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Vivere sani

La stupidità umana ai tempi del Coronavirus

Come adattare le teorie esposte dal Prof. Cipolla, nel lontano '76, in fase pandemica

12 Ottobre 2020

Il Professor Carlo M. Cipolla, uno storico economista, nel 1976 ha scritto un saggio Le Leggi Fondamentali della Stupidità Umana Non è un testo umoristico ma un saggio di sociologia, una dissertazione rigorosa, ben documentata, supportata da un ragionamento scientifico, un’analisi del comportamento delle persone e che ora, nel momento in cui l’epidemia del Coronavirus si sta ripresentando in maniera preoccupante, appare di una sconcertante attualità.

 

In questi mesi, in ogni occasione, in tutte le sedi e con ogni mezzo, è stata data ampia diffusione alle basilari misure di contrasto alla diffusione dell’infezione. Mascherine, distanziamento ed igiene sono probabilmente le parole più ricorrenti. Contemporaneamente è stato fatto appello al senso di responsabilità di tutti a mantenere comportamenti responsabili per tutelare la salute di tutti. Purtroppo, tutto questo sembra non bastare.

 

Dal saggio del Prof. Cipolla, la prima legge fondamentale della stupidità umana recita: Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di stupidi in circolazione.

Basta uscire di casa per vedere quante persone usano la mascherina in maniera assolutamente impropria. Alcuni la portano sotto il mento, altri non coprono il naso, tanti la tolgono per parlare quando incontrano qualcuno o per telefonare. Pochi la indossano quando si trovano in luoghi affollati, alla fermata del bus, al rito dell’aperitivo. Tanti non la portano proprio.

 

La seconda legge fondamentale recita: La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona.

In questi mesi abbiamo sentito persone di ogni età, censo, posizione sociale, grado di istruzione affermare che il virus non esiste più, che le misure di contenimento non servono a nulla, anzi, sono una limitazione della libertà personale. I giovani si considerano invincibili, gli adulti hanno altro a cui pensare, gli anziani pensano di non aver più nulla da perdere.

 

La terza (ed aurea) legge fondamentale recita: Una persona stupida è una persona che causa danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sè o addirittura subendo una perdita.

Parliamo di distanziamento sociale. Nei mesi del lock down il condominio, che era sempre stato luogo di litigi, si è trasformato in punto di aggregazione per aperitivi di gruppo, incontri di pianerottolo, conversazioni, per non parlare delle visite ai nonni, la partecipazione al pranzo domenicale, la visita di cortesia alla persona sola. La movida, di cui nessuno sembrava poter più fare a meno, ha favorito la diffusione dell’infezione specie fra i giovani che, anche se spesso asintomatici, poi la veicolano agli anziani. La leggerezza di qualcuno (diciamo pure irresponsabilità) espone a gravi rischi tutti quelli con cui viene a contatto.

 

La quarta legge fondamentale: Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare, i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.

Chi è responsabile ed agisce correttamente confida che anche gli altri si comportino allo stesso modo ed invece bisogna abituarsi a considerare sempre il nostro interlocutore come potenzialmente infettante.

 

La quinta legge fondamentale recita: La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista. Lo stupido è più pericoloso del bandito.

Contrariamente ad un bandito la persona che si comporta in maniera irresponsabile non segue una logica utilitaristica, non agisce con premeditazione, non ricava alcun guadagno e non trae alcun vantaggio per sé, è solamente uno stupido. E questo è ancora più grave.

 

Scrive il Prof. Cipolla che gli esseri umani devono sobbarcarsi il peso aggiuntivo di una dose extra di tribolazioni quotidiane, causate da un gruppo di persone che appartengono allo stesso genere umano. È un gruppo non organizzato, non ha un capo, ma riesce tuttavia ad operare in perfetta sintonia come se fosse guidato da una mano invisibile, in modo tale che le attività di ciascun membro contribuiscono potentemente a rafforzare ed amplificare l’efficacia dell’attività di tutti gli altri membri. Purtroppo.

(ph: Shutterstock)

Stefano Chiaramonte
Nefrologo, responsabile del progetto rischio cardiovascolare

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