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Scienza e farmaci

Farmaci “vecchi” per nuove cure

Riposizionare farmaci già in uso clinico per il trattamento di altre malattie

1 Settembre 2022

Utilizzare farmaci già in uso medico per trattare malattie diverse da quelle per cui sono stati creati. Un obiettivo che si propone Remedi4all, progetto che riunisce 24 organizzazioni europee tra cui l’Istituto dei tumori di Napoli, coordinate da Eatris, l’infrastruttura europea per la medicina traslazionale. Ne fanno parte anche l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, l’Istituto ortopedico Rizzoli e l’azienda Dompé farmaceutici Spa. Un progetto finanziato nell’ambito di Horizon Europe per 23 milioni di euro, di cui oltre 4 sono destinati ad enti italiani.

<<Ce lo ha dimostrato il Covid 19: farmaci, come per esempio il Tocilizumab, utilizzato nell’artrite reumatoide, si è rivelato utile per sfiammare l’infezione polmonare da virus – ricorda il Pascale -. Usare farmaci già in uso per altre terapie significa risparmiare 8 anni e fino a 3 miliardi di euro. Per lo sviluppo di una nuova molecola (dalla produzione all’approvazione, passando per le varie fasi della sperimentazione preclinica e clinica) generalmente possono passare, infatti, 12-15 anni con una spesa di circa 2-3 miliardi di euro. Per la valutazione di un riposizionamento occorrono, invece, dai 6 ai 7 anni utilizzando solo 300 milioni di euro. Questo tipo di indagine costituisce dunque un’alternativa più rapida ed economica al normale iter di sviluppo di un nuovo farmaco>>.

Il progetto consentirà di avere farmaci in uso in 6 anni a fronte dei 15 con un risparmio di 3 miliardi di euro.

<<L’Istituto dei tumori di Napoli – dice Alfredo Budillon, ricercatore principale per il Pascale e direttore scientifico – oltre ad essere un partner del progetto Remedi4all, grazie a un lungo impegno nell’approccio di riutilizzo dei farmaci in oncologia, è stato anche selezionato per sviluppare uno dei quattro progetti dimostrativi relativi alla fattibilità della piattaforma. In particolare, abbiamo proposto di valutare, preclinicamente e in uno studio clinico internazionale disegnato in collaborazione con Antonio Avallone, direttore dell’unità di Oncologia medica addome, una nuova strategia terapeutica basata sull’uso di due farmaci riproposti: l’anticonvulsivante acido valproico più simvastatina, un agente del colesterolo, in associazione con la chemioterapia convenzionale, come approccio terapeutico di prima linea per il cancro del pancreas, una malattia a prognosi molto sfavorevole e per la quale i trattamenti ad oggi disponibili non sono particolarmente efficaci>>.

<<Sono molto contento – continua Budillon, che è anche coordinatore europeo di una delle cinque piattaforme in cui si articola l’infrastruttura Eatris – anche per il robusto finanziamento ottenuto nell’ambito del progetto dal nostro Istituto, pari a 2,5milioni di euro>>.

<<Estremamente interessante la prospettiva che questa tipologia di ricerca ci pone come obiettivo – sottolinea il direttore generale del polo oncologico partenopeo, Attilio Bianchi – Siamo orgogliosi dell’impegno dei nostri ricercatori e di essere stati individuati come coordinatori di una delle linee di sviluppo del progetto. Il Pascale si conferma quale istituto di ricerca e cura di rilevanza mondiale>>.

 

 

Fonte: Adkronos Salute

(ph. Shutterstock)

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