Quali visite fare per la fertilità maschile?

Percorso di valutazione della fertilità maschile tra visite, esami e segnali da monitorare

17 Febbraio 2026 a cura di
Visite essenziali per la valutazione della fertilità maschile

La fertilità maschile è un tema che riguarda molte coppie che cercano una gravidanza, ma spesso gli uomini arrivano tardi alla valutazione specialistica per imbarazzo, scarsa informazione o perché si pensa, erroneamente, che il problema sia quasi sempre “femminile”. In realtà, nel quadro dell’infertilità di coppia, il fattore maschile è coinvolto in una quota significativa dei casi e può essere indagato con visite ed esami ben codificati, generalmente poco invasivi e gestibili in tempi relativamente brevi.

Conoscere quali visite fare per la fertilità maschile, come si svolgono e quando è opportuno rivolgersi a un andrologo o a un centro dedicato permette di affrontare il percorso in modo più consapevole e sereno. Questa guida illustra i principali passaggi: dalla visita andrologica all’analisi del liquido seminale, dagli esami ormonali e genetici fino ai segnali che dovrebbero spingere a chiedere un consulto specialistico, senza sostituire il parere del medico ma offrendo una base informativa chiara e aggiornata.

Importanza della fertilità maschile

La fertilità maschile dipende dalla capacità dell’apparato riproduttivo dell’uomo di produrre spermatozoi in numero sufficiente, con buona motilità (capacità di muoversi) e morfologia (forma) adeguata, e di depositarli nelle vie genitali femminili durante un rapporto sessuale. Questo processo, chiamato spermatogenesi, avviene nei testicoli ed è regolato da un delicato equilibrio ormonale che coinvolge ipotalamo, ipofisi e gonadi. Alterazioni a uno qualsiasi di questi livelli possono ridurre la probabilità di concepimento, anche in presenza di rapporti regolari e di un apparato riproduttivo femminile sano.

Dal punto di vista della coppia, è importante sottolineare che l’infertilità non è “colpa” di uno dei due partner, ma una condizione che riguarda entrambi e che va affrontata insieme. Il fattore maschile può essere l’unica causa, coesistere con un problema femminile o rimanere non completamente spiegato nonostante gli accertamenti. Per questo, le linee guida internazionali raccomandano che la valutazione della fertilità includa sempre un’analisi approfondita anche dell’uomo, e non solo della donna, fin dalle prime fasi del percorso diagnostico.

Investigare precocemente la fertilità maschile ha diversi vantaggi: consente di identificare patologie trattabili (come il varicocele o alcune infezioni genitali), di correggere fattori di rischio modificabili (fumo, sovrappeso, esposizioni professionali), di programmare eventuali strategie di preservazione della fertilità in situazioni a rischio (per esempio prima di terapie oncologiche) e, quando necessario, di orientare la coppia verso tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) in modo più mirato. Ritardare la valutazione, al contrario, può allungare i tempi di ricerca della gravidanza e aumentare il carico emotivo.

Un altro aspetto spesso sottovalutato è che alcune condizioni associate a infertilità maschile possono rappresentare un campanello d’allarme per la salute generale dell’uomo. Disturbi ormonali, malattie metaboliche, patologie testicolari o sistemiche possono manifestarsi inizialmente con un calo della qualità del liquido seminale. Per questo, la valutazione della fertilità non è solo un “esame per avere figli”, ma anche un’opportunità per fare il punto sullo stato di salute complessivo e, se necessario, avviare percorsi di prevenzione e cura più ampi.

Visite andrologiche: cosa aspettarsi

La visita andrologica è il primo passo raccomandato per valutare la fertilità maschile. L’andrologo è il medico specialista che si occupa della salute dell’apparato genitale maschile e delle sue funzioni, inclusa la capacità riproduttiva. Durante la visita, il professionista raccoglie innanzitutto un’anamnesi dettagliata: storia clinica personale e familiare, eventuali malattie pregresse (come parotite in età puberale, traumi testicolari, interventi chirurgici), farmaci assunti, abitudini di vita (fumo, alcol, attività fisica), esposizioni lavorative o ambientali a sostanze potenzialmente tossiche per la fertilità.

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Una parte importante dell’anamnesi riguarda anche la sfera sessuale: frequenza dei rapporti, eventuali difficoltà di erezione o eiaculazione, dolore, calo del desiderio. Queste informazioni, sebbene talvolta imbarazzanti da riferire, sono fondamentali per orientare la diagnosi e vanno condivise con fiducia, sapendo che l’andrologo è tenuto al segreto professionale. Segue poi l’esame obiettivo, cioè la valutazione fisica: il medico osserva e palpa i testicoli, l’epididimo, il funicolo spermatico e il pene, alla ricerca di anomalie come varicocele, idrocele, noduli, differenze di volume tra i testicoli o segni di infezione.

In molti casi, la visita andrologica include anche la misurazione di parametri generali (peso, altezza, pressione arteriosa, circonferenza vita) e la valutazione di eventuali segni clinici di squilibri ormonali, come ginecomastia (aumento del tessuto mammario), riduzione della massa muscolare, distribuzione anomala dei peli corporei. Sulla base di quanto emerge, lo specialista può già formulare alcune ipotesi diagnostiche e proporre gli esami di primo livello più appropriati, come l’analisi del liquido seminale, gli esami ormonali o un’ecografia testicolare.

È utile arrivare alla visita preparati: portare con sé eventuali esami già eseguiti, referti di interventi chirurgici, elenco dei farmaci assunti e, se possibile, avere un’idea dei tempi di ricerca della gravidanza e di eventuali problemi notati nel corso dei mesi. In alcuni casi, l’andrologo può suggerire anche un colloquio di coppia, per integrare le informazioni sulla partner e coordinare il percorso diagnostico con il ginecologo o il centro di fertilità. Questo approccio multidisciplinare aiuta a evitare esami ripetuti o non necessari e a costruire un piano condiviso e realistico.

Analisi del liquido seminale

L’analisi del liquido seminale, o spermiogramma, è l’esame di laboratorio di riferimento per valutare la fertilità maschile. Consiste nello studio, al microscopio e con metodi standardizzati, di diversi parametri del seme: volume dell’eiaculato, concentrazione di spermatozoi per millilitro, numero totale di spermatozoi, percentuale di spermatozoi mobili (motilità), qualità del movimento (progressivo o meno) e morfologia, cioè la percentuale di cellule con forma normale. In alcuni casi si valutano anche altri aspetti, come la presenza di cellule infiammatorie, l’aspetto del plasma seminale e il tempo di liquefazione.

Per ottenere un risultato attendibile, è fondamentale seguire le indicazioni del laboratorio riguardo al periodo di astinenza sessuale (di solito alcuni giorni) e alle modalità di raccolta del campione, che avviene per masturbazione in un contenitore sterile. Il campione deve essere analizzato entro tempi precisi dalla raccolta, motivo per cui spesso viene prodotto direttamente in una stanza dedicata del laboratorio o del centro di fertilità. In caso di difficoltà a ottenere il campione in questa modalità, è importante parlarne con il medico, che potrà valutare soluzioni alternative o supporti specifici.

I risultati dello spermiogramma vengono confrontati con valori di riferimento internazionali, ma è essenziale ricordare che un singolo esame non basta quasi mai per definire in modo definitivo la fertilità di un uomo. La produzione di spermatozoi può variare nel tempo per molte ragioni (stress, febbre recente, infezioni, cambiamenti nello stile di vita), per cui spesso si raccomanda di ripetere l’analisi a distanza di alcune settimane o mesi, soprattutto se il primo referto mostra alterazioni. Inoltre, anche con parametri apparentemente normali, la fertilità non è garantita al 100%, così come valori ridotti non escludono del tutto la possibilità di concepimento spontaneo.

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In base all’esito dello spermiogramma, l’andrologo può richiedere approfondimenti specifici: test di capacitazione degli spermatozoi, valutazione della frammentazione del DNA spermatico, colture per escludere infezioni, esami ormonali o genetici. È importante discutere i risultati con lo specialista, evitando interpretazioni autonome che possono generare ansia o false rassicurazioni. Lo spermiogramma, infatti, va sempre inserito nel contesto clinico complessivo dell’uomo e della coppia, tenendo conto dell’età della partner, del tempo di ricerca della gravidanza e di eventuali altri fattori di rischio.

Test genetici e ormonali

Gli esami ormonali rappresentano un tassello fondamentale nella valutazione della fertilità maschile, soprattutto quando lo spermiogramma mostra alterazioni significative o quando la visita andrologica fa sospettare un disturbo endocrino. Tra gli ormoni più frequentemente dosati ci sono FSH (ormone follicolo-stimolante) e LH (ormone luteinizzante), prodotti dall’ipofisi e responsabili della regolazione della funzione testicolare, il testosterone totale e libero, la prolattina e, in alcuni casi, gli ormoni tiroidei. Alterazioni di questi valori possono indicare problemi a livello dell’ipofisi, dei testicoli o di altri organi che influenzano indirettamente la spermatogenesi.

Per esempio, un FSH elevato associato a una bassa concentrazione di spermatozoi può suggerire un danno testicolare primario, mentre un testosterone molto basso può essere correlato a riduzione del desiderio sessuale, disfunzione erettile e calo della produzione di spermatozoi. La prolattina aumentata, invece, può interferire con la funzione gonadica e richiedere ulteriori indagini. Gli esami ormonali vengono eseguiti con un semplice prelievo di sangue e interpretati dall’andrologo alla luce del quadro clinico complessivo, evitando conclusioni affrettate basate solo sui numeri riportati nel referto.

I test genetici entrano in gioco soprattutto nei casi di gravi alterazioni del liquido seminale, come azoospermia (assenza di spermatozoi nell’eiaculato) o oligozoospermia severa (numero molto ridotto), oppure quando si sospettano condizioni ereditarie che possono influenzare la fertilità o essere trasmesse alla prole. Tra gli esami più utilizzati ci sono il cariotipo (studio del numero e della struttura dei cromosomi), la ricerca di microdelezioni del cromosoma Y e, in situazioni selezionate, l’analisi di geni specifici, come quelli associati alla fibrosi cistica.

La decisione di eseguire test genetici va sempre condivisa con lo specialista, che può proporre anche una consulenza genetica per spiegare il significato dei possibili risultati, le implicazioni per la salute dell’uomo e per eventuali figli, e le opzioni riproduttive disponibili. È importante comprendere che non tutte le cause genetiche di infertilità sono oggi note o identificabili con gli esami di routine, e che in una quota di casi la diagnosi rimane “idiopatica”, cioè senza una causa precisa individuabile. Tuttavia, quando indicati, i test genetici forniscono informazioni preziose per orientare il percorso di cura e le scelte di coppia.

Quando rivolgersi a un esperto

Stabilire il momento giusto per rivolgersi a un esperto di fertilità maschile è cruciale per non perdere tempo prezioso, soprattutto quando l’età della partner inizia a rappresentare un fattore limitante. In generale, si consiglia una valutazione specialistica se una coppia con rapporti sessuali regolari non protetti non ottiene una gravidanza dopo circa 12 mesi di tentativi; questo intervallo può ridursi a 6 mesi se la donna ha più di 35 anni o se sono presenti fattori di rischio noti in uno dei due partner. In presenza di segni evidenti di possibile problema maschile, è opportuno anticipare ulteriormente il consulto.

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Tra i segnali che dovrebbero spingere un uomo a rivolgersi a un andrologo rientrano: storia di criptorchidismo (testicolo ritenuto) non trattato o trattato tardivamente, interventi chirurgici a carico dei testicoli o dell’inguine, traumi scrotali importanti, infezioni genitali ricorrenti, diagnosi nota di varicocele, disturbi dell’erezione o dell’eiaculazione, riduzione marcata del desiderio sessuale, patologie endocrine o metaboliche (come diabete, ipogonadismo, malattie tiroidee). Anche chi sta per intraprendere terapie potenzialmente dannose per la fertilità, come alcuni trattamenti oncologici, dovrebbe essere indirizzato precocemente a un centro specializzato.

Un altro motivo per non rimandare la visita è la presenza di familiarità per alcune patologie testicolari o per infertilità maschile, che può suggerire una predisposizione genetica o ambientale. In questi casi, una valutazione preventiva permette di monitorare nel tempo la funzione riproduttiva e, se necessario, programmare interventi di preservazione della fertilità, come la crioconservazione del seme. È importante che anche i medici di medicina generale e gli altri specialisti coinvolti nella cura dell’uomo (per esempio endocrinologi, oncologi, urologi) siano sensibilizzati a indirizzare il paziente all’andrologo quando emergono elementi di sospetto.

Infine, non va trascurato l’impatto emotivo dell’infertilità maschile: senso di inadeguatezza, vergogna, ansia e tensioni di coppia sono frequenti e possono peggiorare la qualità della vita e la stessa funzione sessuale. Rivolgersi a un esperto significa anche avere accesso a un team multidisciplinare che, oltre agli aspetti medici, può offrire supporto psicologico e consulenza di coppia. Affrontare il problema in modo tempestivo, informato e condiviso aiuta a ridurre il carico di stress e a prendere decisioni più consapevoli sulle tappe successive del percorso riproduttivo.

In sintesi, la valutazione della fertilità maschile si basa su un percorso strutturato che parte dalla visita andrologica e prosegue, quando necessario, con esami del liquido seminale, test ormonali, indagini genetiche e strumentali. Conoscere in anticipo quali visite fare, come si svolgono e quando è opportuno richiederle permette agli uomini e alle coppie di non rimandare inutilmente il consulto, di interpretare meglio le informazioni ricevute e di collaborare attivamente con gli specialisti. Pur non sostituendo il parere medico, una buona informazione è il primo passo per tutelare la propria salute riproduttiva e affrontare con maggiore serenità un tema delicato come l’infertilità.

Per approfondire

Ministero della Salute – Fertilità maschile Panoramica istituzionale sulla fisiologia della fertilità maschile, sui fattori che la influenzano e sulle principali condizioni che possono comprometterla.

Ministero della Salute – Diagnosi di infertilità maschile Descrive in dettaglio il percorso diagnostico raccomandato, dalla visita andrologica allo spermiogramma, agli esami ormonali e strumentali.

Ministero della Salute – Varicocele Approfondisce una delle cause più frequenti di infertilità maschile, illustrando sintomi, diagnosi (incluso ecocolordoppler) e possibili conseguenze sulla qualità del liquido seminale.

Ministero della Salute – Preservazione della fertilità nell’uomo Spiega quando e perché considerare la crioconservazione del seme, in particolare in vista di terapie oncologiche o altre condizioni a rischio per la spermatogenesi.

Auxologico – Spermiogramma e analisi del liquido seminale Scheda divulgativa che illustra in modo pratico come si svolge lo spermiogramma, cosa misura e come prepararsi all’esame.