Con l’avvento della Pandemia la Medicina del Territorio è tornata fortemente alla ribalta, mettendo in luce l’urgenza di istituzionalizzare un modello organizzativo di Assistenza sanitaria di prossimità in grado di rispondere alle esigenze sempre più complesse della salute dei cittadini. La figura del Medico di Medicina Generale che è stata ad oggi l’unica interfaccia del paziente, ora si deve inserire all’interno di un team multi-disciplinare che raggruppa e integra figure con ruoli, competenze, professionalità diverse.
Le iniziative e i progetti sperimentali, che sono stati realizzati ad oggi nell’ambito della Medicina del Territorio, mettono in luce la complessità ad attuare un Modello organizzativo-Tipo, che possa rispondere alle esigenze sempre più variegate dell’utenza e nel contempo fungere da collegamento con le strutture ospedaliere, creando quel fil rouge indispensabile per costruire dei percorsi di cura integrati.
La complessità deriva da vari fattori:
- Aspetti strutturali
Negli aspetti strutturali rientrano la dislocazione sul territorio degli spazi adibiti, il layout degli ambienti che vengono utilizzati, la definizione dei ruoli e delle competenze, la rete informatica, le modalità con cui il cittadino può accedere ai servizi etc.
Le strutture, che chiamiamo per comodità “unità funzionali”, sono generalmente dislocate qua e là sul territorio; sono infatti ancora poche quelle che raggruppano tutte le attività in un’unica sede (Medicina, Assistenza infermieristica, Front-office, Segreteria etc.) anche se sono state realizzate delle interessanti esperienze in proposito.
La formula dell’associazionismo fra i Medici di Medicina Generale, che va sempre più diffondendosi, esprime in sé il desiderio di collaborazione e condivisione, elementi indispensabili per avvicinarsi al concetto di un servizio che dovrà essere sempre più multidimensionale e integrato per rispondere alle esigenze e le peculiarità del territorio.
- Aspetti immateriali
Un peso determinante è rappresentato dagli aspetti immateriali. La interazione tra le varie personalità dei componenti del team, il modo di intrecciarsi delle competenze, i flussi comunicativi, l’approccio con gli utenti, sono aspetti intangibili ma determinanti per caratterizzare il servizio. Certo, il poter operare all’interno della stessa sede agevola lo scambio, ma non si può trascurare il fatto che occorra acquisire le giuste competenze comunicative (Life Skills) per permettere una vera integrazione dei ruoli, indispensabile per offrire un servizio di qualità.
- Le esigenze dei pazienti
I bisogni degli utenti, sempre più segmentati, devono essere rapportati al contesto socio-economico del territorio di appartenenza. In questi ultimi decenni è inoltre cambiato il concetto di Salute e Prevenzione e con esso il ruolo del paziente/utente che desidera partecipare sempre più attivamente al proprio percorso di cura, concetto espresso e sintetizzato dal termine empowerment che tratteggia una forma di scambio reciproco tra il paziente e il personale sanitario.
DALLE “UNITA’ FUNZIONALI” AL “TEAM WORKING”
Il modello organizzativo in uso nella maggior parte delle strutture sanitarie è governato da procedure e protocolli clinici; l’attività quotidiana è imperniata su una sequenza di azioni /interventi, distinti anche se correlati.
Pur riconoscendo la validità del modello che mira a garantire al paziente trasparenza e qualità dei servizi, tuttavia presenta delle criticità:
- Non genera osmosi di idee fra i vari componenti del team
- Tende a cristallizzare i rapporti, mantenendo i singoli componenti nella rete dei ruoli assegnati e delle procedure codificate.
- Le attrezzature, la tecnologia (sempre più diffusa con la Telemedicina), le procedure, i protocolli clinici, non possono rispondere da soli alle complesse e variegate esigenze dei pazienti, che non sono riconducibili solo alla malattia intesa in senso biologico (disease), in quanto interagiscono in modo determinante con la sfera emotiva. Il coinvolgimento attivo del paziente arricchisce il quadro clinico, offrendo una chiave interpretativa diversa della patologia (illness).
- Nella relazione che si instaura fra i vari componenti del team e verso il paziente prevale il concetto di informare più che comunicare. Informare significa, alla lettera, trasmettere i dati, portare a conoscenza, mettere al corrente. Le procedure e i protocolli clinici, per la loro peculiarità, generano dei flussi di informazioni che sono strutturati e documentati. Con il termine “comunicare” si esprime invece un’attività molto più complessa: si comunica quando si condividono idee, punti di vista, emozioni, cioè si mettono in comune esperienze e conoscenze, finalizzate a costruire una relazione.
IL TEAM
Il team è l’espressione di una struttura organizzativa aperta, dinamica, fortemente partecipativa. Sono i processi di contaminazione e di fertilizzazione incrociata tra le persone che lo compongono ad alimentare e far evolvere nel tempo le competenze distintive del team, a determinarne l’identità.
I componenti del team lavorano, crescono e si affiatano nel tempo. Gli obiettivi e i risultati raggiunti non derivano dalle azioni individuali, quanto dalla complementarietà e interazione delle competenze. L’efficienza e la vitalità del team vanno ricondotte, non solo alla razionalità organizzativa e alla copertura dei ruoli necessari, quanto alla qualità della relazione e della comunicazione che in qualsiasi setting assistenziale, rivestono un ruolo determinante.
In ambito comunicativo va sottolineata la necessità di costruire una piattaforma formativa per offrire a tutti i componenti del team gli strumenti e le metodologie appropriate (Life skills) di cui si sta parlando molto nel mondo sanitario.
I LABORATORI ESPERIENZIALI, IMPORTANTI MOMENTI DI CONDIVISIONE E CONFRONTO DEL TEAM
La percezione delle esigenze del paziente, elemento indispensabile per costruire un percorso di cura personalizzato, può scaturire solo dalla condivisione delle impressioni e delle informazioni che ogni componente del team acquisisce nella quotidianità.
Per sviluppare una conoscenza approfondita e dinamica del paziente (percezione condivisa) occorre far interagire una miriade di informazioni: da quelle formali (età del paziente, attività lavorativa, nucleo familiare, patologie etc.) a quelle informali (carattere, stile di vita, rapporti affettivi, identità sociale etc.).
È riduttivo infatti pensare di poter costruire un percorso di cura personalizzato da una sommatoria dei dati raccolti e contenuti nel software gestionale. Il paziente è una realtà complessa, multidimensionale, le sue esigenze vanno lette, interpretate e condivise, attraverso riunioni organizzate ad hoc.
Le riunioni di condivisione per la peculiarità che rivestono non possono contemplare un ordine gerarchico degli interventi, bisogna far fluire e irradiare le informazioni verso tutti i componenti del Team, disponendosi ad accogliere le idee degli altri. Bisogna inoltre tener presente che la relazione che si instaura all’interno del team è di fatto un’esperienza cha ha un carattere di irrepetibilità ed unicità.




