«Qualcosa in più il Ministero della Salute e l’OMS avrebbero dovuto farlo di fronte ai dati non corretti che ad inizio 2020 arrivarono dalla Cina». Lo riferisce, interpellato dalla Dire, Andrea Crisanti, professore di microbiologia a Padova, autore degli studi sui contagi a Vò Euganeo
«Abbiamo scoperto che la maggior parte dei cittadini che si sono ammalati di Covid a Vo’ Euganeo a febbraio del 2020, avevano la stessa sequenza del virus dei due turisti cinesi ̶ dichiara Crisanti ̶ . Questo esclude la possibilità che la comunità di Vò lo abbia contratto da qualcun altro». La coppia di turisti cinesi di cui parla ora il microbiologo, fu ricoverata allo Spallanzani di Roma, dopo aver girato l’Italia, e la comunità scientifica, all’epoca dichiarò che la coppia era stata prontamente isolata e che non aveva non contagiato nessuno.
Oggi, grazie agli studi del laboratorio di microbiologia guidato da Andrea Crisanti, sappiamo che non è così. «La coppia è arrivata in Italia il 21 gennaio e il primo caso a Vo’ è del 4 febbraio: tutti i modelli matematici, oltre le analisi sui campioni per sequenziare il virus, indicano al 4 febbraio il paziente 1 di Vò ̶ spiega Crisanti ̶ anche se sappiamo che c’è stata un’altra persona nella catena di trasmissione, che ha contratto il virus dalla coppia di turisti. Questo ha un impatto sulla storia dell’epidemia: le informazioni non complete e non corrette da parte della Cina, che oltretutto non riconobbe il contributo degli asintomatici, sono state un danno mondiale enorme, così come le responsabilità dell’Organizzazione mondiale della sanità. Questo però non vuol dire che i due coniugi cinesi siano stati degli untori, loro hanno cercato di isolarsi ai primi sintomi ed il virus è arrivato in Italia anche da più fronti e con diversi ceppi, quanto piuttosto che le informazioni gestite male hanno provocato la pandemia. Se avessimo saputo che anche gli asintomatici trasmettevano l’infezione, non vi sarebbero state circolari fuorvianti da parte del Ministero della Salute sui casi da testare, anche se ̶ afferma Crisanti ̶ il Ministero della Salute e l’Oms avrebbero comunque potuto fare qualcosa di più rispetto alle informazioni frammentate che arrivavano. Tutto questo evidenzia, in ogni caso, come i dati della Cina siano stati colpevoli».
(ph: Imagoeconomica)




