«Ad oggi abbiamo 1.618 medici di base che fanno tamponi, quindi abbiamo il 59% dei medici di base, che ringrazio, impegnati su questo fronte. Abbiamo ricevuto adesione dal 92%, ma ad oggi è già attivo il 59%. Gli altri si stanno adeguando, stiamo migliorando giorno per giorno» ha dichiarato nel corso della conferenza stampa del 21 novembre, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia.
In riferimento alle dichiarazioni del Governatore, abbiamo intervistato il dott. Giovanni Leoni, Vicepresidente FNOMCeO e Presidente OMCeO Venezia.
Sulla base di quanto dichiarato dal Presidente Zaia, ci conferma quindi l’ampia adesione della categoria nell’eseguire i tamponi?
Non c’è mai stato alcun dubbio sull’aderenza dei medici di medicina generale sia alla campagna di vaccinazione che l’effettuazione dei tamponi.
Perché ad oggi solo il 56% è operativo e a cosa si deve quella minima percentuale di MMG non aderenti?
Si tratta di un problema organizzativo: solo il 45% circa dispone degli spazi appositi per ospitare separatamente i pazienti che devono effettuare il tampone, quindi probabili positivi, dagli altri che si recano in ambulatorio per il vaccino antinfluenzale, quindi a rischio. Altri MMG pur non potendo per la stessa motivazione, hanno comunque dato la disponibilità ad eseguirli in spazi adeguati e messi a disposizione dalle Ulss. Una minima parte, il 10% circa, non hanno potuto aderire per motivi fisici in quanto soggetti a rischio, ma comunque sono stati sostituiti da altri medici. Direi quindi che come adesione la si può considerare totale.
Quindi, possiamo affermare che il ritardo nell’adeguamento della restante parte dei MMG è legato alla consegna?
Per quanto riguarda la vaccinazione c’è un ritardo nella consegna da parte della Regione, poiché la campagna dev’essere in effetti completata, ma mancano i vaccini. Per quanto riguarda i tamponi le richieste a ciascun medico sono di 2/3 al giorno, quindi assolutamente assolvibili, ma appunto ci si è dovuti adeguare secondo le proprie personali esigenze. Si sono poi aggiunte delle polemiche in merito alla validità dei tamponi rapidi rispetto ai molecolari. Il Presidente Zaia si è quindi rivolto direttamente al Ministro della Salute e al CTS per superare questo problema. Sarebbe in effetti una soluzione importante se riferita al controllo massiccio sulla popolazione.
La sua opinione in merito all’attendibilità del test rapido?
Non sono un tecnico o esperto del settore. Da medico quindi mi affido ai miei consulenti, i quali devono avere una posizione comune. Quindi, mi auguro ci sia una sintesi riguardo i criteri di affidabilità per i test rapidi e anche per quelli in autosomministrazione. Il passaggio dal molecolare al rapido, il mio personale auspicio è che avvenga in tempi brevi.
Cosa pensa del reclutamento di veterinari e odontoiatri per effettuare i tamponi?
Il loro reclutamento, e le relative complicazioni, non sono un problema tecnico, ma istituzionale. E non da poco. Sono dei professionisti e hanno la capacità di poter fare questo gesto a seguito di un rapidissimo corso di formazione. Gli infermieri negli ospedali li eseguono, ad esempio. Il problema si pone sul fronte istituzionale in quanto si entra nell’esercizio abusivo per quanto riguarda i medici veterinari, e la cosa è vicendevole. Noi medici infatti non possiamo intervenire sugli animali, pur avendo le competenze per farlo. Queste sono regole, e anche difficilmente superabili. La stessa Federazione Nazionale degli odontoiatri, ad esempio, ha posto al Ministero della Salute il problema se, all’interno della stessa categoria professionale, tutti possono fare i tamponi. Questo in quanto, essendo classificato come atto medico, solo i laureati in medicina e chirurgia che abbiano conseguito la specializzazione in odontoitaria (vecchio ordinamento), possono compiere dei gesti al di fuori della bocca. Mentre gli odontoiatri puri (nuovo ordinamento) dovrebbero limitarsi solo alla bocca. Gli è quindi impedito di andare nel naso, cosa prevista dal tampone. Bisogna confrontarsi anche con le leggi vigenti, non è semplice.
Come si potrebbe ovviare a questo deficit?
Eventualmente utilizzando i medici neolaureati e iscritti all’ordine professionale giusto, che potrebbero essere quindi assunti a tempo determinato dalla Regione Veneto per rinforzare l’attività dei tamponi.




