«Il nostro Paese nel complesso non è pronto alla telemedicina». A dirlo il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini TSRM-PTSRP, Alessandro Beux, nel corso di un’intervista rilasciata all’agenzia Dire. «Per poter compiere davvero l’opera di digitalizzazione della sanità, quindi anche di attuazione della telemedicina ̶ prosegue ̶ devono coesistere alcuni ingredienti: il primo è la disponibilità della risorsa tecnologica, che è pronta da molto tempo; il secondo è quello culturale, perché deve esserci una predisposizione delle persone ad adottare la tecnologia».
In questo senso, secondo Beux, va fatto un distinguo tra assistiti e professionisti sanitari: «Per quanto possa sembrare strano i primi hanno da subito risposto con maggior entusiasmo e disponibilità all’innovazione tecnologica ̶ fa sapere ̶ mentre chi ha generato resistenza sono stati i professionisti sanitari». Ogni cambiamento, d’altronde, genera una resistenza e per questo bisogna «mettere in atto dei meccanismi per i quali questa resistenza sia minimizzata ̶ dice Beux ̶ . Faccio un esempio storico: i luddisti andavano a distruggere i telai meccanici perché ritenevano che gli sottraessero il lavoro. Ma sappiamo bene come è andata: i luddisti hanno distrutto i telai meccanici ma i telai meccanici si sono imposti dando il ‘la” all’evoluzione tecnologica».
Il terzo elemento per attuare la telemedicina è quello organizzativo, dal momento che introdurre una «qualsivoglia innovazione all’interno di un contesto prevede inevitabilmente la revisione dei modelli organizzativi». E anche da questo punto di vista «l’Italia non è stata e non è ancora sufficientemente in grado di farlo, nonostante negli ultimi mesi ci sia stata una grande opera di sensibilizzazione». Infine il quarto elemento attiene alla dimensione contrattuale: «Bisogna coinvolgere le organizzazioni sindacali ̶ aggiunge Beux ̶ affinché prevedano strumenti contrattuali che siano sufficientemente flessibili da poter favorire l’adozione di questi modelli organizzativi».
La pandemia, a detta di molti, ha reso ancora più evidente l’importanza della telemedicina. Ma quali sono i reali vantaggi?
«La possibilità di separare e svincolare i dati e le informazioni consente di prendere decisioni che hanno una rilevanza clinica ovviamente da parte dell’equipe di professionisti sanitari ̶ risponde Beux alla Dire ̶ senza che questi siano necessariamente fisicamente di fronte alle persone assistite. Questo si traduce per esempio nella possibilità di proiettare verso zone disagiate i servizi ambulatoriali».
Beux fa quindi un esempio: «Una zona rurale, di montagna oppure un’isola potrebbero non avere un servizio di ambulatorio dermatologico, ma è possibile garantire a quei territori delle tecnologie che consentano agli operatori sanitari, non dermatologi, di acquisire immagini che vengono poi visualizzate dal dermatologo, laddove è presente fisicamente, e sulla base di questa sua prima valutazione prendere decisioni definitive o transitorie».
La scelta della telemedicina oggi risulta obbligata a causa dell’emergenza che stiamo vivendo. Secondo lei come si sarebbe affrontato il Covid con la telemedicina?
Sicuramente molto meglio, grazie a tutta un’attività di prevenzione che avrebbe evitato molti arrivi dei pazienti in ospedale. Quando si arriva in ospedale è perché abbiamo perso sul territorio, perché non abbiamo fatto la prevenzione che si sarebbe potuta fare e perché non abbiamo gestito ciò che si sarebbe potuto gestire prima sul territorio.
La Federazione TSRM-PSTRP, intanto, mette a disposizione i suoi professionisti e le loro competenze per implementare la telemedicina. Cosa vi aspettate dal futuro?
Ci aspettiamo che il decisore sostanzialmente faccia ciò che lo caratterizza, cioè che decida che è arrivato il momento, dal nostro punto di vista tardivamente, di adottare la telemedicina senza alcuna riserva e con l’accortezza che è dovuta consapevoli del fatto che non ci sono “panacee” e che neanche la telemedicina risolverà tutti i problemi, ma certamente è uno strumento potentissimo per prevenirne alcune patologie, gestirne delle altre e risolverne una grande quantità. Ci vuole solo un’opera di coraggio e spero che questo elemento di urgenza legato al Covid abbia dato quell’iniezione di fiducia e determinazione verso la telemedicina.
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