Dott. Mariotto, racconti un po’ di lei.
“Sono atto a Venezia nel 1958, mi sono laureato in Medicina e Chirurgia a Padova, specializzato in Igiene e Medicina Preventiva a Ferrara e conseguito un Master in Business Administration a Londra. Ho un’impostazione sanitaria centrata sulla moderna sanità pubblica, quindi sul soddisfacimento dei bisogni dei pazienti, che sono semplici e complessi e hanno dinamiche che vanno rispettate. Ho gestito strutture di piccole medie e grandi dimensioni sia territoriali che ospedaliere, lavorato anche tre anni come Direttore d’Area nella Regione Friuli Venezia Giulia. Nel passato sono stato molto attivo sul piano scientifico e sulla valutazione delle tecnologie sanitarie, con pubblicazioni su riviste di primissimo piano, e numerose frequentazioni internazionali. Negli ultimi cinque anni sono stato il Direttore Sanitario dell’azienda ULSS 6 Euganea di Padova e dal 12 aprile sono in pensione”.
Cosa porta un medico, dirigente, a scrivere libri investigativi?
“Nei due libri che ho scritto, the Day before Dallas e L’Ultima Cena, emerge in effetti un lavoro quasi investigativo sui documenti. Da medico e dirigente sanitario, credo sia essenziale distinguere tra percezione, propaganda e dati reali. I dati non hanno ideologia: parlano, descrivono con obiettività. La propaganda urla. Forse possiamo sdoganare la parola obiettività: l’inaccessibilità della perfezione assoluta non giustifica il caos del relativismo estremo. Nei miei libri cerco di separare i fatti dalle narrazioni. Nel caso Kennedy, per decenni si sono sovrapposte narrazioni emotive e semplificazioni politiche. Il mio lavoro è stato cercare di separare il dato documentale dalla costruzione narrativa”.
Perché ha scelto Kennedy?
“Mi sono appassionato al Presidente John Fitzgerald Kennedy e al caso del suo assassinio durante un periodo di perfezionamento presso la Baylor Health Care System di Dallas all’inizio degli anni duemila. Egli rappresenta un esempio straordinario di uomo politico che seppe interpretare le esigenze più profonde dell’uomo, esprimendo una forte tensione verso il bene comune e dando speranza per un futuro in grado di rappresentare tutte le parti. Un’azione che svolse secondo principi manageriali, non utopistici od astrattamente pacifisti”.
Cosa lega la scrittura al suo lavoro?
“Il trait d’union credo sia il metodo professionale. La responsabilità di gestione della moderna sanità pubblica comporta anche la capacità di saper distinguere i fatti verificabili dalle ipotesi. Quando si gestiscono sistemi complessi bisogna mettere insieme dati, documenti, relazioni umane e dinamiche di potere senza farsi trascinare dalle emozioni o dalle narrazioni precostituite.
Nel lavoro su Kennedy ho applicato esattamente questo metodo: confronto delle fonti, coscienza della loro gerarchia, attenzione alle contraddizioni, prudenza. Importante è evitare di partire dalle conclusioni per risalire alle cause forzando i collegamenti, perché si ricade altrimenti nella frequentata categoria del complottismo”.
Ci sono altri personaggi sui quali vorrebbe investigare?
“Preferisco per mia natura approfondire piuttosto che aprire nuovi argomenti scollegati e Kennedy rappresenta una fonte inesauribile di interesse in campo politico, economico, storico e sociologico”.
Cambiamo tema. Come vede oggi la sanità? Punti di forza e di debolezza
I punti di forza principali sono:
– l’efficienza del nostro sistema sanitario, che ha un tasso di ricoveri ospedalieri che è il più basso d’Europa dopo il Portogallo, un buon livello qualitativo e costi contenuti;
– la qualità dei Direttori delle Unità Operative, dei Medici degli infermieri e di tutti gli altri operatori sanitari e socio sanitari;
– i sistemi di sicurezza clinica;
– i Dipartimenti di Prevenzione;
– la capacità di advocacy del paziente moderno, assai più istruito, competente e conscio dei propri diritti rispetto al paziente di ieri.
I punti di debolezza a livello generale sono:
– le carenze culturali nel governo della medicina territoriale, con l’aggravante del pregiudizio nei confronti della medicina generale;
– il provincialismo culturale nel governo della complessità della razionalizzazione degli interventi sanitari, quali quelli relativi alle liste d’attesa e alla concentrazione delle attività sanitarie;
– non aver sufficientemente colto l’evoluzione del comparto sanitario;
– le priorità degli investimenti che negli ultimi anni hanno privilegiato l’edilizia delle strutture, le quali interessano abbastanza poco ai malati, assai più attratti dal prestigio delle stesse;
– la ricerca, la quale dovrebbe occuparsi maggiormente dei problemi complessi legati al mondo reale, oltre che del processo riparativo semplice (dove mostra continui miglioramenti).
Ha vissuto il sistema sanitario in tempi diversi. Come lo vede domani?
“Vedo una serie di sfide che richiedono un forte impegno da parte di tutti: la valorizzazione del personale, la digitalizzazione, la profondità culturale, le risorse, la semplificazione normativa, l’evoluzione del comparto sanitario, i rapporti con la politica. Credo anche si debba aprire un dibattito sull’opportunità o meno della competizione negli stessi ambiti geografici tra Aziende Ospedaliere e Territoriali e sulla organizzazione delle Aziende Sanitarie, in cui l’organo monocratico del Direttore Generale dovrebbe essere rinforzato a mio parere attraverso l’istituzione di consigli di amministrazione, come avviene in tutte le aziende di grandi dimensioni”.
Quale sarà il prossimo libro?
“Sarà su Kennedy, utilizzerà uno schema narrativo completamente innovativo, e uscirà nel 2028, in occasione delle elezioni negli Stati Uniti. Una bomba”.




