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Approfondimenti

Diabete: in Italia colpisce 7% della popolazione

Per gli esperti è «una patologia socioeconomica per la quale serve una rete»

26 Ottobre 2022

«Si deve lavorare su un concetto di rete strutturale per tutte le malattie croniche, al di là della gestione dell’emergenza. È un errore pensare che ci vorranno anni. In poco tempo è possibile raccordare i sistemi intorno ai bisogni del malato». Detta l’agenda Enrico Desideri, presidente della Fondazione Innovazione e sicurezza in Sanità, in apertura del 17° Forum Risk Management in sanità, oggi a Roma.

 

«Questa giornata  ̶  continua  ̶  serve per analizzare le proposte in tema di Pnrr, percorsi di cura, innovazione tecnologica e formazione: il fine di tutto ciò è l’equità di accesso alle cure, che vuol dire anche superare le barriere culturali, sociali, linguistiche e di genere». Il diabete, in effetti, ha molto a che fare con le condizioni sociali ed economiche, tanto che Paolo Di Bartolo, direttore del Servizio di Diabetologia Ausl della Romagna, lo ha definito «una patologia socioeconomica». Se la diffusione del diabete in Italia si aggira intorno al 7% della popolazione, con una prevalenza nel genere maschile, «maggiore è la deprivazione sociale della persona, più è alto il rischio che questa persona sviluppi diabete e vada incontro a complicanze, quanto mai insidiose», ha spiegato Di Bartolo. Anche per questo motivo, «c’è bisogno, come si dice nel Pnrr, di un nuovo modello di sistema integrato, che sia reticolare e multicentrico, cosa che finora non c’è stata. Va promosso  ̶  ha detto  ̶  un modello di gestione integrata per superare la frammentazione, favorire l’integrazione multiprofessionale e sviluppare relazioni fra ospedale e territorio».

 

«L’approccio deve essere quello di mettere insieme tutti i professionisti, non solo gli specialisti. Anche perché il primo passo è quello compiuto dal medico di famiglia, che dopo si rivolge agli specialisti», gli ha fatto eco Francesco Enrichens, Agenas. Un aspetto che può essere di grande supporto in un’ottica di integrazione è quello della “digital health”, illustrato Massimo Giuppone, direttore generale dell’Ats di Bergamo.

«La digital health  ̶  ha detto Giuppone  ̶  si sta dimostrando una leva molto efficace nella costruzione di percorsi di integrazione: basti pensare alla telemedicina e alla telediagnosi. Il diabete si presta particolarmente per capire se si sta andando nella direzione giusta. Penso che le nostre aziende debbano investire in digital health innanzitutto per avere al proprio interno le competenze professionali», ha concluso. All’evento hanno preso parte anche Vasco Giannotti, presidente del Forum Risk Management in Sanità, Paolo Ursilio, dirigente medico UOS Reti cliniche ospedaliere e Monitoraggio, Agenas e Luca Degli Esposti, presidente di Clicon, Maria Giovanna D’Amato, dirigente ASL della Toscana Sud- Est, la dottoressa Flori Degrassi e Alberto Drei, consulente.

 

(ph: Shutterstock)

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