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Approfondimenti

L’importanza di “Comunicare per Bene” il volontariato

Nell'ambito di "Padova capitale europea del volontariato" una tavola rotonda su come comunicare il Terzo Settore

2 Ottobre 2020

Si è celebrata ieri, 1 ottobre 2020, la Giornata Europea delle Fondazioni, lanciata da Dafne (Donors and Foundations Networks in Europe), l’organizzazione che riunisce le associazioni di fondazioni del continente. Un’occasione unica per conoscere i 147.000 enti della filantropia istituzionale europei che annualmente stanziano complessivamente circa 60 miliardi di euro per sostenere e realizzare iniziative e progetti in diversi campi, dal welfare all’istruzione, dalla cultura all’ambiente.

 

Fondazione Cariparo, in collaborazione con il Centro Servizio Volontariato provinciale di Padova, nell’ambito di Padova capitale europea del volontariato ha scelto di promuovere e organizzare una tavola rotonda dal titolo “Comunicare per Bene”, con lo scopo di focalizzare l’attenzione su come il Terzo Settore comunica il proprio agire e su come i media lo veicolano. L’incontro si è svolto a Palazzo della Ragione e ha visto relatori Paolo Iabichino, direttore creativo e fondatore dell’Osservatorio Civic Brands con IPSOS Italia; Elisabetta Soglio, responsabile dell’inserto “Buone Notizie”- Corriere della Sera e Rossella Sobrero, Presidente Federazione Italiana Relazioni Pubbliche ed esperta di comunicazione sociale. L’incontro è stato moderato da Riccardo Bonacina, Founder and editorial coordinator della rivista Vita.

 

Ad avviare i lavori è stata proprio Elisabetta Soglio, che ha ripercorso il faticoso lancio del settimanale: «Ricordo che quando abbiamo presentato questo progetto, ossia di dedicare un appuntamento settimanale fisso dedicato al Terzo Settore, ha fatto molta fatica a passare al Corriere della Sera. Il primo passaggio quindi è stato far comprendere che era necessario accendere dei riflettori su questo settore, dove non è vero che tutto va male. Non va neppure tutto bene, ma è anche vero che ci sono molti esperimenti che stanno funzionando e che sono improntati al tema della coesione, della solidarietà, della cittadinanza attiva. Va bene raccontare le cose positive, ma bisogna anche in qualche modo rivendicare un’attenzione che non sempre questo mondo ottiene. Ovviamente non bisogna dimenticare di raccontare le buone pratiche, che sono significative soprattutto per i nostri ragazzi».

 

E se l’associazionismo e il volontariato grazie all’impresa di Buone Notizie hanno potuto ritagliarsi un appuntamento fisso tra le pagine del Corriere, nell’ambito di Padova capitale europea del volontariato non poteva mancare un riconoscimento all’operato di questi uomini e donne, soprattutto in piena emergenza Covid. A render loro omaggio è stato Emanuele Alecci, Presidente CSV Padova, che ha dichiarato: «Abbiamo intenzione di nominare tutti i volontari attivi durante il lockdown ambasciatori di Padova capitale europea del volontariato. È un piccolo gesto, ma credo significativo per questa città».

 

Paolo Iabichino ha invece presentato la sua analisi realizzata durante il lockdown dal titolo “Le parole infette”: «Sono abituato a maneggiare parole che molto spesso si corre il rischio di desemantizzare. Questo con la pubblicità è successo in maniera drammatica. Io mi riferisco alla pubblicità, ma lo stesso si può dire per la politica, il giornalismo…  Durante il lockdown mi sono trovato a riflettere su come rischiamo di perdere alcune parole, o meglio di perderne il segno più nobile, e ho redatto un inventario dalla A alla Z. Dobbiamo fare in modo che questo non avvenga, altrimenti diamo al Covid non solo i morti, ma gli consegniamo anche la lapide su alcune parole che invece dobbiamo continuare a tramandare nel segno più nobile. Durante il lockdown la parola “casa” era mostruosa. Eravamo in quella fase talmente concentrati sulle nostre priorità che a un certo punto abbiamo visto dei detenuti sui tetti delle carceri e ci siamo ricordati che ci sono le prigioni. Abbiamo quindi fatto dei nostri hobby, una parola così nobile, la priorità assoluta. Il ruolo della comunicazione, o di chiunque faccia il mio mestiere, credo sia quello di difendere con lo scudo le parole. È quello che fanno i grandi brand, le grandi aziende che tramandano attraverso le parole il proprio perché nel mondo. Ma nel momento in cui le grandi corporation si affacciano sui temi dell’inclusione, della solidarietà e la responsabilità sociale, la custodia delle parole si arricchisce da una parte, ma si intorbidisce dall’altra. Noi abbiamo la responsabilità di bonificare l’immaginario, semplicemente recuperando il significato delle parole».

 

«Siamo in un periodo in cui non è sufficiente il cambiamento. Stiamo vivendo un momento di metamorfosi   ̶  ha dichiarato Rossella Sobrero  ̶ . Si tratta di un cambiamento di vita, del modo di produrre, di vendere che deve andare a sradicare dei preconcetti o comportamenti sbagliati che riteniamo giusti per ignoranza perché manca una coscienza, un’informazione di come bisogna modificare le cose. Dobbiamo capire il valore di ciò che serve, anche delle parole. Per anni ho usato con timore il termine “sobrietà”; ora, invece, è un termine fondamentale se pensiamo al riciclo, al fatto che abbiamo preso coscienza di comprare solo quello che serve, del non spreco. Quindi è cambiato il concetto del consumo responsabile. Io credo che il Terzo Settore debba farsi sentire di più e meglio. Perché se il Terzo Settore dovesse fermarsi anche solo per un giorno totalmente proviamo a pensare a cosa succederebbe. Io sono una grande sostenitrice delle campagne di settore, per far capire cosa c’è dietro a questo straordinario mondo che è il volontariato».

Nicolo' Muraro

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