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Telemedicina: +78% nell’ultimo anno, con una media di 1 visita su 4

7 medici su 10 la utilizzano abitualmente

17 Settembre 2021

L’emergenza Covid ha accelerato la diffusione della telemedicina e le tendenze dimostrano che avrà un ruolo sempre più centrale nella sanità. In Italia, il 67% dei medici, negli ultimi 6 mesi, ha usato la telemedicina per relazionarsi con i propri pazienti. Mediamente i medici hanno dedicato il 19% del loro tempo ad attività di televisita/telemedicina. Durante il 2021, le persone che hanno sfruttato la telemedicina per interfacciarsi con il proprio medico sono stati, soprattutto, coloro che presentavano malattie che inducono «fragilità» quali: oncologiche, rare, malattie immunologiche, pazienti cronici con poli patologie, pediatriche e cardiovascolari.

 

È questo il quadro che emerge da un’analisi di Bhave. La ricerca è stata effettuata su un campione statisticamente rappresentativo di 500 medici e 1.016 cittadini residenti in Italia.

Il Coronavirus ha scardinato gli equilibri del Sistema Sanitario Nazionale e della vita quotidiana di ogni persona.

La telemedicina è proprio uno dei mutamenti più evidenti come dimostrato dai dati. Ma c’è ancora tanto da fare. Infatti, per il 71% dei cittadini italiani, «telemedicina» significa avere un contatto telefonico con il medico, un’accezione molto riduttiva rispetto alle potenzialità e alle modalità già in uso. Infatti, la telemedicina è un insieme di servizi sanitari forniti a distanza, tra medico e paziente e/o tra professionisti che comporta modalità di relazione e comunicazione medico-paziente (empowerment ed health literacy digitale) e necessità di competenze/conoscenze tecnologiche.

 

Ad oggi, nel dettaglio, risulta che il 67% dei medici utilizza abitualmente strumenti di telemedicina, nel 36% dei casi l’uso che ne viene fatto è per confrontarsi e consultarsi con altri colleghi, il 19% per attività di telemonitoraggio in tempo reale e il 14% per attività di televisita/videovisita. Le situazioni d’uso riguardano essenzialmente la gestione delle emergenze a distanza (88%), per avere una seconda opinione (77%) e per effettuare delle visite di follow up (59%).

«Ciò che emerge dalla nostra ricerca – dichiarano i conduttori della ricercaè uno scenario in cui la salute è sempre più liquida e instabile, sarà fondamentale attuare veloci ed efficaci processi di formazione e riqualificazione degli operatori sanitari così da essere in grado di rispondere in modo adeguato ai bisogni dei pazienti e ai cambiamenti organizzativi che sono in atto. Per questo le analisi comportamentali e predittive nel settore saranno cruciali».

 

Non a caso, il 74% degli operatori sanitari intervistati, sostiene che la riqualificazione delle proprie competenze è importante o molto importante per gestire con successo la riorganizzazione sanitaria che avverà nei 12-18 mesi a venire, ma solo il 10% afferma di essere pronto ad affrontare questa tendenza.

Ma, sempre i medici evidenziano alcuni ostacoli o difficoltà, per il 31%, infatti, ci sono ancora dei limiti di natura legislativi, organizzativi e procedurali, affinché la telemedicina si sviluppi al meglio delle sue potenzialità. A seguire, i medici, sottolineano la difficoltà di far comprendere il riconoscimento economico della prestazione a distanza e infine i problemi tecnologici e culturali/formativi, sia di coloro che devono erogare il servizio sia degli utenti finali.

 

Insomma, una strada ancora difficile da percorrere, quella della telemedicina, ma, di certo, la spinta ricevuta dall’emergenza Covid ne ha sottolineato l’importanza e l’inevitabile progressivo sviluppo e il suo ruolo da protagonista nel futuro prossimo.

 

(ph: Shutterstock)

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