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Ambiente

Il Mose salva Venezia

Luca Zaia ha affermato che l’opera “ha letteralmente salvato Venezia”

24 Novembre 2022

Senza il Mose, oggi staremmo contando i danni di una nuova Acqua Granda a Venezia, la terza dopo quella del novembre 1966 e quella del novembre 2019.

Martedì mattina, infatti, l’acqua ha raggiunto i 173 centimetri sul livello del mare ma, grazie alle 78 paratie che compongono il sistema di dighe mobili alle tre bocche del Lido, Malamocco e Chioggia, in laguna la marea si è fermata circa un metro più in basso, con il risultato che la città è rimasta all’asciutto.

Il Mose funziona, nonostante non sia ancora completo.

 

La sua entrata in funzione prima della fine dei lavori è stata decisa dopo l’Acqua Granda del novembre 2019, quando una mareggiata straordinaria di ben 187 centimetri ha causato danni che devono ancora essere completamente sistemati. Allora, le immagini della città sommersa hanno fatto il giro del mondo e hanno avuto se non altro l’effetto di sensibilizzare l’opinione pubblica, imprimendo un’accelerata ai lavori per il completamento del Mose, con la nomina del supercomissario Elisabetta Spitz, e la decisione di procedere con il sollevamento del sistema di dighe mobili per le maree superiori ai 130 centimetri.

Da allora il Mose si è sollevato in diverse occasioni, tenendo la città all’asciutto con alte maree che spesso hanno raggiunto i 140 centimetri, a volte i 150 centimetri, ma solo ieri hanno superato i 170 centimetri. Ed è per questo che, proprio ieri, è stata una giornata di svolta per l’immagine del Mose, danneggiata dalle vicende giudiziarie e dai pesanti ritardi di realizzazione, e ora riscattata dall’eclatante successo.

 

Fonte: Dire

(ph. Imagoeconomica)

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