravvive a cinque anni dalla diagnosi, per malnutrizione

17 Novembre 2020 a cura di
Tumore allo stomaco: oltre 1000 decessi in meno dal 2015

Grazie a cure più efficaci e innovative i tassi di mortalità per cancro gastrico previsti per il 2020 rispetto al 2015, registrano nel nostro Paese un calo mai avvenuto prima: -20% nelle donne e -11% negli uomini. Tuttavia questi importanti risultati rischiano di pregiudicare cure e anni di vita, ancora oggi solo un paziente su 3 sopravvive a 5 anni dalla diagnosi, per la mancanza di percorsi nutrizionali adeguati e di esperti di nutrizione clinica negli ospedali e sul territorio fin dalla diagnosi. A fare il punto sulla malattia giunge il “3° Seminario di Studi sulla Nutrizione nei Gastroresecati”, organizzato dall’Associazione “Vivere senza Stomaco, si può” Onlus, che ha riunito i maggiori esperti per discutere di alimentazione e tumore gastrico e pazienti e famigliari per testimoniare la propria esperienza di malattia.

 

Per Stefano Cascinu, professore di Oncologia Medica e Direttore del Dipartimento di Oncologia all’Università Vita e Salute, San Raffaele di Milano, ci sono diversi fattori positivi che hanno contribuito a una riduzione così importante della mortalità per cancro gastrico, «dall’innovazione nella terapia chirurgica e farmacologica, che ha aperto la strada ai nuovi trattamenti con immunoterapia, alla somministrazione di chemioterapia anche preoperatoria, che ha aumentato del 20% la possibilità di guarire dalla malattia in fase avanzata».

 

«Nel 2020 in Italia si registrano oltre 14.000 nuovi casi di tumore allo stomaco, ma per migliorare la sopravvivenza e raggiungere gli stessi risultati ottenuti per il tumore del seno e del colon-retto, grazie a programmi di screening che per questo tumore non ci sono per i numeri relativamente bassi delle nuove diagnosi, è necessario proseguire e rafforzare percorsi virtuosi – sottolinea Cascinu –. A cominciare dal lavoro di squadra di chirurghi, gastroenterologi, oncologi, nutrizionisti clinici ed endoscopisti, e da una maggiore attenzione anche a sintomi più lievi, che non vanno trascurati. Spesso infatti la gastroscopia è eseguita dopo mesi di trattamento con farmaci antiacidi contro il reflusso, tra i più consumati dagli italiani, che fanno diventare più morbida la mucosa e “annacquano” i disturbi premonitori della neoplasia, rischiando di nascondere piccole forme tumorali. Ciò può causare – conclude Cascinu – l’accertamento della malattia in fase più avanzata e dunque aumentare il rischio di mortalità. Sarebbe necessario invece cambiare la sequenza temporale ed eseguire prima la gastroscopia e poi passare al trattamento con antiacidi».

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Migliorare la qualità di vita e la sopravvivenza degli oltre 80.000 pazienti che non hanno più lo stomaco per colpa di un tumore gastrico, è dunque possibile ma la terapia migliore passa attraverso la migliore alimentazione per evitare inutili sofferenze e ostacoli ai percorsi di cura. «In questi ultimi anni, grazie anche al supporto delle associazioni dei pazienti, abbiamo assistito a una maggiore consapevolezza della centralità della nutrizione clinica, prima del tutto trascurata, che impattando sull’efficacia e tollerabilità delle cure può avere contribuito a ridurre la mortalità, anche se ancora mancano dati scientifici – dichiara Maurizio Muscaritoli, Presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (SINUC) –. Ma i bisogni nutrizionali dei pazienti sono ancora troppo sottovalutati e largamente insoddisfatti. Per i pazienti più fragili la nutrizione è una vera e propria terapia “salvavita”, ancora più necessaria in chi è sottoposto a gastrectomia per colpa di un tumore allo stomaco, perché alla malnutrizione comune a tutti i pazienti oncologici, si sommano le alterazioni dei processi della digestione. Il 40% interrompe così la chemioterapia perché troppo debilitato e il 20% non supera la malattia per le conseguenze della malnutrizione. Ecco perché – sottolinea Muscaritoli – è necessaria una valutazione specialistica da parte di un nutrizionista clinico, fin dalla prima visita oncologica, e una presa in carico globale del paziente che tenga conto di interventi di nutrizione clinica adeguati, attraverso quello che viene definito il percorso parallelo metabolico-nutrizionale per il malato oncologico».

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«Vivere senza stomaco è possibile, ma la malnutrizione è sempre in agguato e può uccidere. Abbiamo carenze di vitamina B12, ferro, vitamina D e importanti sbalzi glicemici che vanno da 30 a 300 – aggiunge Claudia Santangelo, presidente Associazione “Vivere senza Stomaco, si può” Onlus –. Dopo la chirurgia i pazienti sono lasciati a se stessi e, nonostante accordi tra Stato e Regioni che prevedono la presenza di medici nutrizionisti nei centri oncologici, quasi mai è così e la gestione dell’alimentazione è tutta sulle spalle dei malati – precisa Santangelo – con una spesa considerevole che non tutti possono permettersi, rischiando di morire di fame. E non va meglio per l’accesso ai sensori per il monitoraggio della glicemia, indispensabili per il rischio concreto di coma e di ricovero ospedaliero, erogati gratuitamente soltanto in Emilia-Romagna. Per questo chiediamo con decisione la presenza del nutrizionista clinico in ospedale e sul territorio fin dalla diagnosi e la gratuità dei supplementi nutrizionali orali e dei sensori glicemici in tutte le Regioni. La nostra speranza è che si prendano a esempio esperienze virtuose, che a oggi sono sporadiche, per rispondere ai bisogni dei malati, purtroppo spesso dimenticati, anche a causa del loro numero relativamente basso. L’obiettivo è garantire ovunque, a tutti i pazienti, omogeneità ed equità di accesso alle cure».

 

«AIOM ha attivato già da anni tavoli di lavoro relativi al problema dell’alimentazione, sia come malnutrizione che come cattiva alimentazione – afferma Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM –. Sono stati prodotti documenti scientifici utili a sensibilizzare sia i colleghi oncologi su questi temi sia i pazienti. la gestione di questo importante problema rientra negli obiettivi programmatici di questo direttivo e sarà affrontata anche nel futuro» .

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«Fondazione AIOM continua il suo percorso di informazione a cittadini e pazienti con il “Quaderno sul carcinoma dello stomaco” e con un “Quaderno sull’alimentazione e nutrizione del paziente con carcinoma dello stomaco”, con diffusione “semplificata” del Piano Nazionale Esiti di Agenas, per favorire una fotografia dei centri a più alto volume di attività chirurgica per cancro gastrico – afferma Stefania Gori, presidente di Fondazione AIOM e Direttore del Dipartimento Oncologico-IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, Negrar di Valpolicella –. Senza dimenticare l’importanza di avere Reti Oncologiche Regionali attive in tutta Italia e PDTA per questa forma tumorale in tutte le Reti Oncologiche oggi sono presenti solo in Piemonte, Veneto e Campania. Diffondere queste informazioni, anche ai politici, permette la condivisione di obiettivi importanti che dovranno essere raggiunti grazie anche alla collaborazione delle Associazioni pazienti».

(ph: Shutterstock)