Covid, Favino: «Cinema e teatri sono sicuri, istituzioni devono dirlo»

«Belle parole come cultura e arte si sono svuotate del loro valore»

25 Maggio 2021 a cura di
Covid, Favino: «Cinema e teatri sono sicuri, istituzioni devono dirlo»

«Abbiamo due problemi: come riportare al cinema le persone che comunque ci sarebbero andate e come portare al cinema le persone che non ci vanno. Veniamo da un anno e mezzo in cui siamo stati privati di una cosa fondamentale, ovvero uscire dal nostro mondo individuale, il nostro mondo è diventata casa nostra. Abbiamo bisogno che qualcuno ci dica che questi luoghi (teatri e cinema, ndr) sono sicuri. Abbiamo bisogno dell’intervento delle istituzioni, che dicano come si sta seduti e come si può entrare in sicurezza. Altrimenti saremo qui a dire belle parole, come arte, cinema e cultura, diventate parole sgonfie, si sono svuotate del loro valore. Le persone hanno un disagio e devono sapere che il cinema può lenire quel disagio. Abbiamo tutti paura degli altri per il virus, questi luoghi sono fatti per vedere persone che non conosciamo e per conoscere storie di persone che non conosciamo». Ad affermarlo, in occasione della conferenza stampa di presentazione del progetto per il rilancio delle sale cinematografiche “#soloalcinema” svoltasi al The Space Cinema Moderno di Roma l’attore Pierfrancesco Favino.

 

 Dopo l’intervento sul palco dell’ultima edizione dei David di Donatello, l’attore è poi tornato sul tema delle scuole: «Il cinema serve a creare gusto e noi tutti operatori del settore dobbiamo dire qual è il gusto che vogliamo creare e soprattutto qual è il pubblico che vogliamo formare, e non possiamo farlo non iniziando dalla scuola, mettendo in mano agli studenti gli strumenti che usano male. Possiamo digitalizzare tutta la nazione ma rischiamo di avere una nazione che non sa digitare il proprio nome».
Favino ha poi concluso: «Abbiamo una grandissima opportunità che è quella di decidere dove vogliamo andare. Appartengo ad una categoria che è capace di lavorare con straordinari non pagati per la riuscita di una cosa di estremamente effimero, ovvero l’inquadratura, e parlo di elettricisti, macchinisti ecc… Il fine di tutto questo è che si possono raccontare storie che solo al cinema si possono vedere. Prometto tutto il mio impegno per fare in modo che #soloalcinema sia effettivamente “solo al cinema”».

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Fonte: Dire

(ph: Imagoeconomica)