Rappresentano una delle maggiori novità del nostro Sistema Sanitario. Un vero e proprio anello di congiunzione tra la sanità ospedaliera e quella territoriale.
Le Case di Comunità nascono con un obiettivo semplice ma fondamentale: portare i servizi sanitari e sociosanitari più vicini ai cittadini, rendendoli facilmente accessibili e meglio coordinati.
Ma non sono semplicemente nuovi ambulatori, il loro ruolo è decisamente più complesso. In una Casa di Comunità lavorano insieme medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti, assistenti sociali e altri professionisti della salute e del sociale. Un’équipe multidisciplinare che collabora per offrire una presa in carico completa della persona, con particolare attenzione ai pazienti cronici, agli anziani e alle persone più fragili. La fragilità è diventata la patologia più impegnativa.
Ogni cittadino può trovare una risposta ad un bisogno sanitario, essere preso in carico, oppure inviato ad un servizio più mirato quando la richiesta è complessa.
Nelle Case di Comunità è possibile trovare attività di prevenzione, visite specialistiche, servizi infermieristici, percorsi diagnostici, educazione alla salute e orientamento ai servizi del territorio.
Non sono ospedali in miniatura, ma neppure dei semplici ambulatori.
L’obiettivo è rispondere ai bisogni di salute in modo tempestivo, evitando quando possibile accessi impropri al Pronto Soccorso e ricoveri ospedalieri non necessari.
Le prestazioni improprie rappresentano una vera e propria zavorra per il SSN.
In Italia si stima che tra il 20% e il 30% degli accessi ai Pronto Soccorso siano potenzialmente evitabili, cioè riguardino condizioni che avrebbero potuto essere gestite fuori dall’ospedale.
Un numero elevato di prestazioni che gravano economicamente sul SSN. In Italia ogni anno si registrano circa 18-20 milioni di accessi ai Pronto Soccorso, gli accessi impropri sono quindi circa dai 3,5-6 milioni.
In questo ambito le Case di Comunità diventano una risposta mirata.
La vera innovazione, però, non riguarda solo gli spazi o i servizi, ma il modello di assistenza. La Casa di Comunità mette al centro la persona e favorisce la continuità delle cure, accompagnando il cittadino lungo tutto il suo percorso di salute e creando un collegamento stabile tra ospedale, territorio e servizi sociali. Una sanità che “gira” attorno al cittadino.
In un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle malattie croniche, la medicina di prossimità diventa la risposta adeguata, non solo per una presa in carico efficace, ma anche per abbattere le liste d’attesa che restano uno dei problemi ancora insoluti per la nostra sanità a livello nazionale, nonostante gli sforzi messi in campo dal sistema.
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