Notti tropicali: fertilità maschile a rischio e calo della libido

L'esperto: le alte temperature compromettono la qualità degli spermatozoi, ma il fenomeno è reversibile

24 Luglio 2026 a cura di
Notti tropicali: fertilità maschile a rischio e calo della libido

Le temperature record e le ondate di calore sempre più intense di questa estate non mettono a rischio soltanto il benessere generale, ma possono avere conseguenze anche sulla salute sessuale e riproduttiva degli uomini. A lanciare l’allarme è il professor Claudio Giorlandino, direttore scientifico dell’Istituto di Ricerca Altamedica e presidente della Società Italiana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale (SIDIP).

Sotto accusa ci sono soprattutto le cosiddette “notti tropicali“, durante le quali il termometro resta elevato anche nelle ore notturne, impedendo all’organismo di disperdere il calore accumulato durante il giorno. Una condizione che può incidere in modo particolare sull’apparato riproduttivo maschile, poiché i testicoli sono progettati per funzionare a una temperatura inferiore rispetto a quella del resto del corpo.

Calo della libido immediato e danni alla fertilità nei mesi successivi

«Molti uomini – spiega il Prof. Giorlandino – riferiscono in questi giorni un calo del desiderio sessuale e della performance, ma non è il testosterone a diminuire improvvisamente. Il problema nasce soprattutto dalle notti tropicali: si dorme peggio, aumenta lo stress, cresce la disidratazione e l’organismo è più affaticato. Tutti fattori che riducono libido ed efficienza sessuale». Se il calo della libido è un effetto quasi immediato, le conseguenze sulla fertilità si manifestano invece con un ritardo di alcuni mesi. Le cellule staminali responsabili della produzione degli spermatozoi sono infatti particolarmente sensibili allo stress termico, che può provocare stress ossidativo e danni al DNA spermatico, riducendo numero, motilità e capacità fecondante degli spermatozoi.

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«Il dato più sorprendente è che il danno non si vede oggi, ma tra settembre e ottobre – sottolinea Giorlandino – La produzione di uno spermatozoo richiede circa tre mesi. Gli spermatozoi che saranno utilizzati in autunno sono quelli che oggi stanno subendo lo stress termico. Gli studi internazionali confermano che, a seguito di estati particolarmente calde, la concentrazione e la motilità degli spermatozoi possono subire un calo compreso tra il 20% e il 30%. Contestualmente, si registra un aumento della frammentazione del DNA spermatico, un parametro direttamente correlato a una minore probabilità di concepimento e a un maggior rischio di aborto precoce. Anche la temporanea riduzione del volume del liquido seminale, legata spesso alla disidratazione, rappresenta un segnale da non sottovalutare, per quanto transitorio rispetto al danno qualitativo».

Il fenomeno è reversibile: i consigli degli esperti

Nonostante il quadro desti preoccupazione, gli specialisti sottolineano che gli effetti del caldo sulla fertilità maschile sono generalmente reversibili. Una volta ristabilita una temperatura ottimale dei testicoli, la produzione degli spermatozoi tende infatti a tornare nella norma nell’arco di un intero ciclo di spermatogenesi, pari a circa tre mesi. «Se il testicolo torna a lavorare a una temperatura normale, nell’arco di un ciclo completo di spermatogenesi, circa tre mesi, la fertilità tende a recuperare», afferma l’esperto, che invita gli uomini ad adottare alcune semplici precauzioni.

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«Garantire una corretta idratazione e un riposo notturno adeguato. Evitare l’esposizione prolungata ad alte temperature, ambienti surriscaldati e saune. Considerare la stagionalità della fertilità maschile, specialmente per le coppie che stanno programmando una gravidanza o un percorso di Procreazione medicalmente assistita (Pma)».

Fonte: Dire
(Ph. Shutterstock)