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Ambiente

L’appello dell’attivista: “Andiamo verso un riscaldamento globale di 3 gradi”

Lo dice Filippo Sotgiu, studente di matematica e rappresentante di Fridays for future

7 Dicembre 2022

«Stiamo andando verso un riscaldamento globale di quasi 3 gradi: a queste temperature gli incendi nella zona del Mediterraneo raddoppierebbero, le siccità sarebbero molto più lunghe, città potrebbero essere desertificate». A dirlo Filippo Sotgiu, studente di matematica e rappresentante di Fridays for future, intervenuto oggi al convegno ‘Nell’interesse delle future generazioni‘.

Oggetto del convegno, organizzato da A2A in collaborazione con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile e Giffoni Innovation Hub, la riforma dell’articolo 9 della Costituzione, che prevede la tutela specifica di tre elementi strategici: ambiente, biodiversità ed ecosistemi.

«La paura più grande- ha sottolineato l’attivista- è quella di superare dei punti di non ritorno, come lo scioglimento del Permafrost con la liberazione di enormi quantità di gas metano. Rischiamo di rendere il pianeta incompatibile con la vita umana. Non sappiamo esattamente quale sia la soglia da non superare ma sappiamo che se arriviamo a 2 gradi le possibilità sono molto alte. C’è consenso scientifico sul fatto che Paesi come l’Italia devono arrivare al 2030 diminuendo del 70% le emissioni. Per decarbonizzare – ha aggiunto- ci sono settori difficili e più facili. Uno dei più facili è quello dell’energia: per raggiungere 0 emissioni nel 2050 i Paesi più sviluppati dovrebbero arrivare a decarbonizzare il settore elettrico entro il 2035. Vuol dire che dobbiamo chiudere le centrali a carbone, smettere di usare petrolio e gas. Semplicemente, non possiamo permetterci di parlare di cose come i rigassificatori. Il profitto nel breve termine è inconciliabile con l’interesse delle future generazioni».

Anche secondo Chiara Montanini, ricercatrice e project manager di Italy for Climate, «quando si parla di crisi climatica è importante tenere a mente dei numeri. Il nostro obiettivo climatico- ha spiegato- è limitare l’aumento delle temperature a un grado e mezzo, ma a un grado e mezzo ci siamo oggi. Secondo le previsioni arriveremo a un aumento pari 2.8 gradi. Oggi emettiamo 60 miliardi di Co2 equivalente. La responsabilità è dei combustibili fossili, in particolare di quello che più di tutti ha contribuito alla crisi climatica e che ancora ci fornisce il 25% di energia, cioè il carbone”, ha proseguito Montanini. “Ancora la nostra prima fonte di energia è il petrolio (al 29%), seguita da carbone e gas (23%). Il nucleare è fermo al 4%. Le rinnovabili sono al 19% e dovranno dominare il nostro mix energetico nei prossimi anni. Anche in Italia le rinnovabili sono al 19%, otto anni fa erano al 17%. Due punti percentuali sono troppo pochi, anche considerando che dovremo arrivare al 40% nel 2030. Perché hanno smesso di crescere? Su questo tema il dibattito in Italia è retrogrado e obsoleto. Se ne parla come se non fossero mature o economiche», ha concluso.

La speranza è che la riforma dell’articolo 9 della Costituzione possa fornire qualche spiraglio perché, ha dichiarato Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico comparato all’Università di Roma Sapienza, “la clausola sulla posterità è l’elemento che ci apre al futuro: questa modifica consente alla Corte costituzionale di avere uno strumento per dire di una legge ‘È contro il futuro’”.

«La riforma dell’articolo 9 sancisce un imperativo che aziende, istituzioni e comunità non possono più ignorare- ha commentato Marco Patuano, presidente di A2A- Affinché ci sia una transizione ecologica davvero ‘giusta’ bisogna salvaguardare le nuove generazioni e il diritto degli esseri umani che devono ancora nascere. Questa istanza ha ispirato la nostra Life Company a sviluppare un dialogo con i giovani che riconoscesse loro il ruolo di stakeholder sui temi della sostenibilità aziendale: per questo abbiamo messo in campo iniziative di inclusione e valorizzazione del punto di vista dei ragazzi nei processi aziendali, come il nostro primo bilancio di sostenibilità dedicato alla Generazione Z. Con il principio etico e giuridico sancito dall’articolo 9- ha concluso- la responsabilità intergenerazionale diventa un impegno quotidiano per chi fa impresa».

Al dibattito hanno contribuito, oltre a Marco Patuano, Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Marco Frey, Professore Scuola Sant’Anna Presidente UN Global Compact Network Italia, l’autore del paper, l’illustratrice Marcella Onzo e Giovanni Maria Flick, Presidente emerito della Corte Costituzionale. L’evento ha inoltre visto la partecipazione di una delegazione di Legambiente e, in rappresentanza delle giovani generazioni, dei ragazzi di Giffoni Innovation Hub.

 

Fonte: Dire

(ph. Shutterstock)

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