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Covid-19, Villa Maraini: «Meno contagi tra i tossicodipendenti, lo rivela uno studio»

Tra gli utilizzatori di sostanze stupefacenti, il numero dei pazienti positivi è sette volte meno della popolazione generale

4 Novembre 2020

Il fondatore di Villa Maraini-Cri, Massimo Barra, a maggio scorso, aveva lanciato una ipotesi di lavoro basata sull’osservazione di 623 utilizzatori di sostanze utenti della struttura che non si erano ammalati di Covid-19, contrariamente a quanto pensa l’opinione pubblica che «stigmatizzandoli li considera possibili untori» dichiara Barra.

 

La Società Italiana Tossicodipendenze (Sitd) ha condotto uno studio su questa ipotesi nel periodo da maggio a luglio ed ha scoperto che su 32.305 utenti di Serd e Comunità terapeutiche di tutta Italia, era positivo solo lo 0,059% degli utilizzatori di sostanze testato con tampone, quindi sette volte meno della popolazione generale, paragonata ai dati della Protezione Civile al 15 luglio, data di chiusura dello studio.

 

«Sono contento che la Società Italiana Tossicodipendenze, abbia confermato la mia ipotesi, ma non per autorizzare gli utilizzatori di sostanze ad abbassare la guardia, o sciocchezze del genere che mi sono state attribuite dopo le mie dichiarazioni di maggio scorso, ma perché ancora una volta abbiamo dimostrato che lo stigma verso i tossicodipendenti è inutilmente dannoso», dichiara Massimo Barra.

 

«Inoltre  ̶  continua  ̶   sarebbe interessante approfondire e capire quindi se un sistema immunitario chiaramente provato dall’assunzione di sostanze, tagliate non si sa con cosa e provenienti da ‘laboratori’ di fortuna dove le regole igieniche non sono una priorità, sia realmente incapace di creare quella reazione iperergica massiva che porta alle conseguenze più estreme».

 

«Chissà se ora  ̶  si legge nella nota di Villa Maraini-Cri  ̶  il comico Crozza, che aveva deriso “gli esperti di Villa Maraini” riprendendo i titoli dei giornali che avevano stravolto il senso delle dichiarazioni di Barra, tornerà sul tema durante il suo programma, spiegando che non era un’ipotesi volta a spingere le persone a drogarsi per “immunizzarsi” dal Covid-19, ma una riflessione di chi conosce e cura gli utilizzatori di sostanze da oltre 40 anni e li vorrebbe immunizzare sì, ma dallo stigma».

Fonte: Adnkronos

(ph: Shutterstock)

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