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Israele, Netanyahu scioglie il gabinetto di guerra: “Senza Gantz non serve più”

17 Giugno 2024

(Adnkronos) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha informato i ministri di aver sciolto il gabinetto di guerra. Lo riporta il Jerusalem Post. Il premier ha aggiunto che non verrà formato un nuovo gabinetto di guerra dopo l’uscita di Benny Gantz dall’attuale.  

“Il gabinetto di guerra faceva parte di un accordo di coalizione con Gantz, su sua richiesta. Dato che Gantz se ne è andato, non c’è più bisogno di un gabinetto”, ha aggiunto il premier. Il gabinetto di guerra era stato formato all’indomani del massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre scorso. 

L’inviato della Casa Bianca, Amos Hochstein, è oggi in Israele con l’obiettivo di cercare di fermare l’escalation lungo la ‘Linea Blu’ tra lo Stato ebraico e Hezbollah in Libano. Lo riferisce l’emittente Cbs citando un funzionario della Casa Bianca a condizione di anonimato. Hochstein vedrà il presidente israeliano Isaac Herzog, scrive il The Times of Israel che cita una fonte vicina al presidente. Secondo il giornale, Hochstein incontrerà poi il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Tra gli appuntamenti in agenda anche colloqui con Yair Lapid e Benny Gantz. 

“La crescente aggressività di Hezbollah ci sta portando sull’orlo di quella che potrebbe essere un’escalation più ampia, che potrebbe avere conseguenze devastanti per il Libano e l’intera regione”, ha detto intanto ieri il portavoce delle Idf Daniel Hagari in una dichiarazione video in lingua inglese. 

“Israele non otterrà attraverso la politica ciò che non è riuscito a ottenere in guerra”, ha intanto dichiarato Hassan Fadlallah, alto funzionario di Hezbollah e membro del parlamento libanese, al quotidiano Al-Mayadeen vicino al movimento sciita. ”Non offriremo a Israele guadagni gratuiti, né in Libano né a Gaza”, ha aggiunto. 

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Proseguono le operazioni dei militari israeliani a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Le forze israeliane continuano a operare con un’attività “mirata sulla base di informazioni di intelligence” nell’area Rafah, dove nelle ultime 24 ore sono stati distrutti diversi edifici, fanno sapere in un aggiornamento rilanciato dal Times of Israel. 

Nel quartiere di Tel Sultan, nella zona nordoccidentale di Rafah, le Idf rendono noto di aver ucciso diversi uomini armati in combattimenti ravvicinati e di aver distrutto un deposito di armi. 

L’aggiornamento arriva all’indomani la polemica sorta per l’annuncio di una “pausa tattica” per favorire la consegna di aiuti nel sud della Striscia. 

Iniziata intanto in Israele ”la settimana del disordine”, come l’hanno ribattezzata i manifestanti antigovernativi. Con l’obiettivo dichiarato di ”portare in piazza un milione di persone”, i manifestanti stanno bloccando, per il secondo giorno consecutivo, alcune strade e autostrade del Paese. Lo scrive il Times of Israel spiegando che i manifestanti chiedono un accordo sugli ostaggi ancora trattenuti nella Striscia di Gaza ed elezioni anticipate prima del primo anniversario del massacro del 7 ottobre. A loro si sono uniti anche diversi studenti delle scuole superiori, che hanno iniziato azioni di sciopero. 

Per le 19 ora locale di Israele, le 18 in Italia, è previsto l’inizio di una grande protesta davanti alla Knesset a Gerusalemme. Seguirà un corteo che raggiungerà la residenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Domani sera, sempre alle 19 ora locale, si terrà un’altra manifestazione alla Knesset. Per mercoledì sera è prevista una manifestazione anche nel sud di Israele, ma il luogo non è ancora stato annunciato. Giovedì si terranno proteste davanti alle residenze di Netanyahu a Gerusalemme e Cesarea. 

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Forte tensione intanto tra l’esercito e il premier israeliano, dopo l’annuncio di una “pausa umanitaria” da parte delle forze israeliane per un’area nel sud della Striscia di Gaza per consentire l’ingresso di più aiuti. 

“Abbiamo un Paese con un esercito, non un esercito con un Paese” avrebbe commentato Netanyahu, secondo Channel 13, durante una riunione di gabinetto. Era stato il suo stesso ufficio poco prima a confermare la contrarietà a quanto annunciato dai militari. “Per arrivare all’eliminazione di Hamas ho preso decisioni che non sempre vengono accettate dai militari”, avrebbe detto ancora Netanyahu, stando alle notizie del canale, rilanciate dal Times of Israel, che scrive di “divergenze” con i vertici dell’esercito. 

L’esercito israeliano ha annunciato ieri una “pausa tattica” nelle ore diurne, ossia dalle 8 alle 19. “Avrà luogo tutti i giorni fino a nuovo avviso” hanno fatto sapere i militari, “lungo il percorso che va dal valico di Kerem Shalom alla Salah al-Din Road e, poi, in direzione nord verso l’area di Khan Younis”. La pausa, come si legge sul Guardian, avrebbe lo scopo di consentire ai camion umanitari di raggiungere il vicino valico di Kerem Shalom, il principale punto di ingresso degli aiuti in arrivo controllato da Israele, e di viaggiare in sicurezza verso nord lungo l’autostrada Salah a-Din, per consegnare i rifornimenti ad altre parti di Gaza. La pausa, ha detto l’Idf, aggiungendo che è stata coordinata con le Nazioni Unite e le agenzie umanitarie internazionali. 

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Una pausa definita immediatamente “inaccettabile” da Netanyahu. “Dopo che è stata chiarita la situazione, è stato riferito al premier che non c’è alcun cambiamento nella politica delle Idf a Rafah e che i combattimenti a Rafah proseguono come previsto” hanno fatto sapere dall’ufficio del premier israeliano. 

Secondo il sito di notizie locale Ynet il ministro israeliano della Difesa, Yoav Gallant, inoltre, non sarebbe stato informato in anticipo dei piani né avrebbe approvato la decisione comunicata dalle Idf della “pausa tattica” quotidiana. 

Il ministro israeliano della Difesa ieri ha incontrato le truppe al confine con la Striscia di Gaza. “Sono venuto alla frontiera con Rafah per esaminare da vicino gli eventi tragici di sabato”, ha detto Yoav Gallant in dichiarazioni rilanciate dal sito israeliano Ynet, dopo la morte di 11 soldati nei combattimenti, otto nella zona di Rafah. “Schieriamo i nostri soldati solo per missioni essenziali – ha affermato -. Queste operazioni sono impegnative e purtroppo hanno prezzi molti alti”. 

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