Ultima ora
Logo Alperia
Ultima ora

Israele-Hamas, 30 morti in un raid nel sud di Gaza. Netanyahu: “Tutto per riportare ostaggi a casa”

3 Dicembre 2023

(Adnkronos) –
Più di 30 persone sono state uccise negli attacchi aerei israeliani questa mattina che hanno preso di mira le aree delle città meridionali di Khan Younis e Rafah, nella Striscia di Gaza. A partire dalla scorsa notte, gli attacchi aerei in corso hanno danneggiato gran parte del lato orientale di Khan Younis e ai residenti è stato ordinato con tono minaccioso di evacuare verso il lato occidentale della città o verso la città di Rafah, riporta al Jazeera. Un reporter dell’emittente del Qatar riferisce che “le persone hanno iniziato a fuggire da Rafah ma sono state bombardate, confermando il fatto che non esiste un posto sicuro a Gaza. Centinaia di residenti sono ancora bloccati nelle aree di Khan Younis prese di mira poiché le strade principali che conducono ad altre parti della città o più a sud sono state distrutte o gravemente danneggiate”. Nel nord, i soccorritori hanno tirato fuori almeno 10 corpi da sotto le macerie dopo che gli attacchi israeliani hanno distrutto 50 case. 

Proseguono i raid dell’esercito israeliano anche in Cisgiordania. L’esercito israeliano ha fatto irruzione nella casa del predicatore della moschea di Al-Aqsa, Sheikh Ikrimah Sabri, nel quartiere di al-Sawana, di Gerusalemme est. Lo scrive al Jazeera. Sheikh Sabri è il capo del Consiglio islamico supremo a Gerusalemme ed ex leader religioso di Gerusalemme e dei territori palestinesi. È il fondatore e presidente dell’Associazione degli studiosi e dei predicatori in Palestina, presidente del Consiglio supremo della fatwa in Palestina e presidente dell’Autorità islamica suprema a Gerusalemme. 

Un razzo è stato lanciato, inoltre, stamattina dal territorio siriano verso Israele. Lo rende noto l’Idf, aggiungendo che il missile non è stato intercettato e che l’esercito ha risposto con il fuoco dell’artiglieria. 

“Faremo di tutto per riportare ostaggi a casa e distruggere Hamas”. Gli obiettivi di Israele non cambiano, parola del premier Benjamin Netanyahu. La guerra nella Striscia di Gaza è ripresa, Hamas ha denunciato la morte di centinaia di persone per i raid. In un quadro ad altissima tensione, le trattative per riprendere il processo di liberazione degli ostaggi è arrivato ad uno stop. Netanyahu, però, non ha modificato la sua linea: nell’agenda, il ritorno a casa delle persone rapite il 7 ottobre è una priorità come l’eliminazione di Hamas. 

“Faremo tutto quanto in nostro potere per riportarli a casa, faremo tutto il possibile per riportarli tutti a casa”, ha ribadito, ma anche “per distruggere Hamas e per essere sicuri che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele”, ha detto confermando che sinora 110 persone sono state liberate, compresi 86 civili israeliani che venivano tenuti in ostaggio a Gaza. 

“Oggi sono con noi – ha affermato -. Ma la nostra missione non si può ancora dire compiuta”. Le parole di Netanyahu sono arrivate dopo che i negoziati sugli ostaggi si sono interrotti: gli israeliani hanno continuato a insistere per il rilascio di un gruppo di donne incontrando il rifiuto di Hamas. 

“Continueremo con la guerra fin quando non raggiungeremo tutti gli obiettivi”, ha quindi sottolineato Netanyahu durante la conferenza stampa a meno di 48 ore dalla fine della pausa nelle ostilità tra Israele e Hamas. “L’operazione di terra era necessaria”, ha detto ancora il premier israeliano riferendosi alla prima fase del conflitto, prima della tregua entrata in vigore il 24 novembre e conclusasi venerdì mattina. “Ora l’operazione di terra è necessaria per continuare a ottenere risultati – ha incalzato – Non c’è altro modo per vincere che portando avanti la manovra di terra”. Il governo israeliano, dopo l’attacco del 7 ottobre, ha indicato come obiettivi il rilascio di tutti gli ostaggi trattenuti nella Striscia di Gaza e l’ “eliminazione di Hamas” che nel 2007 prese il controllo dell’enclave palestinese. “Abbiamo ripreso i combattimenti” e “questa pressione andrà accentuandosi”, ha affermato ancora il premier israeliano, rimarcando che i combattimenti contro Hamas “continueranno fino alla vittoria”. 

Netanyahu ha anche riferito di aver proposto di tenere una conferenza stampa congiunta con il ministro della Difesa Yoav Gallant, che ha però declinato l’offerta. Stando all’ufficio di Gallant – il ministro a sua volta ha rilasciato una dichiarazione ai media – in alcune occasioni gli incontri con la stampa avvengono insieme, in altre separatamente. 

Il Ministero degli Esteri palestinese ha avvertito che il governo israeliano mira a “consolidare la separazione” tra la Cisgiordania e Gaza, minando un futuro stato palestinese, poiché effettua raid mortali e fornisce copertura alla violenza dei coloni. In un post su X, il ministero ha condannato l’uccisione del 38enne Ahmed Assi, che sarebbe stato colpito da colpi di arma da fuoco da coloni israeliani ieri sera, nel “tentativo deliberato di aggravare la situazione in Cisgiordania”. L’agenzia di stampa palestinese Wafa ha riferito che le forze israeliane hanno protetto i coloni che hanno attaccato Assi nella provincia di Salfi, nel nord della Cisgiordania, e hanno poi impedito ai medici di raggiungerlo. 

Nella serata di ieri Gallant ha dichiarato di aver ordinato venerdì mattina il riavvio delle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza dopo che Hamas ha detto ‘no’ al rilascio di 15 donne e due minori nel quadro dell’accordo per la pausa nelle ostilità. I militari israeliani “sono tornati a combattere con la massima intensità”, ha detto Gallant accusando Hamas di aver violato i patti. “Stiamo continuando esattamente dal punto in cui eravamo rimasti”, ha aggiunto, durante una conferenza stampa, occasione in cui ha dichiarato che “migliaia di terroristi sono stati eliminati” e “centinaia” sono stati “catturati” e “vengono interrogati in Israele”. Gallant ha anche rivendicato la liberazione di “110 ostaggi tornati vivi”. 

Anche la Cnn aveva riferito che i negoziati tra Israele e Hamas sugli ostaggi tenuti prigionieri nella Striscia di Gaza si sarebbero interrotti per il no di Hamas al rilascio di alcune donne. L’organizzazione spingeva per avviare le trattative riguardo il rilascio di uomini tenuti prigionieri, probabilmente a condizioni differenti, mentre Israele ha continuato a insistere per la liberazione di tutte le donne prima degli altri ostaggi. 

Sarebbero stati 300 i morti in attacchi israeliani nella zona di Shejaiyeh, nella parte orientale di Gaza City secondo il giornale israeliano Haaretz che si basa su denunce diffuse da Hamas: Israele avrebbe bombardato oltre 50 edifici nel quartiere dopo la fine della pausa nelle ostilità. Più di 100 persone sono morte in un raid israeliano che ha preso di mira una casa che ospitava famiglie e sfollati nel campo di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza secondo al-Jazeera. 

Il Times of Israel ha scritto di “estese battaglie di terra” intorno alla città di Khan Younis, nella parte meridionale dell’area isolata. Le forze di difesa israeliane (Idf) hanno riferito che alcuni dirigenti di Hamas si trovavano nella zona. Citando residenti della Striscia di Gaza, il quotidiano israeliano ha aggiunto che l’esercito israeliano ha lanciato volantini a Khan Younis invitando i residenti a fuggire a Rafah, nel sud, poiché la zona era pericolosa. Sono stati segnalati attacchi dell’Idf anche a Rafah. 

L’Idf dal canto suo ha comunicato che nell’ultimo giorno ha attaccato più di 400 obiettivi nella Striscia di Gaza, molti dei quali nella città meridionale di Khan Yunis. “La Marina israeliana ha operato a Khan Yunis e Deir al-Balah, nel sud della Striscia di Gaza, e ha attaccato “obiettivi militari dell’organizzazione Hamas, nonché infrastrutture e attrezzature utilizzate dalla forza navale dell’organizzazione”, si legge nella dichiarazione dell’esercito israeliano. 

E’ arrivata nel porto egiziano di al Arish, a una quarantina di chilometri dal valico di Rafah, la nave Vulcano della Marina militare italiana. Partita da Civitavecchia l’8 novembre scorso, la nave è dotata di ambulatori, strumenti diagnostici e sale operatorie per curare i feriti in arrivo dalla Striscia di Gaza. L’equipaggio della nave è composto da 170 persone, di cui 30 della Marina militare specializzati nella gestione di emergenze sanitarie. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *