Psicanalisi, è morto Moustapha Safouan

È stato uno dei più importanti allievi di Jacques Lacan

9 Novembre 2020 a cura di
Psicanalisi, è morto Moustapha Safouan

È morto ieri a Parigi, all’età di 99 anni, lo psicanalista egiziano naturalizzato francese Moustapha Safouan, uno dei più importanti allievi di Jacques Lacan, alfiere dell’ortodossia lacaniana e autore di fondamentali studi sul complesso edipico. Si deve a lui la traduzione in arabo di “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud e “La fenomenologia dello spirito” di Friedrich Hegel.

 

Nato ad Alessandria d’Egitto il 17 maggio 1921, ha studiato a Cambridge e Parigi. Nel 1949 incontra Jacques Lacan e inizia la sua formazione psicanalitica. Safouan si è distinto per il suo apporto originale nel campo freudiano ed è stato una figura centrale nella storia del movimento psicanalitico, grazie anche alla sua appartenenza alla prima generazione degli allievi di Lacan.

 

Safouan è autore, tra gli altri libri, di “Studi sull’Edipo. Introduzione a una teoria del soggetto” (Garzanti, 1977) e di “La sexualité féminine dans la doctrine freudienne” (Seuil 1976). Nel 1968 ha pubblicato in Francia da Seuil un lungo saggio apparso anche in traduzione italiana, “Della struttura in psicanalisi. Contributo a una teoria della mancanza”, incluso nella raccolta “Che cos’è lo strutturalismo?” (Istituto Librario Internazionale, 1971). Con l’edtore Spirali ha pubblicato “Essere e piacere. Lo scacco del principio del piacere” (1980) e “Perché il mondo arabo non è libero. Politica della scrittura e terrorismo religioso” (2008).

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Quest’ultimo ha suscitato numerose polemiche, perché ha sostenuto che nel mondo islamico rimangono, estremamente forti, dei meccanismi di manipolazione e di esclusione sociale di natura linguistica. La lingua, più ancora che la religione, sarebbe pertanto un ostacolo alla democratizzazione del mondo arabo.

Secondo Safouan, il dualismo, strumentalizzato dal potere, tra lingua letteraria e dialetti locali, tra lingua sacra e vernacolo di uso quotidiano, permette ancora oggi alle élite di sfruttare le masse e di consolidare la struttura autoritaria del potere.

Fonte: Adnkronos