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Benessere animale

Giornata mondiale tartaruga marina: in Italia ogni anno 25mila finiscono nelle reti

80% delle Caretta Caretta nel Mediterraneo ha ingerito plastica

16 Giugno 2022

Giugno per il Wwf vuol dire ritorno di GenerAzione Mare, la campagna che unisce cittadini, volontari, imprese, comuni, associazioni, aree protette e pescatori per un unico obiettivo: la tutela del capitale blu del Mediterraneo e di chi lo abita. Fra le specie simbolo di GenerAzione Mare ci sono le tartarughe marine, che nidificano nelle coste italiane e vivono nei nostri mari.

Il 16 giugno, in occasione della Giornata mondiale delle tartarughe marine (World sea turtle day) il Wwf pubblica il nuovo report “Italia, penisola delle tartarughe”, che racconta vita e minacce di questa specie, ma anche tutti i progetti che il Wwf porta avanti e i risultati ottenuti per la loro tutela. Nel report anche un Vademecum di comportamento per i turisti che nel corso dell’estate dovessero incontrare una tartaruga in difficoltà o scoprire tracce lungo la spiaggia.

 

TARTARUGHE MARINE NEL MEDITERRANEO

Il Mediterraneo ospita tre specie di tartaruga marina. La tartaruga comune (Caretta caretta), la tartaruga verde (Chelonia mydas) e, sebbene più rara, la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea). Queste ultime due nidificano soprattutto sulle coste orientali del bacino. La Caretta caretta è l’unica che nidifica regolarmente lungo le coste italiane (soprattutto nelle regioni meridionali). Negli ultimi cinque anni (2016-2021) è stato registrato un aumento nel numero dei nidi che, tuttavia, rappresentano solo alcune decine di unità dei circa 8 mila dell’intero Mediterraneo. I mari intorno all’Italia, invece, rivestono una grande importanza per la popolazione di Caretta caretta del bacino. Quello Adriatico, per esempio, è importante area di alimentazione per la specie.

 

LE MINACCE

Il Mediterraneo è zona chiave per le tartarughe e hotspot di biodiversità, ma anche di minacce antropiche. È il mare che si sta scaldando più velocemente ed è “invaso” dai rifiuti: ogni anno, 570 mila tonnellate di plastica finiscono in mare. Questi due fattori, insieme alle attività da pesca intensiva e all’impatto con i natanti, agiscono su tutte le fasi del ciclo vitale delle specie di tartarughe marine, che nella lista Rossa della Iucn, compaiono come a rischio di estinzione (tranne la tartaruga a dorso piatto, Natator depressus, ancora classificata come Carente di Dati).

Nel Mediterraneo oltre 150.000 tartarughe ogni anno vengono catturate accidentalmente da ami da pesca, lenze e reti e oltre 40.000 muoiono. Solo in Italia, ogni anno 25.000 tartarughe marine vengono catturate da reti a strascico.

 

Cruciale per la tutela delle tartarughe marine anche il ruolo dei centri di recupero. Lo scopo è di curare e riabilitare gli animali recuperati con ferite di diversa entità. Le tartarughe ricevono le cure veterinarie di cui hanno bisogno e, se possibile, vengono liberate in mare dopo la guarigione. I centri di recupero del Wwf si trovano a Policoro, Molfetta, Torre Guaceto e Capo Rizzuto. Trattano circa 500 tartarughe l’anno, con una buona percentuale di individui curati e poi rilasciati in mare. I Crtm raccolgono dati anche grazie alla tecnologia. Oltre a marcare tutte le tartarughe rilasciate con un tag satellitare sulla pinna, hanno applicato dei tag Gsm (Global System for Mobile communication). Questi permettono di seguire i movimenti della tartaruga nel corso del tempo in modo efficace e di identificare così le loro rotte, i loro habitat chiave, le aree di alimentazione e riproduzione.

Molte sono inoltre le attività organizzate per sensibilizzare il pubblico. Non solo sulla biologia e l’ecologia delle tartarughe, ma soprattutto sulle minacce e le iniziative di conservazione. Centinaia di volontari partecipano ogni anno ai campi estivi dedicati al monitoraggio e alla sorveglianza dei nidi di tartaruga in Sicilia, Basilicata, Calabria, Puglia, Toscana e Campania; attività di recupero e studio delle tartarughe si svolgono anche in Alto Adriatico: in Friuli grazie al coordinamento dell’Oasi Wwf di Miramare, e in Veneto. Adottando simbolicamente una tartaruga sul sito Wwf si potranno sostenere i Centri di Recupero Wwf che ogni anno curano centinaia di individui in difficoltà.

 

Fonte: Dire

(ph: Shutterstock)

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