Pap test o HPV test? Le differenze spiegate in modo semplice

Differenze tra Pap test e HPV test nello screening del tumore del collo dell’utero

19 Agosto 2026 a cura di
Pap test o HPV test? Le differenze spiegate in modo semplice

Pap test e HPV test sono due esami fondamentali per la salute ginecologica e per la prevenzione del tumore del collo dell’utero. Spesso vengono percepiti come “alternativi” o in concorrenza tra loro, ma in realtà fanno parte dello stesso percorso di screening: lavorano in modo diverso e in momenti diversi della vita, con l’obiettivo comune di individuare precocemente eventuali problemi, quando è più facile intervenire.

Capire che cosa misurano, come si svolgono, quando sono raccomandati e perché non è necessario ripeterli troppo spesso aiuta a vivere questi controlli con maggiore serenità. In questo articolo vedremo in modo semplice ma accurato che cos’è il Pap test, che cos’è l’HPV test, quali sono le principali differenze e perché entrambi sono strumenti chiave di prevenzione, insieme al vaccino contro l’HPV.

Cos’è il Pap test

Il Pap test, o esame citologico cervicale, è un test di screening che serve a individuare eventuali alterazioni delle cellule del collo dell’utero (cervice uterina) prima che possano trasformarsi in lesioni più serie. “Citologico” significa proprio che si analizzano le cellule: il campione prelevato durante la visita viene osservato al microscopio da un citologo o da un anatomopatologo, alla ricerca di cambiamenti sospetti. Non è un esame che “vede il tumore” già formato, ma soprattutto le lesioni precancerose, cioè quei cambiamenti cellulari che, se non trattati, nel tempo potrebbero evolvere.

Dal punto di vista pratico, il Pap test si esegue durante una normale visita ginecologica. La donna viene fatta accomodare sul lettino, il medico o l’ostetrica inserisce delicatamente uno speculum in vagina per visualizzare il collo dell’utero e, con una piccola spatolina e/o un “brush” (spazzolino morbido), raccoglie alcune cellule dalla superficie della cervice e dal canale cervicale. Il prelievo dura pochi secondi, può dare un lieve fastidio o senso di pressione, ma non dovrebbe essere doloroso. Molte donne lo descrivono più come un disagio o imbarazzo che come un vero dolore.

Una volta raccolto, il materiale viene fissato su un vetrino o in un liquido conservante (Pap test in fase liquida) e inviato al laboratorio. Qui le cellule vengono colorate e analizzate. Il referto può riportare un esito “negativo per lesioni intraepiteliali o malignità” (cioè normale) oppure descrivere varie tipologie di alterazioni, da quelle lievi e spesso transitorie a quelle più significative che richiedono approfondimenti. È importante ricordare che un Pap test “alterato” non significa automaticamente tumore: nella maggior parte dei casi indica solo la necessità di controlli più ravvicinati o di esami aggiuntivi.

Il Pap test è stato per molti anni il principale strumento di screening per il tumore del collo dell’utero e ha contribuito in modo decisivo a ridurne l’incidenza e la mortalità nei Paesi in cui è stato introdotto su larga scala. Oggi, nelle fasce di età più giovani, resta ancora un esame di riferimento, mentre nelle donne sopra i 30 anni viene progressivamente affiancato e in parte sostituito dall’HPV test, più sensibile nel riconoscere le infezioni da papillomavirus ad alto rischio che sono alla base della maggior parte dei tumori cervicali.

Cos’è l’HPV test

L’HPV test, spesso chiamato anche HPV-DNA test, è un esame che non guarda direttamente le cellule al microscopio, ma ricerca la presenza del materiale genetico (DNA) dei tipi di papillomavirus umano (HPV) considerati “ad alto rischio” per lo sviluppo del tumore del collo dell’utero. L’HPV è un virus molto diffuso, trasmesso principalmente per via sessuale: la maggior parte delle persone lo contrae almeno una volta nella vita. Nella maggioranza dei casi l’infezione è transitoria e viene eliminata spontaneamente dall’organismo, senza dare sintomi né problemi.

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Il problema nasce quando l’infezione da un tipo di HPV ad alto rischio persiste nel tempo: questa persistenza può favorire, in alcuni casi, la comparsa di alterazioni delle cellule della cervice che, se non riconosciute e trattate, possono evolvere in tumore nel corso di anni. L’HPV test serve proprio a identificare queste infezioni ad alto rischio. Il prelievo del campione è molto simile a quello del Pap test: durante la visita ginecologica si inserisce lo speculum e si raccoglie materiale dal collo dell’utero con uno spazzolino. La differenza è che, in laboratorio, il campione non viene osservato al microscopio, ma analizzato con tecniche di biologia molecolare per rilevare il DNA virale.

Un HPV test “negativo” significa che nel campione non è stato rilevato DNA dei tipi di HPV ad alto rischio ricercati dal test. Questo è un dato molto rassicurante, perché indica un rischio molto basso di sviluppare lesioni significative nei successivi anni. Per questo, nelle donne sopra i 30 anni, l’HPV test consente di allungare l’intervallo tra un controllo e l’altro rispetto al Pap test. Un HPV test “positivo”, invece, indica la presenza di un’infezione da HPV ad alto rischio, ma non significa automaticamente che ci sia un tumore o una lesione grave in atto.

In caso di HPV positivo, il passo successivo dipende dall’età, dal tipo di HPV rilevato e dall’organizzazione del programma di screening. Spesso viene eseguito un Pap test di triage sullo stesso campione o su un nuovo prelievo, per valutare se l’infezione ha già determinato alterazioni cellulari. In altri casi può essere proposta una colposcopia, cioè un esame più approfondito del collo dell’utero con uno strumento ottico che ingrandisce le immagini. Anche qui è fondamentale sottolineare che la positività all’HPV è frequente e, soprattutto nelle donne giovani, spesso transitoria: richiede attenzione e controlli, ma non è di per sé una diagnosi di tumore.

Quando farli

La domanda “devo fare il Pap test o l’HPV test?” trova risposta soprattutto nelle raccomandazioni dei programmi di screening organizzato dal Servizio Sanitario Nazionale. In Italia, lo screening per il tumore del collo dell’utero è offerto gratuitamente alle donne in una fascia di età che va indicativamente dai 25 ai 64 anni, con modalità che possono variare leggermente da Regione a Regione. Nella fascia 25–29 anni, il test di riferimento è generalmente il Pap test, proposto ogni 3 anni. Questo perché, nelle donne più giovani, l’infezione da HPV è molto frequente ma nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente, e un HPV test positivo potrebbe portare a molti allarmi e controlli inutili.

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Dai 30 ai 64 anni, invece, i programmi di screening stanno progressivamente introducendo l’HPV test come esame principale, con un intervallo di 5 anni tra un test e l’altro in caso di esito negativo. L’HPV test, infatti, è più sensibile del Pap test nel riconoscere le infezioni che possono portare a lesioni precancerose, e un risultato negativo offre una protezione prolungata nel tempo. In alcune aree, durante la fase di transizione, può essere ancora utilizzato il Pap test fino ai 64 anni, ma l’obiettivo delle linee guida è quello di passare all’HPV test come test primario nelle fasce di età più adulte.

Oltre ai programmi di screening organizzato, alcune donne scelgono di eseguire Pap test o HPV test privatamente, al di fuori degli inviti della ASL. È importante, in questi casi, confrontarsi con il proprio medico o ginecologo per evitare di anticipare troppo i controlli o di ripeterli a intervalli troppo ravvicinati, pensando di “fare di più”. Ripetere gli esami più spesso di quanto raccomandato non aumenta la sicurezza, perché il tumore del collo dell’utero si sviluppa in genere lentamente, ma può aumentare il rischio di falsi positivi, ansia e procedure invasive non necessarie.

Un altro dubbio frequente riguarda situazioni particolari: per esempio, che cosa fare in gravidanza, durante il ciclo mestruale o se non si sono ancora avuti rapporti sessuali. In gravidanza, il Pap test o l’HPV test possono essere eseguiti se indicato dal medico, ma spesso, se la donna è in regola con lo screening, si preferisce rimandare ai tempi abituali. Durante il ciclo, invece, l’esame è di solito rinviato perché il sangue può interferire con la lettura del campione. Per chi non ha mai avuto rapporti sessuali, il rischio di infezione da HPV è molto basso, ma la decisione di iniziare lo screening va comunque valutata con il ginecologo, considerando età, storia personale e linee guida vigenti.

Importanza della prevenzione

Pap test e HPV test sono strumenti di prevenzione “secondaria”: servono cioè a individuare precocemente lesioni o infezioni che potrebbero, nel tempo, portare allo sviluppo di un tumore del collo dell’utero. La prevenzione “primaria”, invece, mira a ridurre il rischio che il problema si presenti alla radice, e in questo ambito il protagonista è il vaccino contro l’HPV. La vaccinazione, offerta gratuitamente a ragazze e ragazzi in età preadolescenziale in base ai calendari regionali, riduce in modo significativo il rischio di infezioni da tipi di HPV ad alto rischio e, di conseguenza, di lesioni precancerose e tumori correlati.

È fondamentale però sottolineare che, anche per chi è vaccinata, lo screening con Pap test o HPV test resta importante. Il vaccino protegge contro i tipi di HPV più pericolosi e più frequentemente associati al tumore della cervice, ma non copre tutti i tipi esistenti. Inoltre, molte donne sono state vaccinate dopo l’inizio dell’attività sessuale, quando è possibile che l’infezione fosse già stata contratta. Per questo le linee guida raccomandano di aderire comunque ai programmi di screening, seguendo gli intervalli proposti per fascia di età, indipendentemente dallo stato vaccinale.

L’impatto dello screening organizzato sul tumore del collo dell’utero è stato molto rilevante: nei Paesi in cui è stato introdotto in modo capillare si è osservata una riduzione significativa sia dell’incidenza (nuovi casi) sia della mortalità. Questo perché le lesioni precancerose vengono intercettate e trattate prima che possano evolvere, e i tumori che comunque si sviluppano vengono spesso diagnosticati in stadi più precoci, quando le possibilità di cura sono maggiori. A livello individuale, aderire allo screening significa quindi aumentare le probabilità di intercettare eventuali problemi in tempo utile.

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Un altro aspetto importante della prevenzione è la corretta informazione. Molte donne rinunciano o rimandano il Pap test o l’HPV test per paura del dolore, per imbarazzo, per timore del risultato o perché non hanno ben chiaro a che cosa servano. In realtà, si tratta di esami rapidi, generalmente poco fastidiosi, che possono letteralmente salvare la vita. Parlare apertamente con il proprio medico o con l’ostetrica, chiarire i dubbi, chiedere spiegazioni sul significato dei risultati e sulle eventuali tappe successive aiuta a vivere il percorso di screening con maggiore consapevolezza e meno ansia.

In sintesi, Pap test e HPV test non sono esami “in competizione”, ma parti complementari di una stessa strategia di prevenzione, che comprende anche il vaccino e l’adozione di comportamenti sessuali consapevoli (per esempio l’uso del preservativo, che riduce ma non azzera il rischio di trasmissione dell’HPV). Seguire le raccomandazioni di età e periodicità, senza anticipare o ritardare troppo i controlli, è il modo più efficace per proteggere la propria salute cervicale nel lungo periodo.

Riassumendo, il Pap test analizza le cellule del collo dell’utero per individuare precocemente eventuali alterazioni, mentre l’HPV test ricerca la presenza del DNA dei tipi di papillomavirus umano ad alto rischio. Nei programmi di screening italiani, il Pap test è generalmente proposto alle donne più giovani, mentre l’HPV test diventa il test principale dopo i 30 anni, con intervalli più lunghi tra un controllo e l’altro in caso di esito negativo. Entrambi gli esami, insieme alla vaccinazione anti-HPV, hanno dimostrato di ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare un tumore del collo dell’utero, soprattutto se eseguiti con regolarità e secondo le indicazioni delle linee guida. Questo articolo è informativo e non sostituisce in alcun modo il parere di un medico.

Per approfondire

Ministero della Salute Portale istituzionale con sezioni dedicate alla salute della donna, ai programmi di screening oncologici e alle raccomandazioni aggiornate su Pap test e HPV test.

Screening tumore del collo dell’utero – Ministero della Salute Scheda specifica che illustra come funziona lo screening cervicale in Italia, con spiegazione del ruolo di Pap test e HPV-DNA test per fasce d’età.

FAQ screening tumori – Ministero della Salute Domande e risposte ufficiali su chi deve fare Pap test o HPV test, con quale periodicità e nell’ambito di quali programmi di prevenzione.

Screening cervicale – Epicentro ISS Pagina di epidemiologia che riporta dati italiani sulla copertura dello screening del collo dell’utero e chiarisce gli intervalli considerati adeguati per i controlli.

Istituto Superiore di Sanità Sito dell’ente tecnico-scientifico del SSN con materiali divulgativi e documenti di approfondimento su HPV, vaccino e prevenzione del tumore della cervice uterina.