«I virologi sono bravissimi con i grafici e le proiezioni» che fotografano il rischio in tempi di pandemia di Covid-19, «ma non sono esperti di quelli che possono essere gli impatti mentali di alcune decisioni dure che vengono prospettate ai cittadini. La comunicazione conta in questi casi. Servirebbe una task force di esperti di comunicazione e del pensiero positivo, che si occupi dei problemi “interiori” che stiamo vivendo».
Missione: «Affiancare l’igiene mentale alla comunicazione che si fa sulle linee guida da rispettare». Per il neurologo Rosario Sorrentino, scrittore e divulgatore scientifico, non solo l’igiene delle mani, ma anche l’igiene mentale deve essere fra i pilastri anti-Covid insieme alle altre misure anti-contagio, cioè mascherine e distanziamento.
Un pilastro che può darci gli «anticorpi emotivi e difenderci da un virus altrettanto contagioso, quello della sfiducia, dell’ansia e dello stress cattivo».
Fattori che vengono esacerbati anche «da un eccesso di informazioni tecniche e poco semplici da interpretare». L’esperto riflette su questo aspetto proprio mentre le zone rosse tornano a dominare la vita di alcune Regioni, e diversi esperti insistono sull’opportunità di affrontare un lockdown più energico per arginare Sars-CoV-2 mettendo al sicuro la campagna vaccinale.
«Ma c’è un problema in tutto questo ̶ osserva Sorrentino ̶ . Le persone si sentono isolate e confuse. Ed è importante che esperti di comunicazione diano linee guida di conforto e sostegno, perché altrimenti, in preda alla destabilizzazione mentale, si tende a non capire e interpretare in senso negativo quello che viene detto. Non capisco come non si sia pensato finora a questa necessità. Agli italiani oggi dagli esperti viene detto troppo e spesso sono cose incomprensibili. Suggerirei meno spiegazioni sugli aspetti virali e di limitarsi invece a cose semplici, messaggi che si possono ripetere. Se non riescono i tecnici, lo facciano fare a esperti».
Perché «senza obiettivi chiari e precisi la gente entra in allarme e in ansia e quello sì che è un virus contagioso, perché si innesca anche sfiducia nelle istituzioni. La task force deve essere composta da esperti capaci di comunicare e dare linee guida di positività per far decollare i capisaldi più importanti della lotta al virus: la resilienza e la flessibilità mentale, cioè la capacità di adattamento», incalza Sorrentino.
Il neurologo sottolinea anche i rischi di affrontare in TV, in favore di telecamere, il dibattito fra esperti sulle misure da applicare, sul lockdown sì oppure no. «Credo debba svolgersi a porte chiuse non per nascondere nulla, ma per evitare di mettere in moto meccanismi negativi che poi portano alla perdita di controllo».
In tempi di pandemia, sottolinea Sorrentino, «quella del disagio mentale si sta rivelando un’emergenza nell’emergenza: assistiamo a un incremento di disturbi neurologici e psichiatrici, di ansia e attacchi di panico, di disturbi dell’attenzione e della concentrazione, c’è astenia e crescono le somatizzazioni. Sappiamo anche che una quota di persone che hanno avuto Covid possono avere anche vissuti psichiatrici e neurologici», elenca l’esperto.
Nella prima fase di lockdown, fa notare il neurologo, «abbiamo dato fondo alle nostre risorse, poi ci siamo illusi che il ritorno alla normalità fosse vicino e ora di nuovo siamo sotto stress prolungato che non può che avere effetti negativi sulla tenuta nervosa e fisica delle persone. Laddove c’è una predisposizione, tutto questo ha slatentizzato problemi che si sono manifestati in forma clinica. Questa è una vera emergenza, perché per ripartire bisogna stare bene con la testa».
In questo quadro è cruciale per Sorrentino «far emergere il pensiero positivo che, in un momento di negatività, ci conduce ad affrontare eccezionali sfide che ci attendono per il futuro. La comunicazione ha un peso e la verità appare più credibile di mezze bugie. La politica, dunque, parli alle persone in questo momento e spieghi che l’onda di Covid-19 sarà piuttosto lunga e dobbiamo favorire l’apprendimento di modelli e stili di vita completamente diversi. Il cervello è una spugna e assorbe ogni dose di precarietà, i continui on e off, il “mi fermo e riparto”. Si perdono di vista gli obiettivi così».
E la paura avanza. «Ritengo invece che la leadership, chi ci governa, debba far emergere una paura consapevole e costruttiva, che ci conferisce senso di responsabilità, non quella che ci destabilizza. Si formino le persone a essere coscienti della paura, a non negarla ma a tenerla al proprio fianco e allearsi con lei usandola come risorsa. Questi anticorpi emotivi che ci stiamo costruendo ci aiuteranno in futuro per la prossima sfida», conclude l’esperto.
Fonte: Adnkronos Salute
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