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Denatalità: Italia rischia di registrare solo 385mila nascite a fine anno

Blangiardo (Istat): «Se vogliamo essere un grande paese, dobbiamo anche avere una popolazione conseguente»

29 Agosto 2022

«Rispetto ad alcuni decenni fa, la sensibilità e la conoscenza del problema della denatalità è più nota e quindi anche la stessa politica segue la situazione con attenzione. Ho sentito parlare di quoziente familiare, di valorizzazione degli assegni, ovvero di situazioni nelle quali, in qualche modo, c’è un maggiore interesse a questa benedetta natalità che va, progressivamente, discendendo». Lo ha detto il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, ospite di Sky Tg24.

«Qualche giorno fa  ̶  ha ricordato  ̶  ho lanciato un segnale: se alla fine dell’anno le cose vanno avanti così, avremo 380mila, massimo 385mila nati, in un Paese di poco meno di 60 milioni di abitanti. È follia».
«Se vogliamo continuare ad essere un grande Paese  ̶  ha poi spiegato  ̶  dobbiamo anche avere una popolazione conseguente, perché il Lussemburgo, il Principato di Monaco o la Svizzera non sono grandi Paesi anche perché non hanno una dimensione demografica da grande Paese».

«Tutto questo  ̶  ha inoltre aggiunto  ̶  ha un impatto sul Pil, perché quello complessivo del Lussemburgo, parli di nominale, è evidentemente più piccolo del Pil dell’Italia. Quindi la popolazione determina la ricchezza complessiva del Paese».
«Naturalmente  ̶  ha infine reso noto Blangiardo  ̶  le tendenze che sono in atto potrebbero determinare, sia per la dimensione della popolazione che per l’invecchiamento, quindi la minor partecipazione al mercato del lavoro, l’ipotesi che i circa 1.800 miliardi di oggi scenderebbero di più di 500 miliardi, ovvero 500 miliardi di Pil in meno come ricchezza complessiva. E lo stesso pro capite, dai 30mila scenderebbe a 25mila. Questo, naturalmente a parità di altre condizioni, determinerebbe un impoverimento della popolazione italiana».

 

Fonte: Dire

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