Dall'Italia

Ex Ilva: studio rivela effetti neurotossici dei metalli sui bambini

Il lavoro evidenzia ruolo arsenico e piombo su incidenza disturbi

21 Giugno 2021

Hanno raccolto e analizzato il sangue, l’urina, i capelli di 299 bambini in età scolare residenti nell’area della città di Taranto più esposta ai fumi dell’acciaieria ex Ilva ed è emerso che i disturbi del neurosviluppo, ma anche quelli del comportamento, l’ansia e la depressione, sono influenzati dalla presenza del polo industriale e dell’inquinamento da essa generato.

 

Pubblicato sulla rivista Nature da un gruppo di ricercatori italiani afferenti per lo più all’Università degli studi di Brescia, all’Istituto Superiore di Sanità e al dipartimento di Salute pubblica dell’azienda sanitaria di Taranto, lo studio dal titolo “The effects of the exposure to neurotoxic elements on Italian schoolchildren behavior” certifica che esistono effetti neurotossici sinergici di piombo e arsenico sui bambini di Taranto che vivono nei quartieri Tamburi e Paolo VI. Non solo: lo studio parla di un inquinamento ambientale che incide anche sullo sviluppo del quoziente intellettivo dei più piccoli.

 

Le analisi condotte sui 299 bambini mettono in evidenza in particolare il rapporto tra l’arsenico, trovato nelle urine, e il piombo, trovato nel sangue. Le due sostanze inquinanti sarebbero in grado di causare disturbi del comportamento, aumentare il rischio di autismo, l’ansia e la depressione; l’effetto combinato dei due inquinanti amplifica ulteriormente gli effetti. Nello studio i ricercatori ricostruiscono anche i passaggi in cui l’arsenico e il piombo arrivano nel Dna dei ragazzi: come il cadmio, il manganese, il mercurio, anche l’arsenico infatti passa attraverso la placenta, incidendo sul processo metabolico delle proteine; così come il metallo nello specifico è in grado di passare la barriera vascolare-celebrale ed interferire con i neuroni. Studi su sostanze analoghe avevano già messo in evidenza che la contaminazione con questi elementi chimici ha un impatto sulle performance scolastiche, ma pochissimi studi avevano esplorato gli effetti sul comportamento conseguenti all’esposizione mista di questi metalli.

 

La ricerca, guidata dal ricercatore Stefano Renzetti dell’Università di Brescia, avrà bisogno di nuovi dati per comprendere ancora meglio l’esatto meccanismo neurotossicologico che impatta sui problemi comportamentali e i disturbi neurologici.

 

Fonte: Dire

(ph: Imagoeconomica)

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