Inclusione, gioco e pedagogia al parco giochi

L'apprendimento di giochi realizza l'incontro tra conoscere e fare

4 Ottobre 2020 a cura di
Inclusione, gioco e pedagogia al parco giochi

Il gioco è fondamentale per l’apprendimento e le relazioni, perché favorisce rapporti attivi e creativi, consentendo di trasformare la realtà secondo le proprie esigenze interiori, di realizzare le proprie potenzialità e rivelarsi  ̶  a se stessi e agli altri  ̶  in molteplici aspetti, desideri e funzioni. L’attività educativa non è solo trasmissione di nozioni, ma soprattutto la creazione di relazioni significative, grazie alle quali si costruiscono competenze. La strutturazione ludica dell’attività didattica assicura esperienze di apprendimento in tutte le dimensioni della loro personalità, stimola un fare produttivo e favorisce esperienze dirette di contatto con la natura, le cose, i materiali, l’ambiente sociale e la cultura. L’insegnamento e l’apprendimento di giochi e movimenti realizzano l’incontro tra conoscere e fare, essere ed esprimere, possedere e condividere. Il Parco Giochi appare qui come un importante mediatore per fare ciò.

 

L’azione educativa che si vive nelle relazioni è mediata dai linguaggi e dal coinvolgimento emotivo. Secondo Jean Piaget e Sigmund Freud, l’attività ludica inizia quando il bambino prende coscienza dell’esistenza delle persone e delle cose che lo circondano e il gioco è il mezzo per costruire legami e stabilire comunicazioni che vanno oltre le parole. Il gioco è indispensabile per lo sviluppo di sé e l’interiorizzazione delle abilità sociali; permette di acquisire regole e limiti, ma anche la capacità di dare e prendere, sperimentare la tolleranza, imparare a gestire processi di negoziazione e mediazione reciproca. Il bambino, inizialmente, gioca da solo. Poi, avvia un gioco “parallelo”, accanto ai coetanei, magari con giocattoli simili, ma senza avere rapporti con loro. Dai diciotto mesi ai sei anni, c’è la fase dei giochi simbolici: i bambini, attraverso l’immaginazione e l’imitazione, rappresentano oggetti, persone e situazioni fantastiche, che, però, hanno a che fare con la loro esperienza.

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Gli oggetti sono usati, oltre che per la loro funzione, anche per il simbolismo a essi legato. Perché il bambino attribuisca loro una funzione simbolica, è necessaria una capacità di analisi del contenuto di un ricordo a essi legato. Con il gioco associativo, il bambino incomincia poi a svolgere una relazione con i compagni e a scambiarsi i giocattoli, pur non riuscendo ancora a dar luogo ad attività sociali perché le attività e le finalità ludiche non sono ancora coordinate.

 

Il passaggio da giochi simbolici individuali a giochi sociali avviene solo verso i cinque anni, quando il gioco sociale permette l’assunzione di un ruolo sociale e di una responsabilità differente e ci s’inizia a sentire parte di un gruppo, da cui si tende a escludere chi ne è estraneo. Il bambino, superando la fase egocentrica, gioca con gli altri, sottoponendosi a regole che porteranno alla formazione del senso di responsabilità, di onestà e di socialità. Ecco perché il gioco ha una funzione di socializzazione, ma ha una funzione educativa e favorisce lo sviluppo del linguaggio, lo sviluppo affettivo, lo sviluppo delle psico-senso-percezioni e anche quello relazionale. I bambini dopo i sei anni giocano anche con giochi regolamentati, che presuppongono una capacità di socializzazione, un certo adattamento alla realtà e anche un buon grado di tolleranza alle frustrazioni (perché bisogna accettare la sconfitta e anche saper vincere senza infierire sull’avversario).

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I giochi di squadra permettono di rapportarsi agli altri e stringere amicizie e anche gli hobby, a ogni età, sono importanti perché, seppur intrapresi per puro piacere, tendono alla realizzazione consapevole di uno scopo e le gratificazioni crescono col passare del tempo. Verso i sette-otto anni, il bambino inizia a essere capace di assumere i punti di vista altrui e partecipa a giochi che hanno regole, comprendendo l’importanza di rispettare queste regole. Nella prima adolescenza, il gioco con regole includerà anche la capacità di immaginare situazioni ipotetiche (come accade, per esempio, per le fasi di un gioco da tavola o le mosse di una partita a scacchi) al fine di poter dedurre le conseguenze che sono le contromosse a disposizione dell’avversario.

(ph: Shutterstock)