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Covid: sperimentata a Napoli nuova terapia

Varricchio (AIVAS): «Risultati incoraggianti curando vie aeree superiori»

9 Giugno 2021

«I risultati della nostra ricerca possono aprire un’ulteriore e nuovo approccio alla gestione della malattia respiratoria da Covid-19, trattando la sua origine nasale. Nessuno ha mai provato a trattare il Naso-Faringe dei pazienti Covid-19. Eppure è il luogo dove, con i test naso-faringei molecolari, si decreta l’inizio e la fine dell’infezione». Così, in una nota, Attilio Varricchio, Presidente dell’Aivas, Associazione Italiana Vie Aeree Superiori, responsabile dell’Unità operativa Semplice Dipartimentale di Videoendoscopia e otorinolaringoiatra studioso delle vie aeree superiori e del loro trattamento topico, nel presentare lo studio pubblicato sulla rivista Journal of Biological Regulators and Homeostatic Agents.

 

Lo studio nasce dalla collaborazione tra i gruppi di ricerca di otorinolaringoiatri di Napoli, guidato dallo stesso Varricchio, e di Catania, guidato da Ignazio La Mantia, con il contributo scientifico dell’allergologo Giorgio Ciprandi di Genova, del pediatra Francesco Paolo Brunese, e dell’otorino pediatra Alfonso Maria Varricchio, entrambi di Napoli. «L’Aivas  ̶  spiega Varricchio  ̶  ha promosso lo studio su 76 pazienti affetti da malattia respiratoria da Covid-19, trattati nebulizzando una soluzione farmacologica, capace di decongestionare, disinfettare e disinfiammare il naso e il naso-faringe». La sperimentazione è stata coordinata da Attilio Varricchio sia con farmaci che con acque termali. Studiando queste, ed in modo particolare quelle della Campania, nel 2019 ha vinto, con gli otorini Enrico Ascione e Fausto Bonsignori, il Premio “Marcial Campos” dell’Organizzazione Mondiale del Termalismo con una ricerca sulle Infezioni Respiratorie Ricorrenti nei bambini, e dimostrandone il miglioramento nebulizzando le acque termali con docce micronizzate nasali, che ha portato alla nascita del un brevetto Airliquide Medical System, approvato dalla Food and Drug Administration.

 

«Come tutti i virus responsabili di infezioni respiratorie  ̶  spiega Varricchio  ̶  anche il Covid-19 usa il naso come porta di ingresso del corpo umano, “alloggiando” nel Naso-Faringe. È qui che replicandosi, invade, successivamente, le vie aeree medio-inferiori fino a contaminare il polmone. È qui che, come gli altri virus respiratori, altera la banca microbiologica del Naso-Faringe, stimolando la crescita selettiva di batteri patogeni, causa delle complicanze batteriche post-Covid. Alcuni ricercatori, hanno già proposto semplici irrigazioni nasali, e non nebulizzazioni, con soluzione saline ipertoniche, capaci di ridurre l’adesività virale alla mucosa nasale e/o la sua replicazione intra-cellulare, per un effetto “candeggina-like” dovuto all’azione dello ione cloro con lo ione idrogeno».

 

«Partendo da questo dato  ̶  prosegue  ̶  abbiamo deciso di trattare 76 pazienti Covid-19, sintomatici, lieve-moderati, utilizzando un device aerosolico specifico per la medicazione del Naso-Faringe, la doccia micronizzata nasale, da noi studiata dal 2004 e riproposta in numerose ricerche, nate per la gestione del Naso-Faringe, vero carrefour fisio-patologico delle vie aeree, come il Covid-19 ha dimostrato. Con la doccia micronizzata nasale, abbiamo nebulizzato una soluzione magistrale galenica, realizzata dai laboratori Orlandi, un’eccellenza partenopea, contenente: Cloruro di Sodio al 2.5%, tamponata con bicarbonato, a cui abbiamo aggiunto, con percentuali inferiori all’1%, acido jaluronico, per riparare la mucosa danneggiata, combinato con lo xilitolo per la sua azione antivirale, una combinazione di due molecole antibatteriche (tobramicina e licomicina) dose-dipendenti, per contrastare e prevenire le sovrainfezioni batteriche, e una molecola antiossidante e biofilm-litica (la N-acetilcisteina), in grado di creare un ambiente ostile ai virus. Dopo soli 7 giorni di trattamento, abbiamo rilevato ̶ conclude Varricchio ̶ la negativizzazione del tampone molecolare naso-faringeo, nei 76 pazienti. Mentre, paradossalmente, i loro familiari conviventi, positivi al Covid-19, ma asintomatici, che hanno rappresentato il gruppo di controllo, in quanto non trattati, al tampone di controllo, risultavano tutti ancora positivi. Questi, a loro volta, sottoposti allo stesso trattamento trattati dei conviventi sintomatici (Doccia nasale e soluzione galenica), risultavano, dopo 7 giorni di terapia, negativi».

 

(ph: Shutterstock)

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