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Vivere sani

Salute: italiani attenti a consumo sale, ma 40% ha più fattori di rischio cuore

E' quanto emerge dalla sorveglianza Passi nel biennio 2020-2021

3 Novembre 2022

Oltre la metà degli intervistati (56%) presta attenzione alla quantità di sale assunta a tavola, nella preparazione dei cibi e nel consumo di quelli conservati. Quasi otto persone su dieci (76%), inoltre, scelgono di usare il sale iodato.

Quanto al rischio cardiovascolare, legato anche al consumo di sale nell’alimentazione, il 41% del campione presenta almeno tre fattori di rischio cardiovascolare e appena il 2% risulta libero dall’esposizione a condizioni di rischio note. Sono questi, in sintesi, i principali risultati della sorveglianza Passi nel biennio 2020-2021.

 

IL CONSUMO DI SALE

L’uso consapevole del sale è più frequente fra le donne (61% vs 50% negli uomini), nelle persone più mature di età (raggiunge il 64% fra i 50-69enni vs 45% fra i 18-34enni), fra i residenti con cittadinanza italiana (56% vs 51% fra gli stranieri). Anche l’istruzione ha un ruolo: gli individui più istruiti, in particolare laureati, hanno un’attenzione maggiore all’impiego di sale nell’alimentazione. Nelle Regioni del Nord è maggiore l’attenzione al consumo di sale (62% vs 51% dei residenti nel Meridione). Il consiglio medico è, invece, uno strumento ancora poco utilizzato e in gran parte finalizzato al contenimento del danno. Infatti, mediamente tra le persone che hanno avuto un contatto con un medico o altro operatore sanitario nei 12 mesi precedenti l’intervista, una su quattro (25%) riferisce di aver ricevuto il consiglio su un utilizzo appropriato del sale nella dieta e, anche se si arriva al 56% fra le persone con ipertensione o insufficienza renale, queste percentuali non migliorano nel tempo. Relativamente al sale iodato, i dati evidenziano una consapevolezza che cresce nel tempo: il suo consumo veniva riferito dal 67% degli intervistati nel 2015 ed è aumentato al 78% nel 2021.

Sono le donne che utilizzano maggiormente il sale iodato (79% vs 73% degli uomini), le persone non in difficoltà economiche (78% vs 70% di chi riferisce di averne molte), più istruite (80% fra i laureati vs 67% fra chi ha al più la licenza elementare). Il suo consumo, inoltre, è maggiore tra i cittadini italiani rispetto agli stranieri (76% vs 68%), al Nord (82%) rispetto al Centro Sud (73%).

 

IL RISCHIO CARDIOVASCOLARE

Nello stesso biennio 2020-2021, PASSI ha rilevato che su 100 intervistatati 19 riferiscono una diagnosi di ipertensione, 19 di ipercolesterolemia, 34 sono sedentari, 25 fumatori, 43 risultano in eccesso ponderale e meno di otto persone consumano cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, come raccomandato. Inoltre, quasi il 5% degli intervistati riferisce una diagnosi di diabete. Complessivamente il 41% presenta almeno tre dei suddetti fattori di rischio cardiovascolare e solo una piccolissima quota (2%) risulta del tutto libera dall’esposizione al rischio cardiovascolare noto. Le malattie cardiovascolari comprendono diverse patologie gravi e diffuse (le più frequenti: infarto miocardico e ictus cerebrale), rappresentano la prima causa di morte nel mondo occidentale e hanno un notevole impatto in termini di disabilità.

 

Fonte: Dire

(ph: Shutterstock)

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