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Focus Veneto

Covid: è veneto lo studio che dimostra che non c’è rischio tra asma e vaccino

La somministrazione non peggiora i sintomi neppure nei pazienti trattati con farmaci biologici

13 Ottobre 2021

Anche un eventuale terza dose non deve spaventare i 200.000 italiani che soffrono di asma grave: il vaccino a mRNA per COVID-19 è sicuro anche per coloro che sono in terapia con farmaci biologici e senza che ci siano differenze sostanziali con l’utilizzo di un anticorpo monoclonale o l’altro. Lo dimostra il primo studio italiano condotto su questi pazienti da esperti della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC). I risultati dell’indagine, pubblicati su Vaccines, discussi durante il 33° Congresso SIAAIC, a Bari dal 15 al 17 ottobre, mostrano che il vaccino ha un profilo di sicurezza ottimale in tutti i pazienti con asma grave: più dell’80% non ha avuto effetti collaterali dopo la somministrazione del vaccino e nel 95% dei casi si è trattato di piccoli disturbi. In nessun caso c’è stato un aggravamento dell’asma: anche per questo gli esperti raccomandano ai pazienti di sottoporsi con fiducia e senza paura all’eventuale terza dose.

         

Lo studio è stato condotto su 253 pazienti con asma grave seguiti dai Centri di Riferimento per l’asma grave di Verona e Padova e immunizzati contro COVID-19 con il vaccino a mRNA di Pfizer«Sono stati esclusi dalla vaccinazione solo i pazienti con una recidiva di asma grave in atto e in cura con un’elevata dose di steroidi per via orale; tutti gli altri sono stati seguiti per registrare e valutare gli eventuali eventi avversi dopo la vaccinazione – spiega Gianenrico Senna, coautore dello studio e presidente SIAAIC, Direttore Allergologia Azienda Ospedaliera di Verona –. I dati sono molto rassicuranti: dopo la prima dose solo il 19 % dei pazienti ha lamentato un effetto collaterale che nell’81% dei casi era molto comune e di poco conto, dopo la seconda dose appena il 17% ha avuto un evento avverso e nel 95% dei casi si è trattato di piccoli fastidi come dolore al braccio, febbre, dolori muscolari o mal di testa. Dopo la prima dose si sono avuti alcuni disturbi poco comuni ma non gravi, come dolore diffuso o linfadenopatia, tuttavia non si è registrato alcun evento avverso raro, come reazioni allergiche gravi o asimmetrie facciali, né è mai stata raccomandata o riferita una pre-medicazione con antistaminici o paracetamolo».

 

L’analisi particolareggiata dei pazienti in terapia con un anticorpo monoclonale è stata altrettanto tranquillizzante: il profilo di rischio è risultato sovrapponibile a quello di chi non prende farmaci biologici. «L’unica precauzione presa è stato osservare un intervallo di 48 ore fra la somministrazione del farmaco biologico e la dose di vaccino – specificano Andrea Vianello, professore Malattie Apparato Respiratorio all’Università di Padova e coautore dello studio insieme a Gabriella Guarnieri, Servizio Fisiopatologia Respiratoria, Azienda Ospedaliera-Universitaria di Padova  ̶ . In nessun caso si è verificato un peggioramento dell’asma, che è rimasta stabile quando non addirittura lievemente migliorata; anche la qualità di vita dei pazienti è aumentata, probabilmente grazie all’atteggiamento positivo di fronte alla vaccinazione che è stata giustamente vissuta come un prezioso aiuto da soggetti più suscettibili ai danni del COVID-19. Questi dati incoraggiano perciò tutti i pazienti con asma grave a sottoporsi con fiducia e senza paura all’eventuale terza dose di vaccino, uno strumento di salute essenziale e sicuro per tutti loro».

 

(ph: Shutterstock)

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