Emicrania, 12% degli adulti nel mondo ne soffre: ecco i trattamenti da seguire

L’OMS l’ha riconosciuta tra le patologie ad elevato impatto socio-sanitario

25 Maggio 2021 a cura di
Emicrania, 12% degli adulti nel mondo ne soffre: ecco i trattamenti da seguire

L’emicrania è una patologia molto diffusa e invalidante che colpisce il 12% degli adulti in tutto il mondo con una prevalenza tre volte maggiore nelle donne. Essa ha un forte impatto sia sulla qualità della vita che sui costi diretti e indiretti sostenuti dalla società e viene ormai considerata un importante problema di salute pubblica¹. In particolare, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) classifica l’emicrania, considerando il Global Burden Disease, al 2° posto fra tutte le malattie che causano disabilità (GBD 2017) e la prima causa di disabilità in soggetti di età inferiore a 50 anni. L’OMS l’ha riconosciuta tra le patologie ad elevato impatto socio-sanitario.²

 

Il primo passo da attuare per curare e prevenire l’emicrania consiste nel ridurre o, se possibile, eliminare, l’esposizione ai fattori scatenanti. Se il controllo di questi stimoli è inefficace nell’impedire l’insorgenza della crisi emicranica, è possibile ricorrere alla terapia farmacologica.

La terapia farmacologica per un trattamento acuto è generalmente rappresentata da FANS, triptani, derivati dell’ergotamina, oppioidi ed associazioni di farmaci. ³

Per i casi cronici serve invece una terapia profilattica, con lo scopo di ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi e migliorare la qualità di vita del paziente. In questo caso i principali farmaci utilizzati studiati per il trattamento del paziente emicranico sono i beta-bloccanti, gli antiepilettici, i calcio antagonisti, gli antagonisti della serotonina e la tossina botulinica.

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Purtroppo i trattamenti profilattici disponibili sono poco tollerati e caratterizzati da una bassa persistenza in terapia: infatti solo il 25% dei pazienti rimane in terapia a 6 mesi e il 14% dei pazienti a 12 mesi. L’incompleta efficacia, ma soprattutto la scarsa tollerabilità e la bassa persistenza delle attuali terapie di profilassi costituisce un significativo limite per la gestione del paziente affetti da emicrania e rappresenta un rischio di ”medication overuse” e cronicizzazione della malattia. ³

Menzione a parte deve essere fatta per i più recenti anticorpi monoclonali, terapia di profilassi caratterizzata da rapidità di azione e ad elevati livelli di sicurezza e tollerabilità. La terapia consiste in una somministrazione mensile di un farmaco specifico, tramite iniezione sottocute, che blocca il recettore per il CGRP. E’ una terapia che si è rivelata essere efficace nella maggior parte dei casi, ma ad oggi esiste comunque una percentuale di pazienti che non risponde al trattamento.

 

Qualora il trattamento farmacologico risulti inefficace, le tecniche di neuromodulazione del ganglio sfeno palatino, possono venire in soccorso del paziente cefalalgico.

Esistono vari tipi di procedure con diversi livelli di invasività e diversi gradi di rischio. Una buona rappresentazione delle stesse la possiamo trovare in un articolo di Robbins et Al⁴ del 2016.

 

Neurolisi Chimica: è una tecnica che utilizza dei tamponi nasali imbevuti di sostanze distruttive, come alcool o fenolo, posizionati all’interno della cavità nasale allo scopo di raggiungere il ganglio SPG e causare una neurolisi. La procedura deve essere ripetuta diverse volte a settimana per avere effetto.

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Termoablazione a Radiofrequenza e Radiofrequenza pulsata: la radiofrequenza sul ganglio SPG è una tecnica di neurolesione (termoablazione) o di neuromodulazione (RF pulsata) che prevede l’inserimento di un ago elettrodo con approccio solitamente infrazigomatico (inferiore allo zigomo posteriore), che trasferisce una corrente elettrica in grado di generare calore e colpire il nervo target. E’ una procedura che necessita di ausilio fluoroscopico e nonostante sia abbastanza efficace non è scevra da rischi (infezioni, sanguinamenti, paresi facciali transitorie…).

 

Approccio endoscopico: l’approccio proposto dal dott. Felisati et Al nello studio del 2006⁵ , si basa sul raggiungimento della fossa pterigo palatina per via endoscopica attraverso la parete nasale laterale, tramite l’utilizzo di un ago in grado di iniettare una miscela di anestetici e corticosteroidi.

 

Neuromodulazione con Cateteri intranasali: il blocco del ganglio sfenopalatino avviene attraverso l’utilizzo di un catetere flessibile e atraumatico che viene inserito nella cavità nasale oltre il canale dei turbinati medi e che inietta anestetico all’interno della fossa pterigopalatina. Si tratta di una procedura molto semplice, di breve durata, con un elevato grado di efficacia, e caratterizzata dall’assenza di eventi avversi significativi.

A differenza dei tamponi nasali non deve essere ripetuta a stretto giro, in quanto con una sola seduta ci si aspettano benefici a medio – lungo termine.

 

Il protocollo terapeutico del paziente emicranico è costituito quindi di molte terapie, con vari gradi di efficacia e di rischio. All’interno di queste il blocco del ganglio sfeno palatino, specie se effettuato con metodiche semplici e privi di rischi, può giocare un ruolo importante.

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¹ fonte ISS
² World Health Organization. The world health report 2001- fonte Censis
³ Linee Guida Terapia delle Cefalee Primarie– SISC
⁴ The Sphenopalatine Ganglion: Anatomy, Pathophysiology, and Therapeutic Targeting in Headache – Matthew S. Robbins; Carrie E. Robertson; Eugene Kaplan; Jessica Ailani; Larry Charleston IV; Deena Kuruvilla; Andrew Blumenfeld; Randall Berliner; Noah L. Rosen; Robert Duarte; Jaskiran Vidwan; Rashmi B. Halker; Nicole Gill; Avi Ashkenazi.
⁵ Sphenopalatine Endoscopic Ganglion Block: A Revision of a Traditional Technique for Cluster Headache – Giovanni Felisati; Flavio Arnone; Paolo Lozza; Massimo Leone; Marcella Curone; Gennaro Bussone.

 

Con il contributo incondizionato di TIMED

(ph: Shutterstock)