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Regioni e governo

Sanità, Speranza: «Bisogna investire di più sul SSN»

Il ministro della Salute: «Da un miliardo in più all'anno siamo passati a mettere 10 miliardi in tre anni»

5 Settembre 2022

«La lezione della pandemia è molto chiara e netta: bisogna investire di più sulla sanità pubblica, sul Servizio sanitario nazionale». Lo ha detto il ministro della Salute, intervenuto ai microfoni di “24 Mattino”, contenitore di Radio 24.

«Noi abbiamo iniziato a farlo  ̶  ha proseguito  ̶  e i numeri sono molto chiari: negli ultimi 10 anni si metteva, mediamente, un miliardo di euro in più all’anno sul Servizio sanitario nazionale. Quando sono diventato ministro, tre anni fa, c’erano 114 miliardi sul Fondo sanitario nazionale, oggi ce ne sono 124. Dunque, da un miliardo in più all’anno siamo passati a mettere 10 miliardi in tre anni strutturalmente sul Servizio sanitario nazionale. Poi ci sono, a parte, tutte le spese straordinarie dovute al Covid e tutti gli investimenti europei a partire dal Pnrr e dal Pon Salute. Bisogna fare e investire ancora di più nei prossimi anni  ̶  ha aggiunto Speranza  ̶  e, in modo particolare, valorizzare il nostro personale. Nel Pnrr ci sono tanti investimenti che vanno nella direzione di un rafforzamento del Servizio sanitario nazionale, il personale resta la questione decisiva».

 

«Proprio per quanto riguarda il personale  ̶  ha precisato  ̶  si mettevano, mediamente, cinque, seimila borse di specializzazione all’anno. Le borse di specializzazione in medicina sono quelle che servono a un laureato in medicina per entrare nel Servizio sanitario nazionale, perché si può lavorare nei nostri ospedali, nei nostri presidi sanitari solo se si ha una specializzazione, non basta la laurea in medicina. L’anno scorso  ̶  ha concluso  ̶  abbiamo messo 17.400 borse, l’anno prima 13.000. Questo significa che con 30.000 borse negli ultimi due anni abbiamo asciugato il cosiddetto “imbuto formativo”, ovvero questa platea di persone laureate in medicina, che però non potevano lavorare nel Servizio sanitario nazionale perché non avevano la borsa di specializzazione».

 

Fonte: Dire

(ph: Imagoeconomica)

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