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Vivere sani

Il danno d’organo precoce

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morbilità e mortalità

29 Settembre 2020

L’invecchiamento è un processo fisiologico conseguente alle modificazioni delle strutture cellulari, subcellulari e molecolari che si accumulano in un individuo nel corso della vita.  In condizioni di salute un organismo si adatta e mantiene nel tempo prestazioni proporzionali alle richieste: un giovane corre, un adulto marcia, un anziano cammina piano.

 

Quando il processo, anziché essere governato dal progredire del tempo, è causato da una patologia che colpisce un organo del nostro corpo si innesca una catena di eventi che, iniziando generalmente in maniera subdola, porta poi al progressivo esaurimento della riserva funzionale dell’organo fino allo sviluppo di una malattia conclamata.

 

La riserva funzionale rappresenta la differenza fra il lavoro massimo che un organo è in grado di assicurare in condizioni di necessità ed il lavoro che fornisce normalmente in condizioni di riposo. Il suo progressivo deterioramento non si riflette immediatamente in un deficit funzionale evidente, perciò un soggetto può presentare tutti i parametri clinici e bioumorali in ordine salvo poi manifestare, in determinate situazioni, gravi problemi.

 

Si può fare l’esempio di un’automobile: quando è nuova, con motore che va a 3000 giri al minuto corre a 100 all’ora. Con gli anni per mantenere la stessa velocità si deve salire a 4000 giri, poi a 5000, poi a 6000 fino a quando, affrontando un cavalcavia l’auto rallenta a 90 all’ora.

 

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morbilità e di mortalità nella popolazione e ne sono ben noti i numerosi fattori di rischio che sono oggetto di monitoraggio in tutti i programmi di prevenzione e che vengono utilizzati per calcolare l’indice di rischio, sia individuale sia riferito a gruppi di popolazione. Questi indici sono un parametro di riferimento per le assicurazioni o per la pianificazione sanitaria.

 

Nella gestione clinica di un paziente, non basta monitorare i fattori causali e calcolare l’indice di rischio. È necessario ricercare la presenza dei marcatori di Danno d’Organo precoce cioè le modificazioni asintomatiche della struttura e/o della funzione di uno o più organi, risultato dell’azione di tali fattori.  La diagnosi deve essere fatta ancora nelle fasi iniziali, perché il monitoraggio regolare della loro evoluzione, consente di gestire le misure preventive o terapeutiche in maniera molto più efficace.

 

Il cuore, analogamente a quanto avviene in tutti i muscoli in seguito all’allenamento, quando sottoposto ad un lavoro più intenso come nel caso dell’ipertensione, si ipertrofizza, aumenta di volume. Le prime modificazioni riguardano lo spessore del setto muscolare che separa i due ventricoli e lo spessore delle loro pareti.

 

Nei vasi arteriosi i segni precoci dell’aterosclerosi si realizzano nello strato più superficiale della parete che aumenta di spessore e perde le caratteristiche di normale ecogenicità con i primi depositi di colesterolo che si organizzano formando le prime placche. Le carotidi sono le più agevoli da indagare, per sede, calibro e struttura, e forniscono informazioni rappresentative di tutto l’albero vascolare. L’elemento più importante dei grossi vasi arteriosi è l’elasticità della parete che favorisce la progressione regolare ed armonica dell’onda del sangue sulla spinta di ogni singola contrazione cardiaca. L’aterosclerosi compromette l’elasticità della parete vascolare determinando un ritardo nei tempi e nell’armonicità di conduzione dell’onda.

 

L’esame del fondo dell’occhio consente di valutare lo stato dei più piccoli vasi arteriosi e venosi aprendo una vera finestra sullo stato del microcircolo.

 

La misurazione regolare della pressione arteriosa, nei soggetti ipertesi, consente di cogliere l’aumento della differenziale fra sistolica e diastolica e la perdita del fisiologico abbassamento dei valori che si verifica nel corso della notte, elementi suggestivi di danno vascolare aterosclerotico.

 

Nei reni,  la comparsa di una perdita di albumina nelle urine o le modificazioni del profilo, delle dimensioni, della struttura interna documentabili ecograficamente precedono di molto la riduzione della funzionalità renale.

 

Si può concludere affermando che la valutazione degli effetti è quasi più importante delle cause.

(ph: Shutterstock)

Stefano Chiaramonte
Nefrologo, responsabile del progetto rischio cardiovascolare

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