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INTERVISTA

Seconda ondata Covid, Beretta Zanoni: «Gli effetti negativi ci saranno, ma non saranno così severi»

Il docente e partner Endevo: «Dal punto di vista prettamente economico, la situazione è più complessa rispetto a qualche mese fa»

21 Ottobre 2020

Andrea Beretta Zanoni è professore ordinario di Economia Aziendale e titolare della cattedra di Strategia e Politica Aziendale nell’Università degli Studi di Verona. È partner di Endevo, società di professionisti specializzata nella consulenza alle imprese con sede a Vicenza. Sull’emergenza Coronavirus e i relativi impatti sul tessuto economico e imprenditoriale ha realizzato diversi studi. Lo abbiamo intervistato per conoscere la sua opinione in merito alla seconda ondata pandemica e alle conseguenze sul sistema economico e le imprese.

 

Professore, forti della drammatica esperienza dettata dalla prima ondata pandemica e dal conseguente lockdown, volendo porre un confronto con quella in arrivo, vi sono delle differenze tra l’una e l’altra? Soprattutto, quali soluzioni potrebbero rivelarsi più adeguate per salvaguardare l’economia e al contempo la salute?

Dal punto di vista degli impatti nello scenario economico, per fare un confronto tra la prima e la seconda ondata, bisognerà vedere se la quest’ultima si dispiegherà realmente come poi in effetti in questo momento purtroppo sembra oppure avrà una portata più limitata. La prima ondata ha avuto la caratteristica di cogliere un po’ tutti di sorpresa, sia sul piano sanitario che di gestione del lockdown e delle azioni a sostegno. È stata caratterizzata fortemente da un effetto shock e quindi da un’impreparazione di base. La seconda dovrebbe essere diversa. L’esperienza fatta tra marzo e fine aprile dovrebbe aiutare in qualche maniera a trovare degli ammortizzatori e con questo mi riferisco alla gestione degli ospedali, dei malati sul territorio, tutti fattori per i quali nella prima ondata non è stato possibile prevedere nulla. Dal punto di vista prettamente economico, la situazione è più complessa perché l’impressione che si ha è che molte delle cartucce che si potevano sparare sono state sparate. Abbiamo capito che il lockdown generalizzato, o se vogliamo definirlo “totale”, sembra difficile da applicare perché la tenuta del tessuto economico potrebbe essere seriamente compromessa. L’alternativa a questo quindi sono dei lockdown più selettivi, focalizzati, che produrranno sì degli effetti negativi ma che non comporteranno delle implicazioni così severe come quello generale.

 

 

I sistemi economici e imprenditoriali risentono ancora fortemente di quanto subito a causa della prima ondata. Conseguenze dettate da ulteriori restrizioni, anche localizzate, andrebbero quindi a sommarsi negativamente a tutto questo?

Gli effetti della prima ondata sono in corso e lo saranno per molto tempo. Quello che è successo avrà un impatto duraturo perché incide su molti aspetti dell’organizzazione economica e anche dell’integrazione tra i diversi Stati. Peraltro, incide in maniera molto differente a seconda dei settori. Incide in modo differente anche tra imprese: difatti è dimostrato che alcune hanno reagito molto bene, altre per niente. Gli studi stanno dimostrando che in questo periodo le imprese che avevano un andamento positivo prima del lockdown stanno andando ancora meglio, mentre quelle che andavano male addirittura peggio. Quindi diciamo che la pandemia sembra quasi accelerare dei fenomeni che già c’erano. La lettura delle conseguenze di quanto successo in questi mesi è una lettura ancora tutta da fare. È chiaro che a livello macroeconomico conosciamo i dati e sappiamo quanto sarà importante la contrazione del PIL del 2020. Sappiamo quindi come i numeri impattano a livello delle singole imprese, e possiamo affermare che eventuali ulteriori lockdown anche localizzati porterebbero a conseguenze che si andrebbero ad aggiungere a quanto già abbiamo vissuto. Un impatto macroeconomico sarebbe ancora più duro e quindi immaginare un lockdown totale sarebbe quasi impossibile per tutti i motivi già citati.

 

 

A livello sanitario si è parlato di “modello veneto”. Questo ha inciso positivamente anche sul piano economico regionale?

Partendo dal dato sanitario, la complessità di questa pandemia rende a mio avviso non tanto il Veneto quanto l’Italia, forse addirittura l’Europa, da sole, inadeguate ad affrontare il problema. Quindi, non si tratta di ricerca a livello veneto. Peraltro, come anche i dati della seconda ondata rilevano, attenzione a parlare di differenze di attitudini tra regioni. Le variabili in gioco sono numerose e una regione che è stata meno colpita all’inizio potrebbe essere più colpita in questa seconda fase. Oltretutto ci sono regioni che sono state molto meno colpite del Veneto. Quindi, io suggerisco di fare attenzione prima di parlare di “modello veneto” perché poi si corre il rischio di dare per acquisiti dei risultati e dei successi che poi tali non sono. Per quanto riguarda il modello economico invece la sensazione che si ha, e che è condivisa da molti osservatori, è che molte aziende venete, in parte per la loro dimensione, in parte per la loro collocazione e anche in parte per una cultura della reattività, hanno reagito molto bene. Nei limiti del possibile, ovviamente. E credo che quando si potranno avere dei dati statisticamente più rilevanti, nel complesso si potrà attestare che molte aree economiche della Regione Veneto hanno ottenuto buoni risultati. Culturalmente l’impresa veneta tende a reagire bene, spinta dall’orgoglio, e molte imprese in certi settori infatti stanno andando meglio del 2019. Questo è l’aspetto più positivo che possiamo vedere in questo momento. È un giudizio che noi studiosi forniamo sulla base di alcune frequentazioni personali ovviamente e comunque la partita ad oggi è totalmente aperta. Non vuol dire che i problemi non ci siano quindi, è ancora tutto in gioco e non sappiamo come e con che durezza potrà arrivare la seconda ondata. Non abbiamo idea di quando il vaccino potrà effettivamente avere un effetto reale sulla popolazione e quindi è ancora tutto in itinere. Comunque, i risultati certamente sono più positivi di quanto mi sarei aspettato.

 

Nico Parente

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