Pharmercure è una vera e propria piattaforma di delivery per farmaci, nata nel 2017 dall’idea di 6 studenti dell’Università di Torino. Un’idea, innovativa, trasformata in breve tempo in un vero e proprio business. L’impegno di Pharmercure è fungere da ponte tra la farmacia e l’utente.
Abbiamo avvicinato per l’occasione uno dei fondatori, Maurizio Campia, che ci ha presentato la startup.
Come nasce Pharmercure?
Il progetto nasce nel 2017 all’interno delle aule universitarie dell’Università di Torino, nel laboratorio “Startup Creation lab”. Abbiamo iniziato a lavorare ad un progetto per poter portare farmaci, anche con ricetta, rapidamente a domicilio e da lì si è concretizzata l’idea che tutt’ora rappresenta il core business di Pharmercure. Con la seconda metà del 2017 abbiamo deciso di fondare l’azienda e di partire con il nostro percorso imprenditoriale, senza alcuna esperienza pregressa in tal senso. Siamo partiti da zero e con l’inizio del 2018 ci siamo mossi verso Torino, strutturando lo sviluppo della piattaforma e chiudendo il primo round di investimento: da lì abbiamo ingranato la marcia giusta e la crescita è stata decisamente più rapida!
Siete quindi di fatto una piattaforma di delivery per farmaci?
Corretto, sì! Non siamo un e-commerce, per fare chiarezza in capo agli utenti/lettori. Sulla nostra piattaforma è possibile cercare per nome o per sintomo qualsiasi prodotto acquistabile in farmacia e scegliere ciò che serve, leggendone tutte le informazioni relative – noi abbiamo provveduto a digitalizzare il foglietto illustrativo – da lì potrà poi aggiungerlo al carrello. Una volta inserito l’indirizzo di consegna si sceglie una delle farmacie partner e si procede indicando se si vuole la detrazione fiscale, si inserisce digitalmente la ricetta, si inseriscono le eventuali note e si sceglie la fascia di consegna (solitamente mattina o pomeriggio, ci sono due fasce giornaliere) e si sceglie la modalità di pagamento (alla conferma dell’ordine da parte della farmacia o alla consegna) che si vorrà utilizzare; a seguito di ciò verrà generato un link di riepilogo. Questo è il flusso “standard”, infatti si può anche procedere al contrario: scegliendo quindi prima la farmacia e solamente poi i prodotti. Fase conclusiva è quella di check-out: quando si procede, l’ordine arriva alla farmacia. Quest’ultima gestirà tutto tramite un applicativo, denominato “back office”, dove gestisce tutte le informazioni del cliente, potendo mettersi direttamente in contatto con quest’ultimo. La farmacia, quindi, una volta accettato l’ordine farà partire la macchina della logistica. Pharmercure, non essendo un e-commerce, ha la possibilità di portare online anche i farmaci con ricetta, cosa che altrimenti sarebbe illegale in Italia: questo rappresenta una delle principali forze del nostro servizio e che ci differenzia da quello che è un contesto competitivo più affollato. In questo modo ci poniamo come un ponte tra il cliente e le farmacie, un collegamento a doppia via tra il paziente e il farmacista, ma anche viceversa.

Trattandosi comunque di farmaci, come vi siete organizzati sul fronte del trattamento dei dati personali?
Noi siamo nati con l’ingresso, nel 2018, della normativa GDPR nel mercato, quindi abbiamo da subito recepito quelle che erano tutte le direttive e, in particolare, noi trattiamo dati di carattere anagrafico e, ovviamente, anche di carattere sanitario relativi ai prodotti che acquista l’utente. Abbiamo una struttura dati che va a crittografare e decrittografare le due strutture in maniera separata, tra loro, quindi in un potenziale caso di attacco rendiamo più improbabile che questi dati finiscano nelle “mani sbagliate”. La responsabilità c’è sicuramente sul singolo dato, ma la maggior parte della responsabilità che abbiamo è dato dalla combinazione dei due, in quanto sono dati privati e sanitari. Quando l’utente è online, dà a Pharmercure la titolarità del trattamento dei dati e la farmacia che riceve l’ordine è responsabile del trattamento. Viceversa, quando è la farmacia a fare l’ordine (perché anche la farmacia può fare un ordine tramite il back office), per quel che riguarda i dati dei clienti, siamo noi i responsabili per il trattamento dei dati: Pharmercure ovviamente non cederà questi dati a terzi.
Domanda forse scontata, ma dovuta: voi operate solamente a livello nazionale o state puntando anche al mercato internazionale?
Ad oggi operiamo solo in Italia, ma non ancora a livello nazionale (siamo presenti in 25 comuni, divisi in 13 province). Con il 2021 puntiamo ad essere presenti in tutti i capoluoghi di provincia: abbiamo quindi, per ora, un orizzonte italiano, ma stiamo già pensando all’internazionalizzazione, anche se non è una cosa in cui convogliamo tutte le nostre energie. Sicuramente in futuro proveremo ad esportare il modello in alcuni paesi dell’UE, non quelli a cultura anglosassone dove il sistema sanitario ha una struttura molto diversa dalla nostra, ma in paesi come Spagna, Portogallo, Francia, Grecia.
Nel febbraio 2020, l’arrivo della pandemia, quanto ha accelerato il vostro business? E cosa pensate possa succedere nel breve periodo con l’arrivo della eventuale uscita da questa situazione?
L’anno scorso abbiamo quintuplicato il fatturato ed il numero di consegne, e sicuramente ciò è accaduto per via della situazione generata dalla Covid. Ovviamente ci sono stati tanti aspetti positivi, ma anche negativi: la pandemia ha fatto emergere una serie di errori che avevamo commesso in passato e stavamo commettendo, ma ci ha anche permesso di confermare il modello di business, il quale è rimasto lo stesso, migliorandosi. Soprattutto per quel che riguarda la gestione della pressione lavorativa, permettendoci di uscire molto più grandi soliti e maturi; accelerando da una parte la nostra curva di apprendimento, come imprenditori e team, e, dall’altra parte, la curva di gestione delle nostre tecnologie e soluzioni. Dal lato farmacie l’impatto è stato più determinante, in quanto si sono rese sempre più conto che le nostre soluzioni, ma in generale il mondo digitale, è un qualcosa che non può più essere ignorato e che la farmacia di oggi deve già attrezzarsi; lato utenti, invece, la situazione è diversa in quanto il recepimento è stato inizialmente molto forte, assestandosi poi su livelli più bassi, ma superiori a quelli del pre-pandemia.
Tra i prodotti più richiesti ci sono stati DPI o comunque quelli che possono essere gel, igienizzanti e quant’altro quindi?
Assolutamente sì, ed è stato evidente durante il mese di febbraio e la prima metà di marzo, quando l’approvvigionamento dei questi prodotti era una delle priorità più sentite. Noi però non abbiamo la ownership del prodotto finale che è in capo alle farmacie, le quali hanno i loro canali e facevano del loro meglio per soddisfare le richieste. Quindi ci siamo concentrati solo sul nostro core, ovvero il servizio a domicilio: soddisfare la domanda quotidiana era la nostra vera sfida.




