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Dall'Italia

Papa a Confindustria: «Condividere ricchezza per il bene comune»

Il pontefice agli imprenditori: «Condivisione è un altro nome della povertà evangelica»

12 Settembre 2022

«Si può essere mercante, imprenditore, ed essere seguace di Cristo, abitante del suo Regno». Ne è convinto il Papa, che durante l’udienza concessa, in Aula Paolo VI, ai partecipanti all’Assemblea pubblica di Confindustria, si è soffermato sulle condizioni che consentono ad un imprenditore di entrare nel Regno dei cieli: «è molto difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio. Difficile sì, ma non impossibile».

Il primo requisito per un buon imprenditore, secondo Francesco, è la condivisione: «La ricchezza, da una parte, aiuta molto nella vita; ma è anche vero che spesso la complica: non solo perché può diventare un idolo e un padrone spietato che si prende giorno dopo giorno tutta la vita. La complica anche perché la ricchezza chiama a responsabilità: una volta che possiedo dei beni, su di me grava la responsabilità di farli fruttare, di non disperderli, di usarli per il bene comune. Poi la ricchezza crea attorno a sé invidia, maldicenza, non di rado violenza e cattiveria».

 

«Nelle prime comunità esistevano donne e uomini non poveri; e nella Chiesa ci sono sempre state persone benestanti che hanno seguito il Vangelo in modo esemplare», ha ricordato il Papa citando imprenditori, banchieri ed economisti, come i beati Giuseppe Toniolo e Giuseppe Tovini. Per entrare nel Regno dei cieli, non a tutti è chiesto di spogliarsi come il mercante Francesco d’Assisi», ha puntualizzato il Pontefice: «Ad alcuni che possiedono ricchezze è chiesto di condividerle, perché la condivisione è un altro nome della povertà evangelica», come dimostra la comunione dei beni narrata dagli Atti degli apostoli.

 

(ph: Imagoeconomica)

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