Logo Lidl Italia
Vivere sani

Il rischio cardiovascolare

Un problema importante che potenzialmente riguarda tutta la popolazione e che merita attenzione

25 Settembre 2020

I fattori di rischio cardiovascolare sono condizioni derivanti da abitudini e stili di vita, fattori ambientali e biologici che, se presenti in un soggetto, aumentano la probabilità di sviluppare una patologia cardiovascolare. Questi elementi sono ben noti e vengono distinti in “non modificabili” (età, sesso, famigliarità, storia pregressa) e “modificabili” (fumo, ipertensione, dislipidemia, diabete, sovrappeso e obesità, sedentarietà, scarso consumo di frutta e verdura, infiammazione, consumo di alcool, fattori psico-sociali). Il rischio cardiovascolare è un problema importante che potenzialmente riguarda tutta la popolazione e che merita attenzione.

 

La quantificazione del rischio cardiovascolare totale, ovvero la probabilità per una persona di sviluppare un evento cardiovascolare entro un determinato periodo di tempo, è un importante parametro nella gestione clinica di un paziente. Partendo da determinati elementi clinici e bioumorali, sono stati sviluppati vari modelli matematici per calcolare l’entità di questo rischio che, tradotto in termini più comprensibili, consente di prevedere, in gruppi di pazienti omogenei per determinate caratteristiche, la percentuale di soggetti che, in un certo intervallo di tempo, svilupperà una determinata patologia.

 

Per valutare il rischio globale assoluto si utilizzano funzioni matematiche che elaborano dati derivanti da studi longitudinali, condotti su gruppi di popolazione seguiti nel tempo. I risultati non possono essere applicati indistintamente perché la validità di uso di queste funzioni di rischio dipende dalle caratteristiche della popolazione esaminata che varia in relazione alle zone geografiche, alle diverse culture, alle etnie rappresentate, alle coorti generazionali esaminate.

 

Il progetto più famoso è “Framingham Heart Study”. Lo studio ebbe inizio nell’ottobre 1948 arruolando inizialmente 5209 soggetti (fra 30 e 62 anni) abitanti nella cittadina di Framingham nello stato del Massachussett (USA) che venivano sottoposti ad approfonditi esami (laboratorio, visita, intervista), ripetuti ogni due anni. Nel 1971 venne arruolata la seconda generazione (5124 soggetti) e nel 2002 la terza generazione (5114 soggetti). Dopo circa vent’anni dall’inizio del Framingham Hearth Study fu possibile identificare quei soggetti che avevano maggiori probabilità di sviluppare un evento cardiovascolare. Sulla base dei risultati emersi dallo studio è stato possibile individuare quelli che ora sono unanimemente riconosciuti come i fattori di rischio cardiovascolare.

 

In Italia, nel 1998, è nato “Progetto Cuore” – epidemiologia e prevenzione delle malattie cardio e cerebrovascolari – coordinato dal Dipartimento malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che ha permesso di elaborare, adattato alla realtà italiana, due strumenti di valutazione del rischio globale assoluto: le carte del rischio e il punteggio individuale.

 

Le carte del rischio sono classi di rischio globale assoluto calcolate per categorie di fattori di rischio (età, sesso, diabete, fumo, pressione sistolica e colesterolemia totale).
Il punteggio individuale offre, invece, una valutazione più precisa, perché considera valori continui per alcuni fattori di rischio, cioè l’età, la colesterolemia totale, l’HDL e la pressione arteriosa sistolica e la terapia anti-ipertensiva.

(ph: Shutterstock)

Stefano Chiaramonte
Nefrologo, responsabile del progetto rischio cardiovascolare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *