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Focus Veneto

Discriminazioni di genere, Ulss 5: protocollo d’intesa per combatterle

Ricerche dimostrano che il terrore psicologico provoca conseguenze gravissime

25 Novembre 2020

Raccogliendo le indicazioni della Consigliera di Parità della Provincia di Rovigo, Loredana Rosato, l’Azienda Ulss 5 ha condiviso un protocollo d’intesa, necessario a contrastare le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro. Il percorso prevede anche il  il coinvolgimento delle diverse realtà sindacali e istituzionali del territorio. L’Azienda Ulss 5 Polesana, ha deciso di istituire un tavolo di monitoraggio, guidato dalla Consigliera, che abbia come finalità un piano di lavoro volto alla sensibilizzazione e alla formazione, di attori chiamati ad occuparsi del tema. L’obiettivo è la formulazione di proposte, azioni di prevenzione e contrasto al triste fenomeno. Le molestie si verificano quando uno o più individui subiscono ripetutamente e deliberatamente abusi, minacce e aggressioni in contesto lavorativo: ogni atto o  comportamento che si configuri come molestia o violenza, secondo le definizioni contenute e sottoscritte nell’accordo, è inaccettabile e va denunciato.

 

Il mobbing è una forma di terrore psicologico che viene esercitato sul posto di lavoro attraverso attacchi ripetuti da parte dei colleghi o dei datori di lavoro.
Le forme che esso può assumere sono molteplici: dalla semplice emarginazione alla diffusione di maldicenze, dalle continue critiche, alla sistematica persecuzione, dall’assegnazione di compiti dequalificanti, alla compromissione dell’immagine sociale nei confronti di clienti e superiori. Lo scopo è quello di “eliminare” una persona che è, o è divenuta, in qualche modo “scomoda”, distruggendola psicologicamente e socialmente in modo da provocarne il licenziamento o da indurla alle dimissioni.

Le ricerche hanno dimostrato che le cause del terrore psicologico sul posto di lavoro vanno ben oltre i fattori caratteriali, con conseguenze di portata enorme, causando problemi psichici, disturbi psicofisici e depressione.

 

Secondo il monitoraggio effettuato dall’Ispesl (l’Istituto per la prevenzione e la sicurezza del lavoro), in Italia, su 21 milioni di lavoratori, le vittime di mobbing ammontano a circa 1,5 milioni. Il fenomeno è maggiormente presente al Nord (65%), colpendo per la maggior parte le donne (52%). Le categorie più esposte risultano gli impiegati (79%) e i diplomati (52%). Per quanto riguarda la durata delle azioni, il 40% dei casi ha una durata compresa da uno e due anni; il 30% dei casi oltre due anni; il 27% dei casi da sei mesi a un anno. Da recenti studi sullo sviluppo del fenomeno emerge con sorpresa che il mobbing colpisce non solo quadri e dirigenti, bensì anche addetti alle mansioni più semplici. Sarebbero loro le vittime preferite degli abusi psicologici in azienda. In Italia il fenomeno non viene diagnosticato adeguatamente ed è ampiamente sottostimato. Siamo ancora indietro dal punto di vista della diagnostica e della prevenzione rispetto a tanti altri Paesi europei e questo non è un dato a nostro favore. La vittima spesso non denuncia questi abusi ma si chiude in se stessa e agendo in questo modo confonde il Mobbing con la depressione.

 

«Le lavoratici e i lavoratori hanno il dovere di collaborare al mantenimento di un ambiente di lavoro in cui sia rispettata la dignità di ognuno – dice il Direttore Generale dr. Antonio Compostella – favorendo le relazioni interpersonali basate sui principi di eguaglianza e di reciproca correttezza».

 

(ph: Shutterstock)

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