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Vivere sani

La prevenzione cardiovascolare

Necessarie campagne di informazione massiva e a livello individuale

25 Settembre 2020

La prevenzione cardiovascolare consiste in una serie di azioni coordinate intraprese a livello di popolazione e individuale, volte ad eliminare o ridurre al minimo l’impatto delle malattie cardiovascolari che, tuttora, rappresentano la principale causa di morbilità e mortalità. Se, da una parte, l’adozione di misure preventive quali la legislazione anti-fumo, in molti Paesi europei ha prodotto una diminuzione della mortalità per malattia coronarica, in altri il potenziale vantaggio è controbilanciato da un aumento consistente di altri fattori di rischio, in particolare l’obesità e il diabete mellito.

 

La prevenzione deve essere promossa sia a livello della popolazione generale con campagne di informazione nelle scuole, sui media, sui social istituzionali e con provvedimenti che favoriscano  l’adozione di stili di vita sani, sia a livello individuale nei soggetti che presentano fattori di rischio o che hanno una patologia cardiovascolare accertata, correggendo gli stili di vita poco salutari (alimentazione sbagliata, sedentarietà, fumo) ed i fattori di rischio in atto.

 

Le Linee guida elaborate dalle Società Scientifiche sono l’espressione di un consenso basato sulle evidenze scientifiche derivanti dagli studi. Dopo aver valutato tutti i dati disponibili, compreso gli elementi di dubbio, vengono elaborate le raccomandazioni atte ad orientare le azioni da intraprendere nella pratica clinica per prevenire lo sviluppo delle malattie cardiovascolari. È stato elaborato un duplice sistema di classificazione delle raccomandazioni che si basa su tre livelli di evidenza: livello A (dati derivati da numerosi trial clinici randomizzati o metanalisi), livello B (dati derivati da un singolo trial randomizzato o da studi non randomizzati), livello C (consenso degli esperti e/o studi di piccole dimensioni). Sulla base delle evidenze emerse, le azioni da intraprendere sono poi distinte in quattro classi: Raccomandazione di Classe I (È raccomandato/indicato), Classe IIa (Deve essere preso in considerazione), Classe IIb (Può essere preso in considerazione), Classe III (Non è raccomandato).

 

Le Linee guida non devono restare lettera morta. È fondamentale che l’approccio preventivo nei confronti delle malattie cardiovascolari si protragga lungo l’intero arco della vita in quanto sia il rischio CV che gli interventi di prevenzione sono dei processi dinamici e costanti che variano con l’avanzare dell’età del paziente e/o con lo sviluppo di comorbilità. Questo vale non solo nei pazienti con patologia accertata o con fattori di rischio in atto ma anche nei soggetti sani di qualsiasi età.  In questa azione di sensibilizzazione e di guida il medico di famiglia può giocare un ruolo determinante.

 

Le malattie cardiovascolari rappresentano un costo molto rilevante per la società derivante da accessi al Pronto Soccorso, ospedalizzazioni, trattamenti di riabilitazione, controlli ambulatoriali, presidi tecnici, farmaci, oneri assistenziali per le famiglie, trattamenti pensionistici.

 

Una politica di prevenzione sia mediante l’attuazione di modifiche dello stile di vita che avvalendosi di terapie farmacologiche, si rivela vantaggiosa in termini di rapporto costi-benefici in numerosi contesti pur considerando che l’efficacia è estremamente influenzata da vari parametri, quali l’età target della popolazione, il rischio CV globale della popolazione e il costo degli interventi.  Inoltre, bisogna considerare anche le differenti politiche sanitarie attuate dai vari Paesi tipo le misure legislative volte a limitare il contenuto di sale e acidi grassi trans nei prodotti alimentari o a contrastare l’abitudine al fumo, l’introduzione dei farmaci generici, gli interventi economici-sociali. Pertanto, i risultati ottenuti in un Paese possono non essere generalizzabili.

 

Gli interventi sullo stile di vita agiscono efficacemente su diversi fattori di rischio cardiovascolare, e devono essere attuati prima di introdurre la terapia medica o comunque in associazione ad essa.

 

Da ultimo, bisogna purtroppo sottolineare che un discreto numero di pazienti in trattamento con farmaci antipertensivi, ipolipemizzanti o antidiabetici dimostra una non adeguata aderenza alla terapia o non riesce a conseguire gli obiettivi terapeutici con ripercussioni in termini sia clinici che economici.

(ph: Shutterstock)

Stefano Chiaramonte
Nefrologo, responsabile del progetto rischio cardiovascolare

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