«I vaccini AstraZeneca, J&J e Sputnik utilizzano tutti la stessa strategia: un adenovirus (reso incapace di replicarsi) che infetta le nostre cellule e inserisce il DNA che porta l’informazione per produrre la Spike». A spiegarlo, in un post su Facebook, è l’immunologa Antonella Viola.
Ma quali sono le principali differenze per il nostro sistema immunitario rispetto ai vaccini a mRNA?
La scienziata risponde alla domanda elencando i seguenti punti:
- Il DNA dovrebbe essere più stabile e permettere una produzione di Spike più a lungo dell’RNA
- Generano una forte risposta immunitaria contro il vettore stesso: il sistema immunitario reagirà non solo contro la Spike ma anche contro l’adenovirus. Per questa ragione, i russi hanno giustamente deciso di usare 2 virus diversi per la prima e seconda dose: gli anticorpi prodotti durante la prima somministrazione potrebbero ridurre l’efficacia della seconda. Per lo stesso motivo, J&J ha scelto una dose unica. AstraZeneca usa due volte lo stesso vettore nonostante la prima somministrazione generi una forte e potente immunità contro l’adenovirus.
«Per questa ragione – prosegue Viola –, in ritardo colpevole rispetto alle altre aziende, hanno proposto di ritardare molto la seconda dose o non usarla affatto. Queste considerazioni non possono però essere estrapolate e utilizzate per i vaccini a mRNA. Qui non c’è il problema dell’immunità non desiderata e non sappiamo quanto duri la protezione indotta dalla prima dose. Non tutti i vaccini sono uguali e il nostro sistema immunitario reagisce diversamente a ognuno di essi».




