Ad oggi, gli spazi educativi si caratterizzano per essere degli spazi chiusi. Ci si riferisce particolarmente al controllo come mezzo pedagogico, dovuto al fatto che con la disciplina gli spazi s’individualizzano. Questo mi porta a riflettere sulle parole di Foucault quando parla di un’individualizzazione dello spazio, mediante “l’arte delle distribuzioni”. Ed é così che arriviamo allo Spazio Urbano come scenario di apprendimento, ad esempio il Parco Giochi Inclusivi, che é uno spazio sostenibile, resiliente e flessibile, con la finalità di capire la nozione di spazio pubblico come scenario per le nuove pratiche educative.
Se consideriamo i postulati di Piaget e Vygotsky, dovremmo avere un modello più flessibile e aperto, nel quale, l’aula non sia l’unico scenario d’insegnamento.
Su una revisione critica di ciò, i disegnatori e pedagogisti che hanno lavorato al progetto, hanno cercato di plasmare sul Parco Giochi Inclusivi i concetti pedagogici moderni.
In questo modo il modello del Parco Giochi diventa una manifestazione fisica di pensieri e ideali che si succedono in modo sistematico in un determinato tempo e contesto. Il Parco contiene “un’immagine di apertura” verso il Paese dove si trova e non di negazione; esprime la cultura dell’inclusione e non di esclusione.
I maestri contemporanei devono conoscere in maniera coerente le linee guide di questo spazio urbano per farlo diventare trasversale ai lineamenti teorici del programma scolastico.
I principali obiettivi del Parco Giochi compongono la base concettuale e teorica del progetto, che stimola lo sviluppo di libertà, che si appoggia nella conoscenza e gli scambi di sapere proponendo delle azioni per l’inclusione sociale come misura per lo sviluppo. Questo principio permette che la società coinvolta col Parco Giochi provi un senso di appartenenza al posto, considerandolo come uno scenario per lo sviluppo del territorio, riconoscendo che l’aula non è l’unico spazio educativo per l’apprendimento.
Il Parco Giochi Inclusivi ha come punto di convergenza la formazione della cittadinanza, perché si tratta di una costruzione consapevole di azioni che permettano il riconoscimento dell’altro, l’auto riconoscimento e il rispetto per l’identità altrui.
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