Dolore cronico, ecco perché sottoporsi alla Neuromodulazione

Cosa vuol dire per il paziente ricorrere a questo trattamento e quali risultati si possono ottenere

1 Marzo 2021 a cura di
Dolore cronico, ecco perché sottoporsi alla Neuromodulazione

Il dolore cronico è una patologia complessa che viene trattata sia con trattamenti di tipo farmacologico che con trattamenti di tipo interventistico, generalmente mini-invasivi, tra cui la Neuromodulazione.

 

Un trattamento di Neuromodulazione consiste nel portare, attraverso un accesso percutaneo all’interno della colonna vertebrale, un elettrodo che genera un campo elettrico grazie alla connessione ad un sistema di generazione di impulsi, un vero e proprio pacemaker analogo a quello che avviene quando si verificano problemi di conduzione cardiaca. Così costituito, l’impianto di Neuromodulazione, di per sé, non è particolarmente complicato.

 

Sul mercato sono disponibili sistemi di Neuromodulazione ad alta resa ed estremamente performanti che quindi, attraverso dei micro-accessi attraverso la pelle, sono in grado di modificare quella che è l’elaborazione e la gestione della sintomatologia dolorosa poiché la Neuromodulazione basa la sua efficacia su una modificazione della trasmissione nervosa a livello centrale: i sintomi dolorosi del paziente vengono modificati con delle “sensazioni diverse” che vanno ad esprimere una variazione significativa di quella che è la rielaborazione del dolore da parte del cervello, modificandone quindi la percezione del dolore stesso.

 

La funzionalità del sistema di Neuromodulazione viene gestita dall’esterno, senza quindi la necessità di intervenire di volta in volta sul paziente per modificare quelli che sono i parametri di stimolazione come la frequenza e l’intensità degli impulsi.

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Generalmente i risultati, ovvero la diminuzione della percezione del dolore e della sintomatologia di tipo funzionale, sono apprezzabili nel giro di 3/6 mesi dall’impianto.

 

Con il contributo incondizionato di Abbott

(ph: Shutterstock)