La nevralgia del trigemino è una condizione dolorosa cronica caratterizzata da crisi violente di dolore facciale unilaterale, simili a scosse elettriche, localizzate nelle aree di distribuzione del nervo trigemino. I dolori possono essere scatenati da stimolazioni molto lievi, come radersi, toccarsi il volto, masticare, bere, lavarsi i denti, parlare, truccarsi, sorridere…
Il risultato è un notevole impatto negativo sulla qualità della vita dei soggetti colpiti. Non è chiaro quante persone siano colpite da nevralgia del trigemino, ma si ritiene che sia una malattia rara che interessi circa 5 persone su 100.000 e che ci siano circa 3000 nuovi casi ogni anno. Le donne tendono a esserne colpite più degli uomini e, di solito, la sua comparsa avviene tra i 50 e i 60 anni. È raro che si manifesti in adulti di età inferiore ai 40 anni. (fonte ISS – Istituto Superiore di Sanità).
La nevralgia del trigemino è solitamente causata dalla compressione del nervo da cui prende il nome, il trigemino. Come suggerisce il nome, da esso derivano tre grosse ramificazioni nervose (note anche come divisioni o branche del trigemino): il nervo oftalmico (V1), il nervo mascellare (V2) e il nervo mandibolare (V3).
Il nervo trigemino si trova all’interno del cranio e trasmette sensazioni di dolore che partono dal viso, dai denti e dalla bocca fino ad arrivare al cervello. La sua compressione, generalmente, è causata da un vaso sanguigno che preme sulla parte del nervo all’interno del cranio.
In casi rari, la nevralgia del trigemino può essere provocata da danni al nervo causati da sclerosi multipla o altre malattie che portano alla perdita della guaina mielinica che avvolge i nervi.
Il trattamento iniziale della nevralgia trigeminale è medico e consiste nell’assunzione di alcuni farmaci appartenenti alle categorie dei farmaci antiepilettici e antidepressivi.
Quando i farmaci non sono efficaci o, più comunemente, non sono tollerati, vengono presi in considerazione diversi trattamenti chirurgici e radiochirurgici, tra cui la Termorizotomia percutanea con radiofrequenze, la Radiochirurgia mediante Gamma Knife o la Microdecompressione vascolare Attualmente, la microdecompressione vascolare è la cura più efficace per la nevralgia del trigemino. Tuttavia, si tratta di una procedura invasiva e comporta un rischio di complicazioni potenzialmente gravi come, ad esempio, l’intorpidimento del viso, la perdita dell’udito, l’ictus e persino la morte in circa 1 caso ogni 200 (Fonte: ISS – Istituto Superiore di Sanità).
Una nuova frontiera sul fronte dei trattamenti si apre con il blocco del ganglio sfeno palatino. Si tratta di una procedura mini invasiva che venne applicata per la prima volta nel 1901 dall’otorino dott. Sluder, che instillò con dei cotton fioc una soluzione a base di cocaina, con lo scopo di bloccare l’insorgenza acuta negli attacchi di cefalea a grappolo e dolori facciali atipici. Il successo riscontrato dal dott. Sluder portò alla diffusione di questa metodica che viene praticata ancora oggi.
Il blocco SPG risulta essere indicato anche per il trattamento della nevralgia del trigemino, a causa della sua conformazione anatomica.
Il ganglio sfeno palatino (SPG) risiede infatti all’interno della fossa pterigopalatina, posteriormente al turbinato medio del naso ed è strettamente collegato al nervo trigeminale in quanto la branca mascellare del trigemino (V2), dopo la fuoriuscita dalla cavità cranica (attraverso il foro rotondo), penetra nella fossa pterigopalatina.
Il recente avvento dei cateteri intranasali ha perfezionato la metodica originale rendendo possibile il riempimento completo della fossa pterigopalatina con soluzione farmacologica, ampliando di fatto il campo di applicazione della stessa.
La procedura è semplice ed efficace ed il suo elevato profilo di sicurezza e l’assenza di eventi avversi significativi la rendono un’ottima alternativa all’interno del piano terapeutico tradizionale per la nevralgia del trigemino.
Con il contributo incondizionato di TIMED
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