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Scienza e farmaci

Sanità, Tacconelli: «In Italia infezioni ospedaliere non vengono contrastate correttamente»

La coordinatrice Eucic: «Sanzionare ospedali che non rispettano regole»

17 Novembre 2022

«In Italia la lotta alle infezioni ospedaliere non è effettuata in maniera corretta. Credo sia necessario un investimento in termini di educazione ma anche di sanzioni, che devono obbligare un ospedale ad avere alcune norme minime sotto le quali non si può scendere se l’ospedale deve rimanere aperto». A dirlo è Evelina Tacconelli, coordinatrice del Comitato europeo per il controllo delle malattie infettive (Eucic) e alla guida di Aifa-Opera, gruppo di lavoro dell’agenzia del farmaco sull’uso corretto degli antibiotici.

Tacconelli ha spiegato come nel nostro Paese sia necessario fare di più sul tema nel corso della conferenza stampa, oggi nella sede dell’Aifa, di presentazione della Settimana mondiale della consapevolezza antimicrobica promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità.

 

Per fare un esempio pratico «i dati sul lavaggio delle mani degli operatori sanitari, che si può quantificare attraverso il consumo di gel alcolico, deve essere immediatamente disponibile all’ingresso di un reparto. Perché lavorare bene sull’antibiotico e poi avere ricoveri in un ospedale che ha il 21% di aderenza alle norme obbligatorie di lavaggio delle mani, significa che non vinceremo mai la lotta. Per questo, come Eucic, sono favorevole a sanzioni obbligatorie, come succede in altri Paesi europei, dove ci sono controlli in ospedale all’improvviso. La prima volta c’è un richiamo formale, al secondo controllo c’è un secondo richiamo, al terzo controllo, se non ci sono miglioramenti, si chiude il reparto o l’ospedale. Questa secondo me è l’unica via in un Paese come l’Italia».

 

Tacconelli ha precisato che «ad oggi non esiste una lista pubblica degli ospedali che non seguono le prescrizioni contro le infezioni nosocomiali, perché non ci sono i controlli obbligatori», sottolineando che il solo numero delle infezioni ospedaliere delle singole strutture non è indicativo e non può essere pubblico «perché non tutte le infezioni sono prevenibili. Le stime ci dicono che si può prevenire il 60%. Se riuscissimo ad evitare queste sarebbe un grandissimo risultato», conclude.

 

Fonte: Adnkronos Salute

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